Un punto quasi invisibile, dove il cielo cade dentro il mare ed il tempo si sdraia sotto un albero di tamanu per sonnecchiare. Vanuatu, più di un luogo, e’ una sensazione, un soffio caldo sulla pelle, un sussurro in una lingua che non conosci ma che inspiegabilmente riconosci. Se sogni un viaggio fuori rotta, lontano dal turismo di massa, Vanuatu potrebbe essere il tuo prossimo paradiso perduto.
Vanuatu e’ un arcipelago composto da circa 80 isole, sperdute nel Pacifico Sud, tra le Fiji e la Nuova Caledonia. Ex colonia franco-britannica (da qui i segnali stradali bilingue ed i croissant e la baguette che trovi nei negozi!),
oggi è un paese indipendente con una cultura vivace, che racchiude le lingue ufficiali: l’inglese, il francese (ancora parlato da molti anziani, ma, purtroppo non dalla nuova generazione), e il bislama, un creolo locale che mischia tutto .
Isole di fuoco, giardini d’acqua, luoghi disabitati, che potrebbero essere set di film sul mistero, o semplicemente posti dove gli spiriti non se ne sono mai andati.
Un terremoto devastante ha scosso Vanuatu a metà dicembre 2024: nella capitale, centinaia di abitazioni sono state danneggiate e distrutte, edifici pubblici e ospedalieri compromessi, con forti ripercussioni economiche sulla comunità.
Atterrare a Port Vila e’ come scendere in un altro tempo. Sono arrivata nell’aeroporto principale con un volo da Brisbane. L’umidità tropicale ti avvolge appena aprono il portellone dell’aereo, e l’aria sa di mare e legno bagnato. Il terminal è un capannone in legno, senza aria condizionata, ma con i sorrisi dei bambini che giocano scalzi vicino alla pista e l’accoglienza della gente del posto: due parole ed in pochi minuti avevo già una mappa disegnata a mano su un tovagliolo, con le indicazioni per l’autobus locale ed un invito ad un kava bar. Lo strano incrocio tra il calore umido ed appiccicoso del clima tropicale ed il calore umano, quello dell’accoglienza a trentadue denti spalancati. Perché il vero tesoro di Vanuatu saranno loro, le persone dei villaggi che ancora credono ai sogni, e ti guardano come se non avessero mai smesso di credere che gli stranieri portano buone notizie. Ed i bambini che ti scrutano come fossi una cometa caduta dal cielo.
Tra folklore e verità, a Vanuatu il tempo non comanda e gli orologi non servono. Il sole si alza e scende, il mare respira, la pioggia arriva e se ne va. Nessuno vuole sapere cosa fai nella vita. Ti chiedono, semmai: “ stai bene? Hai mangiato oggi?” E tu, disarmato da tanta umanità, impari a rispondere in modo sincero.
La seconda sera ho seguito l’invito del ragazzo all’aeroporto e sono andata in uno dei tanti “nakamal”, i bar locali dove si beve il kava, una bevanda tradizionale ricavata da una radice che ti rilassa profondamente. In realtà ero passata al pomeriggio, per accertarmi che il posto non fosse losco. Ed in effetti è una sorta di capannone, dove, oltre al bar, ci sono un paio di biliardi.
Non è ancora orario di apertura, ed il ragazzo mi fa segno di seguirlo: sta preparando il kava. La signora al bar, che sta riempiendo le bottiglie per la serata (notate che sopra c’è scritto: “ acqua di Vanuatu”), mi offre un bicchiere.
“Il kava è la bevanda che ti zittisce l’anima”. Si beve in silenzio, il sapore è terroso, amaro, difficile da descrivere (immagina fango liquido mescolato a tisana di radici…non è esattamente il cocktail che sognavo!). Ma l’effetto è quasi spirituale. Dopo un paio di “shells”, ho sentito le parole spegnersi in gola ed i pensieri rallentare, con una sensazione in bocca di torpore. Il kava non è una droga nel senso occidentale ma ha effetti sedativi naturali.
Vivi una sorta di quiete lucida, la mente rimane vigile, ma il corpo si rilassa, non c’è euforia ma una profonda sensazione di pace. Il kava è una connessione con chi ti sta intorno, con la terra da cui viene la radice, con una tradizione che ha attraversato secoli. Si beve per accogliere ospiti, per risolvere conflitti, per prendere decisioni importanti.
