Sri Lanka (seconda parte): da Yala NP alla Costa Occidentale e dinuovo a Colombo

Dopo l’esilarante Safari a Udawalawe, ho deciso di dedicare una giornata intera a Yala, il parco più conosciuto di Sri Lanka, nella speranza di vedere il re dei gattoni maculati.

Ho pernottato al Coconut Garden, a Thissamaharama, ottimo hotel con cottage in mezzo a piantagioni di banane e all’ombra dei cocchi, una piscina centrale dove rinfrescarsi nelle ore più calde ed un delizioso ristorante sotto una capanna. Provate il riso al curry con pesce: una delizia per gli occhi ed il palato.

 

 

La giornata inizia con una terribile sveglia alle quattro e coda all’entrata del parco che apre alle sei. Dopo ben quattro ore di avanti e indietro tra strade infangate alternate a strade polverose ero un po’ nervosa perché la giornata sembrava vuota:  avevo avvistato elefanti, bufali, coccodrilli, un paio di piccole manguste (che certo non te le immagini lottare vincenti contro un cattivo cobra!), aquile, cervi selvatici, un gufo (che con i suoi occhioni spiava dal tronco di un albero) ed una meravigliosa danza del pavone. A proposito, sapete che il povero pavone, nel periodo dell’amore, deve conquistare la sua amata? La danza è incredibile. Una volta aperta la ruota, il pavone parte sbattendo le ali, con lievi passetti in tondo, finché, sempre dimenandosi, inizia a presentare alla sua bella il suo didietro, sculettando a più non posso, per far esaltare il suo piumaggio, emettendo anche ultrasuoni (come se fosse una dichiarazione d’amore). E, dopo tanta fatica, come nel caso che ho visto io, la fanciulla se n’è andata, come dire … cornuto e mazziato! Già, perché il pubblico femminile di questa specie è decisamente esigente e molto sgarbato, tant’è che pare che solo il 5% dei maschi riesca ad intenerire la femmina. Ho letto che il grande narcisista passa buona parte del suo tempo a studiare gli altri maschi, la concorrenza, perché il maschio per riuscire a conquistare la femmina deve essere meglio degli altri. Insomma un bel mondo per le femmine, che non devono fare altro che godersi i vari balletti e scegliere. Tra l’altro il pavone mise in crisi anche Darwin perché la sua coda vistosissima e voluminosa, andava contro la sua teoria di selezione naturale, che diceva che gli animali potevano avere successo o soccombere in base alla capacità di adattarsi alla natura circostante.

Malgrado tutto questo non ero ancora soddisfatta. Ho scelto di fare la giornata intera a Yala, che vuol dire dodici ore nel parco, dalle sei alle diciotto, orario di chiusura: da notare che nel parco non ci sono strutture, a parte una piccola zona sul mare (non balneabile), dove si ritrovano tutti dalle dodici alle quattordici a fare il pic-nic o usare le toilette.

Un’altro paio d’ore di giri, folli, tra autisti che si scambiano informazioni, finché all’improvviso il mio driver accelera ed inizia una corsa veloce di un paio di minuti, dove io devo tenermi su una jeep che vola. “Hey Signora, guarda, lassù, sulla roccia”. Ed eccolo, bello come un dipinto, perfetto, una vera gioia per gli occhi. “Panthera pardus kotiya” è il suo nome scientifico, ma io oggi lo chiamerò solo Leo, diminutivo di quel Leopardo che ho tanto sognato. Appollaiato sulla roccia, sornione,  è veramente un gattone ronf-ronf.

Ripartiamo, quando all’improvviso il mio autista rallenta e mi fa segno a sinistra. Ed eccolo, un altro Leo, che attraversa la strada….. potevi almeno darmi il tempo di un paio di scatti veri! Davvero una creatura splendida!  Yala è il parco dove c’è il maggior numero di Leopardi nel mondo.

 

Ora sì , posso dirmi pienamente  soddisfatta dei parchi dello Sri Lanka.

È ora di partire verso le spiagge del sud-ovest. 

Sulla strada per Tangalle c’è il Lagoon Paradise Beach Resort, situato sulla spiaggia e circondato da due ettari di paesaggio tropicale. Nel pomeriggio, quando non è possibile bagnarsi per le forti correnti, c’è comunque una piacevole piscina, per i pigri che non vogliono fare la stupenda passeggiata di 9 km che porta a Turtles View, dove si cammina circondati da migliaia di tartarughe. Naturalmente ci sono sempre i tuk-tuk pronti a recuperare un viandante stanco. Per informazione l’hotel, quattro stelle l’ho pagato 40€ con ottima colazione a buffet.

