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India del Sud 🇮🇳 (P.2) Madurai, Mysore, Hampi

 

Lungo la strada per Madurai, si attraversano grandi piantagioni che forniscono spezie di ogni genere e coltivazioni di uva, con anche produzione di vino.

 

 

 

 

 

E, naturalmente, templi.


A Madurai il caldo ti avvolge come un sudario di seta e curcuma, le strade pulsano, e tutto — l’aria, i clacson, le voci — sembra muoversi al ritmo di un antico tamburo che nessuno ha smesso di suonare.

È una città che non si lascia capire subito. Ti accoglie, ma ti mette alla prova. Ti mostra il caos, poi, se resti abbastanza, ti sussurra la devozione.

 


Al centro di tutto c’è il
Tempio di Meenakshi, la dea dagli occhi di pesce, sposa di Shiva. Da lontano i gopuram sembrano montagne dipinte a mano: un’esplosione di divinità, animali, guerrieri, amanti, dèi in danza e demoni che implorano. Ogni figura racconta una storia, e tutte insieme raccontano la storia dell’India: un mondo che non separa il sacro dal quotidiano.

 

Dentro, il tempo si piega. Le colonne risuonano dei passi di migliaia di pellegrini, le campane scandiscono un ritmo antico, e il fumo dell’incenso si mescola alla fragranza del burro chiarificato. Guardi le donne in sari color zafferano che offrono fiori e banane, e capisci che qui la fede è una forma di arte popolare, una lingua parlata con il corpo.

Fuori, la città continua a brulicare. Nelle stradine attorno al tempio, i venditori di spezie mescolano il cardamomo con la polvere del traffico, gli anziani sorseggiano chai in bicchieri di metallo, i negozi di gioielli brillano, e i bambini ti osservano con una curiosità che non giudica.

 


Ogni cosa sembra eccessiva, eppure perfettamente viva.

Il mercato dei fiori è una sinfonia di colori e voci: garofani, rose, calendule, e montagne di boccioli bianchi che le donne e gli uomini intrecciano in corone. I loro gesti sono rapidi, sicuri, come una danza tramandata di madre in figlia.


 

Ti siedi a osservare. Ogni viso racconta una storia: la fatica, la gioia, la sopravvivenza. C’è una dignità semplice in questa quotidianità.

 


Una bambina ti porge un piccolo fiore, e ride. Lo infila tra i capelli e scappa via. Ti resta addosso quel profumo, dolce e testardo, come la città stessa. Ringrazi, e cerchi un dialogo, impossibile perché qui quasi nessuno parla inglese: Le voci in Tamil confermano l’orgoglio di vivere in quel territorio.

Il curioso mercato delle banane . Un venditore conferma che qui vi sono circa 30 varietà di banane, anche se, in realtà nel sud dell’India (incluso Kerala), esistono oltre 50 tipi di banane 

 

 

E poi il profumato mercato di frutta e verdura

Camminando nel mercato le donne mi guardano con curiosità, leggo quasi ammirazione nel loro sguardo.

 

 

La maggior parte ha capelli lunghissimi.  I capelli delle donne indiane sono spesso considerati tra i più belli al mondo — una vera icona di forza, femminilità e tradizione.

In genere, sono lunghi, folti e lucenti, con una consistenza naturalmente setosa ma corposa. La maggior parte ha una tonalità che va dal nero intenso al castano scurissimo, un colore che, alla luce del sole, si accende di riflessi caldi, quasi ramati. È raro vedere donne con i capelli corti. Il motivo?