Il rituale antico parte dai battiti delle mani, dopodiché si deve bere tutto d’un fiato il contenuto della shell, una mezza noce di cocco usata come tazza, ed infine si battono le mani due volte.
Dopo qualche giro, la lingua inizia a pizzicare, poi si intorpidisce, il respiro si fa più profondo, e le risate intorno si fanno più leggere. Non è ubriachezza, ma un profondo senso di benessere, con le chiacchiere che accompagnano un momento felice.
Hideaway Island e’ un piccolo paradiso a Efate, un’isoletta con acqua bella chiara.
La si vede da ogni luogo, sia dall’aereo
che dalla strada che arriva dall’aeroporto
E poi lungo la costa
Lui è il simpatico “traghettatore” che fa il breve tragitto, instancabilmente, 12 ore al giorno, sempre sorridente
Welcome!
camera con vista
Atmosfera rilassata
Qui si trova anche l’unico ufficio postale sottomarino al mondo! Scrivo una cartolina, la imbusto, la infilo nella buca subacquea a 3 metri di profondità e penso: chi altro può dire di aver spedito un messaggio….al mondo, dal fondo del mare?
Lo snorkeling tra bei coralli, pesci pappagallo e stelle marine blu.
In una domenica qualsiasi, molte attività sono chiuse. A Vanuatu la religione è principalmente cristiana, ma con una forte componente culturale legata alle tradizioni indigene. Il 93% pratica il Cristianesimo (presbiteriani, anglicani, cattolici e avventisti del settimo giorno) ma nelle zone rurali questa convive con i culti ancestrali, il rispetto per gli spiriti della natura, tabù locali e sistemi di clan.
Le chiese si riempiono, di uomini, donne e bambini, con il vestito da festa, pronti per il rito religioso. L’atmosfera coinvolge tutti, tra letture e canti liturgici. Un luogo straordinario, dove si entra in punta di piedi nella calorosa comunità di Vanuatu.
Una donna mi porge il libretto con le parole del canto liturgico.
La spiaggia di Eton Beach appare bella e sofisticata, anche se, dopo poco, nuvole minacciose ne alterano il fascino esotico.
La giornata in parte uggiosa, continuerà a Banana Beach, sosta lunch perfetta per chi, come noi, prevede di fare un tour dell’isola.
L’auto percorre la sola striscia d’asfalto che contorna l’isola: impossibile perdersi!
Tra una natura generosa e la costa, appaiono piccoli villaggi: gruppi di case tradizionali, costruite con materiali naturali e locali, come foglie di pandanus e nanguar (tipi di legno resistenti all’umidità).
E poi banchetti che vendono frutta e verdura.
Efate, l’isola principale di Vanuatu, ha una storia militare importante, soprattutto durante la seconda guerra mondiale, quando fu una base strategica per le forze alleate, in particolare americane. Ancora oggi, è possibile trovare relitti e tracce della guerra, sia sott’acqua che sulla terraferma.
Ma c’è un angolo nascosto di Vanuatu dove il tempo si ferma e l’oceano parla piano, lontano da tutto, vicino all’essenziale: l’isola dove ho dimenticato l’orologio.
La barca si avvicina lentamente ed il motore si spegne. Il mare si stende calmo come un lenzuolo stropicciato dalla luce. Scendi e senti sotto i piedi la sabbia tiepida.
Non c’è porto, né caos, né segnaletica a Pele Island. Solo bambini che ti sorridono e capanne di foglie che sembrano sbucate da un sogno.
In quel momento capisci che sei arrivato dentro la bellezza senza sfarzo. A Pele non c’è nulla da fare. Ed è questo il regalo più grande. Ti svegli con la luce che filtra nel bungalow senza fronzoli, e guardi davvero il mare che cambia colore ogni ora.
Non c’è rumore: solo il battito lento del mondo ed un silenzio che abbraccia. Qui ho scoperto che la lentezza può essere l’avventura più grande . Ogni giorno mi infilavo la maschera e scivolavo sotto la superficie: lo snorkeling qui è una forma di preghiera, una connessione con un mondo ogni giorno diverso.
E’ ora di tornare sull’isola principale,
non prima di salutare il capo villaggio, un simpatico signore che abbina perfettamente la tradizione alla modernità.
In una giornata uggiosa, non resta che fare un giro nella capitale. Port Vila ha subito molti danni nel terribile terremoto di dicembre 2024: dei tanti edifici divelti, alcuni sono in ricostruzione.