 

Poco distante una spiaggia raccolta, tra palme che toccano il cielo e suono di onde infrante: Silent Beach. Intorno ci sono alcuni Hotel, ben nascosti tra la vegetazione lussureggiante.

Ed un tempio su un’ isoletta

La strada litoranea continua, tra scorci di mare più o meno rabbioso e palme e cocchi, fino a quando si intravedono visi europei e australiani e americani: Mirissa è la località balneare più conosciuta di Sri Lanka, un villaggio di pescatori trasformato per accogliere ogni tipo di turismo. A Mirissa pullulano hotel, da ostelli a pochi euro fino a hotel cinque stelle. Il centro è inesistente, o meglio è fatto da molte guesthouse, ristoranti e qualche manciata di negozi lungo la strada principale. Dietro, la spiaggia, lunga e dorata, che si trasforma verso sera, quando i tavoli si preparano ad offrire una cena con vista e i lounge bar propongono cocktail di ogni genere. Mirissa è amata dai surfisti, ma anche da chi vuole un bel po’ di relax.

 

A pochi chilometri alcuni hotel cinque stelle garantiscono un soggiorno all’insegna della privacy. Sono stata al Lantern Boutique Hotel: poche camere con deliziose terrazze in ebano vista oceano. La piscina guarda le dune di sabbia ed il mare increspato: si può fare il bagno al mattino, anche se le onde non sono calmissime, al pomeriggio meglio evitare i cavalloni dall’aspetto burbero.

 


Ma ci sono comunque molte attività da fare a Mirissa: oltre al surf, c’è la possibilità di avvistare le balene. Mirissa è uno dei pochi posti in Sri Lanka per il whale watching.

Sua Maestà la Balena Azzurra, (Balaenoptera Musculus) l’animale più grande della terra.La balenottera azzurra dell’Oceano indiano è lunga circa 24 metri e pesa dieci tonnellate, praticamente un autobus nel mare.  Siamo in mare aperto, dopo più di un’ora di dura lotta contro i marosi impenitenti. La barca è grande, i turisti non molti, qualcuno non ha voluto la pastiglia contro il mal di mare ed è rannicchiato in un triste angolo sognando la fine (se quando sali ti propongono la pastiglia ci sarà un motivo?). A breve saremo circondati da delfini che saltellano come caprioli, giocherelloni, nel loro mondo.

Ho pensato ad una frase di Konrad Lorenz: “Gli animali ci aiutano a ristabilire quel contatto immediato con la sapiente realtà della natura che è andato perso per l’uomo civilizzato” .   

Il mare è così, lo si odia o lo si ama. A volte cruento, duro, a volte lieve e soave. Le onde increspate fanno alzare la barca che scandaglia i fondali e gli animi. Si alza e poi cade, come un martello sul pavimento, creando un tonfo liberatorio da urla di carcerato innocente. Il respiro si fa profondo, e ci si concentra sull’equilibrio, fissando un punto all’orizzonte. Ed eccolo lo sbuffo di aria vaporizzata fuoriuscire dallo sfiatatoio. Lei è lì, che corre verso ogni dove. Si alza e si riabbassa, maestosa ed agile allo stesso tempo, una vera ondina, il gigante gentile degli abissi. Dovrò aspettare altri venti minuti per rivederla in superficie, cercare una boccata d’aria?  Rimaniamo in silenzio, in quell’attesa che sembra non finire, quando sua Maestà si congeda, mostrando la sua immane pinna, prima di abissarsi.


 

 

A Mirissa c’è un posto che risveglia tutti i sensi. Secret Root Spa è un giardino meraviglioso, tra banani, cocchi e statue incastonate tra sentieri di pietre, con sottofondo una musica lieve e nell’aria profumo di aloe vera, eucalipto e gelsomino. Una meravigliosa Spa, dove esperti mani ti accolgono e per un’ora e mezza ti fanno sentire in paradiso: il massaggio ayurvedico ha origini antichissime, migliora la circolazione sanguigna e ripristina l’equilibrio psico fisico. E, quando hai finito uno speziato te’ (gelsomino, zenzero ed il segreto dello chef) ti riconcilia con il mondo. Il posto è famosissimo ed è necessario prenotare.

Pochi chilometri dopo Mirissa, Weligama è famosa per i surfisti.


Il litorale verso Galle è bello con molti scorci panoramici. Le spiagge si alternano ad Hotel : il turismo qui è esploso. Lo si vede anche dai famosi oramai ex-pescatori sulle pertiche. Oggi sono lì, sotto un afoso sole invernale, ma per la maggior parte, solo per chiedere soldi per la foto. E orde di cinesi e russi scendono dagli autobus in fila con la loro monetina per immortalare uno scatto con colui che forse non ha mai preso una canna in mano. Persino dietro l’albero, cercando un riparo da quella calura insopportabile all’ora di pranzo, mi spunta davanti un tizio, chiedendomi se voglio che salga sul trampolo …..”money for picture with fisherman, Madam”. No, grazie, oggi sono allergica al pesce! In realtà qualche scatto era già partito. 