In molte parti dell’India, soprattutto nel sud (Tamil Nadu, Andhra Pradesh), le donne si rasano o si tagliano i capelli per uno dei seguenti motivi : 1) come offerta agli dèi. È un atto di devozione e rinuncia, spesso legato a un voto — per esempio, ringraziare una divinità dopo la guarigione di un familiare. I capelli tagliati vengono donati ai templi, come quello celebre di Tirupati, dove poi vengono venduti o esportati per parrucche. 2) Segno di lutto o vedovanza. In alcune comunità tradizionali, le vedove si tagliano o rasano i capelli come segno di dolore e distacco dal mondo terreno.  3) Ma fuori dai templi, lontano dai canti e dagli incensi, esiste un’altra storia – più silenziosa, più amara. Nelle zone rurali del Tamil Nadu o dell’Andhra Pradesh, dove la terra brucia e il lavoro scarseggia, il mercato dei capelli è diventato una sopravvivenza. Le famiglie più povere vendono le ciocche delle figlie per pochi rupie. A volte è una scelta, altre volte no. Ci sono bambine di otto o nove anni che si vedono tagliare i capelli mentre dormono, o vengono convinte con una caramella e un sorriso. I capelli, poi, finiscono in sacchi di juta e prendono la via dei porti, verso Chennai o Mumbai, e da lì verso l’Europa, l’America, la Cina. Diventano parrucche lucenti, extension perfette, simboli di bellezza e lusso. Chi li compra raramente immagina la strada che hanno fatto. Dietro ogni ciocca liscia e nera, c’è un pezzo di infanzia barattato, una carezza mancata, una promessa di scuola mai mantenuta.

 

 

Il Palazzo di Madurai, o Thirumalai Nayakkar Mahal, è un capolavoro del XVII secolo voluto dal re Tirumala Nayak. Unisce eleganza dravidica e influenze islamiche in colonnati altissimi, archi grandiosi e una cupola maestosa. Un tempo era un regno di luce e potere; oggi resta un luogo sospeso, dove pietra e silenzio raccontano la gloria antica di Madurai.

 

 

Il Mariamman Teppakulam a Madurai è un grande bacino sacro con un tempio galleggiante dedicato a Ganesha. Ogni anno ospita il Teppam Festival, quando il tempio viene illuminato e naviga sull’acqua, creando uno spettacolo di luci e riflessi unico.

 

 

Oggi prenderò il treno notturno che mi porterà a Mysore.

Il Palazzo di Mysore domina il centro, con le sue cupole e torrette ornate di stucchi dorati, testimone della maestosità dei maharaja.


 

La città è famosa anche per la sua cultura yoga e spirituale, con centri storici che attraggono chi cerca armonia e introspezione.

 

I pellegrini si arrampicano sui 1000 gradini per raggiungere il  Chamundeshwari Temple sulla collina Chamundi Hill.

Ma Mysore non è solo storia e architettura: è anche un laboratorio di vita quotidiana. Nei vicoli, le venditrici offrono fiori freschi, gli artigiani lavorano il legno e la seta. Camminando per le strade di Mysore, sembra di attraversare un passato che si mescola al presente senza sforzo. La città, nel cuore del Karnataka, pulsa con un ritmo gentile: i clacson dei tuk‑tuk si mescolano al profumo intenso di fiori  e spezie che salgono dai templi e dai mercati.

 

 

 

 

 

Riprendo il treno che,  brontolando nella notte tenebrosa, arriva al mattino ad Hampi, la città che vive tra rocce millenarie e il respiro del passato.

Hampi, nel Karnataka meridionale, non è solo una città: è un invito a perdersi tra storia, cultura e paesaggi surreali.

Fuori dal centro città,  il paesaggio diventa bucolico, un trionfo di natura che sembra un dipinto perfetto, tra risaie ridenti e fiumi dove si lavano i panni


 

La vita quotidiana a Hampi è sorprendentemente integrata tra passato e presente. Mentre i pellegrini raggiungono i templi,

 

lungo la strada si incrociano pastori. Le mucche e i bufali pascolano tranquille, i buoi tirano i carretti e piccoli negozi vendono spezie, tessuti e oggetti d’artigianato che sembrano usciti da un tempo lontano. Ogni incontro è un tassello che aggiunge profondità a un’esperienza già intensa.