In centro, molte case ed attività (negozi e hotel) sono state acquistate dai cinesi, che appaiono un po’ ovunque. Ho preso molti taxi e tutti mi hanno dichiarato il loro malcontento perché le attività locali stanno sparendo. “L’invasione” cinese preoccupa l’economia , soprattutto chi teme che non ci siano più opportunità lavorative.
Port Vila si affaccia su una laguna punteggiata di isolette. La passeggiata sul lungomare è piacevole. Si può prendere un traghetto per visitare l’isola di fronte, proprietà dell’Iririki Island Resort & SPA, una struttura di fascia medio-alta. Non vi sono residenti locali: è completamente dedicata al turismo, come Hideaway Island. Il resort accetta visitatori per la giornata con un “day pass” che permette di usare la piscina e parte della spiaggia.
In alternativa, lungo la passeggiata sul mare della città, ci sono molti bar dove bere un cocktail o una birra locale (la Tusker), e piccole spiagge, dove fare un bagno in mare.
Dopo lo shopping, molto local
consiglio un buon ristorante, Stonegrill, che propone ottima carne, come le bistecche di manzo di Vanuatu, famose per la loro tenerezza e sapore intenso: vengono servite su pietre calde, così puoi gustarle al punto giusto secondo il tuo gusto. In alternativa, il pesce fresco locale servito in versione surf & turf, sempre da scaldare sulla pietra. Il ristorante si trova su una collina, con vista panoramica, anche se il locale che vedete in basso (proprietà cinese!), è in ristrutturazione dopo i danni del terribile terremoto.
L’isola di Espiritu Santo si raggiunge con un volo della Air Vanuatu in 40 minuti. In teoria i voli sono giornalieri, in pratica i voli vengono cancellati all’ultimo minuto, quando non sono pieni. Occorre quindi avere una buona flessibilità quando si vogliono visitare le isole collegate con aerei. Ho incontrato alcune persone il cui volo e’ stato annullato anche due giorni di seguito.
La bella strada che costeggia il mare e’ verdissima. Andando verso Port Orly ci sono alcune soste straordinarie.
A volte la bellezza arriva senza preavviso. Nanda Blue Hole, e’ segnalato da un cartello in legno quasi anonimo. Una piccola deviazione, un ponte sospeso su un fiumiciattolo ed eccolo lì, il Blue Hole più bello dell’isola. Un “Blue Hole” è una piscina naturale di acqua dolce, scavata nel corso dei millenni da fiumi sotterranei e filtrata attraverso il calcare delle rocce. Il risultato? Acqua incredibilmente trasparente, di un blu quasi irreale, con sfumature turchesi che sembrano uscite da un filtro Instagram….ma sono reali. L’entrata e’ a pagamento dal piccolo chiosco, dopodiché si scende lungo un sentiero di legno tra felci giganti e palme. Il rumore si attenua. Arrivi all’acqua e tutto si ferma. E’ un blu che ipnotizza, cristallino, profondo, silenzioso. Ci sono corde da cui lanciarsi, piattaforme in legno ed una zattera galleggiante nel mezzo. Ma anche solo galleggiare lì, guardando in su tra le foglie di pandanus, e’ una forma di meditazione. Porta maschera e boccaglio: l’acqua è così limpida che ti sembrerà di volare in mezzo a pesci tropicali. Rispetta il luogo: è sacro per i locali. Non gridare e non lasciare tracce. Nanda Blue Hole, più che una meta turistica, è un’esperienza sensoriale, una pausa nella natura per ricordarti quanto può essere semplice e immensa la bellezza del nostro pianeta.
L’unica cosa “negativa” è che quel blu zaffiro è talmente unico ed indescrivibile che nessuna fotografia gli rende giustizia. Quel colore è intenso e allo stesso tempo così limpido che vedi le radice degli alberi abbracciarsi sul fondo.
Nei villaggi interni dell’isola la modernità si accosta alla tradizione. Oggi qui i villaggi hanno l’elettricità, grandi orologi, telefoni, scarpe e t-shirt internazionali. In alcuni villaggi, come Fanafo, ho trovato solo una rappresentazione forzata per turisti. Niente autenticità
Altri villaggi conservano solo in parte la loro identità,
Ma Espiritu Santu (semplicemente Santo) e’ conosciuta anche per alcune spiagge stupefacenti. Champagne Beach e’ tra le più belle spiagge del Pacifico! La spiaggia è esattamente come sembra: frizzante, luminosa, irreale! Sabbia bianchissima, acqua turchese, qualche capanna di bambù ed il suono gentile delle onde: una cartolina vivente.
