Emirati Arabi

 

 


Se gli opposti vi attraggono, gli Emirati Arabi Uniti vi renderanno felici.

Meno di due secoli fa erano un deserto arido e povero, oggi sono uno dei paesi più sfarzosi e ricchi del mondo. La cruda terra dove schiavi e spezie venivano scambiati senza pudore, è passata prima sotto il controllo olandese, poi britannico, fino alla sospirata indipendenza degli anni settanta. I Sette Emirati Arabi Uniti cominciarono a crescere, e, con la scoperta dell’oro nero nel 1966, la ricchezza iniziò a cambiare il territorio in molto luoghi. Alcuni, come Dubai e Abu Dhabi, sono diventati simbolo di modernità e allettano ogni tipo di turista: da quello più esigente, che potrà dormire in un hotel sette stelle, a chi cerca il confort di strutture turistiche decisamente “customer oriented”, fino ai curiosi che amano passare dal profumo antico del  Souk alla scoperta delle nuove tecnologie in pochi chilometri. Non vi parlerò di Dubai, perché ho già scritto un blog specifico (che vi invito a leggere), su questa strana città cresciuta troppo in fretta.

Solo qualche ennesimo scatto, fatto in questi due giorni di sosta: un giorno intero l’ho dedicato ad Expo 2020. Il resto a mostrare alcuni posti ad un’amica che non era mai stata a Dubai.

 

 


Oggi vi porto in giro per gli altri Emirati, saltellando da un posto all’altro per darvi un assaggio di questo paese che, credetemi ha molto di più di Dubai.

Abu Dhabi, la capitale, sembrerebbe la sorella timida di Dubai. In realtà, pur non avendo la capacità turistica ricettiva di Dubai, ha comunque un suo fascino, meno abbagliante ma più maturo, ed è una città cosmopolita e sofisticata.

La Gran Moschea dello Sceicco Zayed è un’opera architettonica di bellezza straordinaria.

Cupole in stile moresco e alti minareti abbracciano una immensa superficie di 12 ettari. La grande Moschea Bianca può ospitare oltre 40.000 fedeli.

Oggi la Moschea è presa d’assalto dai turisti del mondo intero. L’entrata non è più la classica, ma è stato costruita una sorta di centro commerciale sotterraneo.  Si passa così dalla calura del deserto all’aria condizionata ed alle lunghe scale mobili che attraversano il sottosuolo con negozi da entrambi i lati, compreso un Mc Donald (chi l’avrebbe mai immaginato!), prima di raggiungere la moschea. Bella come il sole, certamente, con lo sfarzo di marmi lucidissimi e lustri sgargianti. Più che un luogo di culto sembra un museo aperto, dove passeggiare alla ricerca di scorci panoramici da mille e una notte.


 

 

E poi la Corniche, otto chilometri di lungomare, con spiagge e complessi balneari, alcuni decisamente esclusivi. E, dietro, lo skyline dei grattacieli sempre in evoluzione. E l’Emirates Palace, considerato uno dei più bei palazzi al mondo

 

 

 

Fuori Abu Dhabi, sognavo di poter andare a Sir Bani Yas, la più grande Isola naturale degli Emirati, con alcuni tipi di animali ormai estinti in altre parti del mondo, quindi rimasti solo qui. Avrei voluto incrociare l’orice bianco, il gioiello del deserto, e le gazzelle, e le iene e gli sciacalli. Purtroppo le restrizioni del COVID non ci permettono di poter andare in gruppo sull’isola, che resta privilegio dei pochi eletti che si possono permettere di pernottare nell’esclusivo resort Anantara.

Ci dovremo accontentare della spiaggia di fronte all’isola

 

 

 

L’oasi di Liwa, nel deserto Rub Al Khali a 150 chilometri a sud-ovest di Abu Dhabi e vicino al confine con l’Oman, è uno dei gioielli paesaggistici degli Emirati Arabi Uniti. Rinomata per la coltivazione dei datteri, possiede alcune delle più alte dune al mondo.

Qui si può anche provare il glamping, quel nuovo concetto di “hotel” che nasce dalla fusione di “glamour and camping”, il connubio tra immersione totale nella natura ed il confort. I campi tendati hanno gli agi degli hotel 4 stelle.

 

Durante il soggiorno si possono provare esperienze “locali” come la falconeria o le passeggiate in dromedario. E che dire delle corse in auto sulle dune, per provare adrenalina pura?

La sabbia assume colori incredibili,  dal rosa antico all’arancio intenso.


 

“Dio ha creato la terra con i laghi ed i fiumi perché l’uomo possa viverci. Ed il deserto affinché possa ritrovare la sua anima”: così recita un proverbio tuareg. E questo luogo lo rappresenta perfettamente. Il deserto non si narra: è troppo intimo, il luogo perfetto dove far scivolare i pensieri più segreti e sentire la risposta della terra, così madre da abbracciarti e non farti sentir solo.

Di notte il deserto sibila, brevi frasi incomprensibilmente piene di significato. Già, i silenzi parlanti di quel quadro astratto perfetto che muta di ora in ora: così trasformista da non lasciare tracce. Io le chiamo le notti magiche, quelle quando sbircio dalla tenda le mutazioni della sabbia e ascolto i racconti fantastici del vento, che volano via velocemente, così come i pensieri.

 

Dimenticavo, questo immenso deserto di Rub Al Khali è anche detto “il Quarto Vuoto” proprio perché selvaggio, immenso e visitabile da poco tempo. Non per nulla “Star Wars, il Risveglio della forza” è stato ambientato in questa cornice naturale di forte impatto visivo.

E la strada continua, con i famosi dromedari neri, così  paciosi e mansueti.

 

I forti di Dhafeer e la torre di Al Marta al Gharbyia sono sorti per proteggere le sorgenti idriche ed oggi sorgono in mezzo a piantagioni di palme da datteri. 

Lungo la strada, nei silenti villaggi, a volte appare un semplice ristorante, uno di quei luoghi dove il piatto è unico: pollo, riso e ceci. I vicini di tavolo si lasciano fotografare con allegria, felici di scambiare due parole con chi “arriva da così lontano”.

 

 

 

Nimail-al Meel è stato ricostruito. La sua origine risale al 1818, ma fu completamente distrutto e ricostruito solo nel 1980 dalla Sceicco Zaed bin Sultan al Nahyan, lo stesso Sceicco che ricostruì un alto forte, Yabbana.


 

 

La “Culla della Cultura del deserto”, Al Ain o “sorgente” è costruita su sette oasi ed abitata da più di tremila anni. Posto di confine, in passato era conteso con l’Oman. Oggi è una  tranquilla oasi, e rappresenta l’incontro delle tradizioni beduine. Il suo celebre mercato di cammelli è diventato una vera attrazione turistica, tant’è che si paga addirittura un biglietto di entrata. Il mercato giornaliero dei cammelli di Al Ain (tranne il lunedì) è il più grande degli Emirati Arabi.



 

 

 

Se si vuole vivere l’emozione di un paesaggio estremo basta inoltrarsi in quel deserto dai mille segreti e misteri ed immaginare che il sogno sia dietro quella duna che si muove delicatamente. Colori caldi, albe fredde, tramonti infuocati: la magia della natura

Sono stata due notti al Mercure Hotel, situato in una posizione privilegiata, su quella collina raggiungibile con una serie di tornanti panoramici fino ad arrivare alla suggestiva vista dell’immensa vallata della città.


 

Ed eccoci al confine. Vi saluto e vi aspetto a breve in Oman

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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