 

Fondata come capitale dell’impero Vijayanagara nel XIV secolo, Hampi fiorì per oltre duecento anni, diventando un centro commerciale, culturale e religioso di straordinaria importanza. Oggi, le rovine che punteggiano la pianura sono un patrimonio dell’umanità UNESCO e un luogo dove passato e presente si incontrano in un silenzioso dialogo. Camminando tra templi, palazzi e mercati antichi, è impossibile non immaginare la vita quotidiana dei mercanti, dei guerrieri, dei sacerdoti e dei re che animavano la città.

Il Vittala Temple, con il suo celebre carro di pietra e la sala musicale, è una testimonianza dell’arte e dell’ingegno dei costruttori Vijayanagara. Le pietre qui non sono semplici elementi architettonici: sembrano suonare al vento, raccontando melodie che il tempo non ha cancellato.


 

Il Virupaksha Temple, ancora attivo come luogo di culto, accoglie fedeli ogni giorno, conferendo al sito un’atmosfera di sacralità palpabile. Sedersi su una delle sue scalinate al mattino, mentre le preghiere iniziano, è un’esperienza che avvolge corpo e spirito.


Le scimmie sono ovunque

 

 

Non lontano, le Elephant Stables e il Lotus Mahal rivelano l’organizzazione sofisticata di una città che era all’avanguardia per la sua epoca. Gli spazi ampi, le volte eleganti e le incisioni minuziose parlano di un’epoca in cui bellezza e funzionalità coesistevano armoniosamente. Ogni dettaglio, dal basamento di un pilastro alla leggerezza di una volta, è un invito a fermarsi, osservare e riflettere.

 

 

Hampi non è solo storia e architettura: è un paesaggio che affascina per la sua unicità. Le rocce granitiche, modellate dal vento e dalla pioggia per millenni, emergono come sentinelle silenziose tra la vegetazione e il fiume Tungabhadra. Salire sulla Matanga Hill all’alba o al tramonto regala una vista mozzafiato: una distesa infinita di pietra, palazzi e templi, in cui il tempo sembra essersi fermato. È impossibile non sentirsi piccoli di fronte a questa immensità, e al contempo parte di qualcosa di molto più grande.

Il fiume Tungabhadra, con le sue acque tranquille, offre prospettive diverse della città e delle sue rovine.



E ancora: il Tempio induista di Hanuman ad Anjanadri Hill, dedicato al dio Hanuman, la divinità-scimmia simbolo di forza e devozione. Sorge in cima a una collina di granito da cui si apre una vista spettacolare sulla valle del fiume Tungabhadra, punteggiata di rocce e campi verdi.

Per raggiungerlo si salgono centinaia di gradini scavati nella pietra, spesso scalzi, mentre le bandiere arancioni — il colore sacro dell’induismo — sventolano nel vento.

 

A proposito di scimmie, se ne incontrano molte, ovunque, buffe e curiose

 


Visitare Hampi significa accettare di rallentare, di immergersi in un tempo sospeso. Non si tratta solo di osservare pietre e monumenti, ma di sentire il respiro della storia, di camminare sulle orme di generazioni passate e di scoprire che la grandezza di un luogo non si misura solo in monumenti, ma nella capacità di parlare all’anima di chi lo visita.

E così, tra le rocce e i templi, tra il fiume e le colline, Hampi si rivela in tutta la sua magia: un luogo che è insieme storia, arte, spiritualità e natura, capace di trasformare ogni viaggio in un’esperienza indimenticabile, e ogni visitatore in un testimone silenzioso di un passato che continua a vivere.

il mio lungo viaggio in India sta per concludersi. L’ultimo treno mi porterà a Goa, un’ultima giornata di relax sulla spiaggia di Candolim prima di partire.

e voglio chiudere questo straordinario lungo viaggio in India con alcuni ritratti, perché la vera bellezza del paese sono loro.


 

 


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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