Proseguendo verso nord, appare un’altra costa magica: Lonnoc beach e’ un gioiello di sabbia bianca. Alcuni semplici bungalow, nessun resort ….. un luogo per chi vuole ancora e solo il contatto con la natura.
Ed è così anche Port Orly, un villaggio dove fermarsi almeno per degustare del pesce alla griglia.
Se i bungalow in legno grezzo, sul mare, con la luce che, al mattino, filtra tra le fessure, ed il suono dell’oceano come sveglia, che si mischia al canto del gallo, sono troppo “full immersion nella natura”, nessun problema: a metà strada verso Luganville, si trova il magnifico Turtle Bay Lodge, un rifugio con casette chic, curate nei minimi particolari, immerse nel verde, in una splendida baia. Tra kayak che esplorano le isole vicine e le Blue Hole, lo snorkeling sulla barriera e gli infuocati tramonti al Salty Dog Bar, dove si gusta una cucina locale molto raffinata: ogni momento è un frammento di paradiso. Ho amato Turtle Bay Lodge perché amo gli opposti: la scomoda e rude casa sull’albero stile Robinson Crusoe, ed il bungalow glamping 5 star!
Luganville è il ritrovo del mondo di Santo. La città (per noi il villaggio principale) vibra e si muove a ritmo frenetico per chi viene dai piccoli agglomerati interni. Un colorato mercato, dove i frutti dei villaggi fanno bella mostra accanto a street food, come pesci fritti o pollo, o carne, cucinati e poi avvolti in foglie di banano.
E poi gli abiti tradizionali, appesi come bandiere al vento.
Sulla collina, sorge il Deco Lodge, con vista mare ed una buona cucina, che adatta i piatti internazionali ai profumi locali.
Per chi vuole tornare indietro nel tempo e ama immersioni particolari, tonnellate di attrezzature militari della 2a Guerra Mondiale, sono sepolte sotto le onde. Dopo le Hawaii, Luganville era la più grande base americana del Pacifico.
Chi non ha tempo di avventurarsi nella foresta, ma vuole comunque scoprire la vita locale, il Cultural Center permette di visitare un villaggio poco distante.
Ed è qui che finisce la mia lunga avventura alle Vanuatu: un itinerario lento, di 20 giorni per non essere il turista mordi e fuggi, ma un viaggiatore. Perché Vanuatu non si visita, si attraversa. Vanuatu non è una vacanza, è una sospensione, un luogo che non ti regala souvenir, ma cicatrici leggere e sorrisi antichi. Quando te ne vai, porti via la sabbia nei capelli, la fuliggine nello zaino ed una nuova domanda nel cuore: “e se la vita fosse davvero così semplice?”
Vanuatu non è per tutti. Mettilo sulla tua mappa se cerchi: un contatto autentico con la natura, ma soprattutto con le persone e un posto dove la modernità non ha ancora vinto del tutto.
Decollo. Guardo le isole scomparire tra le nuvole. Dentro di me sento ancora il rumore del vulcano, le danze dei villaggi, il blu silenzioso dei buchi d’acqua. Forse un giorno tornerò. O forse non me ne sono mai andata davvero.
Thank you to the lovely people of Vanuatu for your warmth and kindness.




















































































































4 risposte
Parole e immagini che non richiedono commenti. Semplicemente fantastiche! Grazie !!! Laura
Grazie di cuore per le tue parole. Sapere che il mio articolo ha parlato da solo è il complimento più bello che potessi ricevere.
Lauretta la tua penna fluida e magica come i posti che descrivi si eleva sempre più ad ogni racconto e ci trasporti lì come se fossimo in quei momenti con te.
È il tuo dono e quello che trasferisci a noi.
Mi hai portato e riportato lì con immagini, inchiostro nero di terra, azzurro di mare e luminoso di sole. Grazie!
Amico viaggiatore,
sapere che le mie parole ti raggiungono e ti riportano là dove anche l’anima sente casa è il regalo più grande.
Continuiamo a camminare, ognuno con la propria penna, ma sulla stessa mappa invisibile.
Grazie, davvero.