Galle, una cittadina coloniale di tegole rosse, viste strapiombo sul mare, una roccaforte dove bighellonare, tra il faro del 1938 e le chiese di ogni credo.   

Dichiarata Patrimonio dell’Umanita’ dall’Unesco, è una città coloniale dove si respira l’aria del passaggio di mercanti indiani, malesi, arabi, cinesi: tutti hanno lasciato il loro segno e questa è diventata una città multi culturale. La parte dentro le mura è piena di sorprese, da visitare lentamente, camminando per le stradine ed infilandosi nelle porte dei negozi che nascondono meravigliosi cortili e patio. Il melting-pot lo vedi anche nel fatto che in una cittadina così piccola convivono, vicini, una moschea, una chiesa anglicana ed una chiesa olandese.

 

E poi ti trovi davanti alcune scolare nella loro divisa di un bianco che sa di pulito e le lunghe trecce

Galle è una perla, con vie con negozi di design ricercato. Una chicca è Karma Collection, con splendidi abiti. Non trovate la taglia? Nessun problema, scegliete il modello e la stoffa: vi prenderanno le misure ed in meno di tre ore avrete l’abito dei vostri sogni, ad un prezzo molto interessante per noi (impensabile per un abito su misura)

 

È ora di riprendere la litoranea verso nord, ma lentamente, per gustare gli scorci panoramici. 

Hikkaduwa è una stazione balneare con una lunga spiaggia dorata. È una delle mete preferite dai surfisti. Lungo la strada principale sono numerosi i negozi che vendono articoli per questo sport. Per il resto, la lunga spiaggia è fatta di ristoranti e molti posti dove affittare per pochi euro lettino e ombrellone.

La strada prosegue frastagliata tra paesi e spiaggette selvagge o poco frequentate

A pochi chilometri il Museo dello Tsunami, per non dimenticare l’immane tragedia del 2004. Non si può fotografare ma le immagini viste sono davvero impressionanti.

Poco più avanti si può fare un tour del Madu River, in barca tra mangrovie aggrovigliate e palme da cocco e natura lussureggiante. L’escursione dura un’ora e mezza e si attraversano canali osservando cormorani, martin pescatori, sterne ed altri uccelli, varani, scimmie, e, se siete fortunati, coccodrilli che si crogiolano al sole. Sono previste anche una sosta sull’isola dove viene lavorata la cannella ed un’altra dove sorge un tempio buddhista.

   

Continuando verso nord a circa 40 km da Hikkaduwa, Bentota è un’altra località balneare, decisamente più snob. Sul lungomare spesse mura e guardie in impeccabile divisa fanno capire che i clienti degli hotel cinque stelle non vogliono essere disturbati. Se avete un budget basso, nessun problema, la spiaggia davanti al Bentota Beach Club è bellissima ed un gruppo di simpatici ragazzi vi affitta ombrellone e comodo lettino per 2€. La spiaggia è molto meno affollata di Mirissa o Hikkaduwa, francamente l’ho trovata splendida: una perfetta giornata tra onde morbide, sole e brezza marina, un quadretto da imprimere nella memoria.

  Lascio Bentota con un po’ di rammarico e mi trasferisco le ultime due notti a Colombo. Il Wonder Hotel è una chicca, situato sulla Galle Road, con una piccola piscina panoramica sul tetto per rinfrescarsi e godere del tramonto sul mare dallo Sky Bar. Il personale è formato da soli uomini, tutti con una splendida divisa marinara, con maglia a righe e cappello di paglia. Un posto confortevole, pulitissimo e molta gentilezza:  mi hanno lasciato la stanza fino alle 14:00 e coccolata per tutto il soggiorno. Alla sera (alla domenica anche per colazione), se volete cenare con cucina locale, fate una breve passeggiata ed entrate nel Cinnamon Gran Colombo, un cinque stelle con vari ristoranti. Ma la chicca è Nuga Gama: quando aprite la porta vi trovate in mezzo alla giugla, con la sabbia dorata rossa per terra, grandi alberi dai tronchi aggrovigliati alla Dali’, corvi gracchianti e tavolini di legno. Un meraviglioso buffet fatto di sapori locali cotti sul fuoco a legna in grandi pentole di coccio. Il buffet del lunch costa 10€ Ed eccoci a parlare di cibo.

Il kottu è uno dei più famosi street food. Pezzi di paratha (strati di pasta cotta, una sorta di focaccia mal lievitata),  vengono triturati e saltati nel wok con verdure, carni, gamberi o pesci misti ed un assortimento di spezie. Spesso il kottu  è servito con una ciotola di salsa di curry. Un piatto che adoro e che ho provato sia per strada che  in ottimi ristoranti.

Per la prima colazione vi potrebbero servire gli Hoppers: una pastella con latte di cocco ed un goccio di vino di palma, cotta in piccoli work per far rimanere la pasta spessa al fondo ma croccante e sottile ai lati. Possono essere semplici oppure con un uovo fritto in mezzo.

Il Puttu è cotto a vapore. Si tratta di cilindri di cocco fresco e farina di riso macinato ed impastati. Possono contenere un ripieno dolce o salato, quindi potrà accompagnare sia ceci o curry, sia banane.

Il curry rice lo trovi ovunque: i “Curries” sono dei piattini di verdure (lenticchie, fagiolini, melanzane, zucca, patate) e pesce, con una meravigliosa salsa di curry, curcuma, pepe e peperoncino. Strepitoso! Se non amate il piccante chiedete “not spicy”, perché qui le spezie infiammano.

 
il Mallum  è una delle poche verdure a foglia verde, ma è ottima: viene tritata e mischiata  con gotukola (o centella asiatica, una pianta dalle mille proprietà: fa bene alla pelle, alla circolazione ed anche al cervello), cipolle rosse, cocco grattugiato e spezie.

Adoro le melanzane, e qui sono davvero particolari: sono piccole e vengono stracotte in olio, zucchero e salsa di soia, finché non risultano caramellate.


 Lungo la strada banchetti di frutta, dai colori e profumi avvolgenti. Il rambutan è bello, pare un fiore, con quel rosso intenso e quella forma spugnosa molto fotogenica. Ed il gusto interno non è da meno: sembra il litchi.

E poi le pannocchie di mais che vengono lessate in pentoloni. Alla fine ti viene data una scodella con acqua e sale, dove intingere la pannocchia. Ha un gusto strepitoso!


Quello che vedrete nella foto seguente è il famoso Durian, un frutto stranissimo. Scorza spessa con spine appuntite: per arrivare alla polpa occorre indossare dei guanti ed incidere la dura pelle. Ed ecco la particolarità di questo frutto. In molti posti è bandito: in Thailandia in tantissimi Hotel c’è un cartello che lo vieta tassativamente, vicino al No Smoking, c’è il No Durian. Il motivo è semplice, pare che aperto emani un forte odore che ricorda la cipolla marcia o i liquami, qualcuno dice entrambi. Odore di fogna, di carcasse morte, di putrefazione, un odore persistente che può durare alcuni giorni. Sembrerebbe una cosa orrenda. In realtà costa carissimo, ed è importante per la salute perché ricchissimo di elementi nutritivi. Mi resta la curiosità di non averlo provato anche se il mio autista conferma che la polpa è molto gustosa, tant’è che viene anche detto “il re dei frutti”.   

Nella zona tra Wellawaya e Udawalawe, per strada molti banchetti vendono il “Curd” la cagliata di bufala, uno yogurt tradizionale, spesso e cremoso. Venduto in recipienti rotondi di terracotta, servito con un cucchiaio di melassa densa ottenuta dalla palma da zucchero. Ottimo, sembra un dolce leggero e delicato. 


Dopo 16 giorni è arrivata l’ora di lasciare questo paese,  viaggio che ho fatto in solitaria. Sono stata fortunata, ho avuto un autista bravissimo che si è preso cura di me per due settimane. Ma devo ammettere che tutte le persone incontrate mi hanno accolta e trattata con quella delicatezza che non scorderò. Per questo, se decidete di fare un viaggio in Sri Lanka,  scrivetemi in privato: ho tenuto i contatti di alcune persone che vi possono aiutare ad organizzare il vostro itinerario ideale. Ora parto per la mia nuova meta: le Filippine

2 pensieri riguardo “Sri Lanka (seconda parte): da Yala NP alla Costa Occidentale e dinuovo a Colombo

  • 9 Febbraio 2020 in 13:07
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    A shame this isn’t in English, I can’t understand any of it , so I just look at the pictures

    Thanks anyway
    (I am not even sure who this person is, I think it’s Laura I met on one of my trips)

    Rispondi
    • 10 Febbraio 2020 in 01:44
      Permalink

      Hi Derrick, yes it’s me (Cape Town to Nairobi trip)…. maybe in the future I’ll write in English ….sorry for that! Happy travels to you

      Rispondi

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