Timor Leste 🇹🇱

Oggi vi porto in un paese giovane, poco conosciuto dai turisti, un luogo che cerca di dimenticare un passato di avvenimenti complessi e tumultuosi.

Nell’arcipelago malese, nel Sud-Est Asiatico, sorge Timor Leste, o Timor Est. Colonia portoghese dal XVI secolo, e’ diventato uno dei più giovani paesi del mondo nel 2002, quando l’intervento delle Nazioni Unite ed un referendum popolare lo hanno reso indipendente.

Colonizzazione, resistenza, indipendenza, un leit motiv. I primi colonizzatori furono i portoghesi attratti da spezie e ricchezze naturali. Nella Seconda Guerra mondiale il paese fu invaso dai giapponesi. Dopo un breve periodo di ritorno dei portoghesi, ed un momento di libertà, gli indonesiani (con cui l’isola divide ancora oggi una parte del territorio), invasero il paese. Furono altri due decenni di brutale occupazione, fino agli anni novanta: le repressioni furono molto cruente e solo all’inizio del 2000 , l’intervento delle Nazioni Unite, riportò la pace e la libertà in questo fazzoletto di terra che piange ancora migliaia di morti. Oggi il paese cerca di avere il suo spazio tra le nazioni libere, e, più dei turisti, pochissimi (in realtà in due settimane ne ho incontrati due), si incrociano organizzazioni umanitarie che cercano di aiutare una popolazione molto povera.

La prima parola che imparerò è  « Malae, Malae»  che, in lingua tetun (la lingua principale di Timor) indica lo straniero. Ovunque sarò additata con un Malae Malae.

E qui ci sarà un misto di lingue. Le lingue ufficiali sono il tetum ed il portoghese, ma, mentre in città molti parlano anche l’inglese, nei posti più remoti, i giovani parlano solo tetum. Insomma, una grande stranezza, in una popolazione giovanissima (qui si fanno moltissimi figli), dove, da una parte c’è una volontà di miglioramento e di crescita, quindi l’introduzione della lingua inglese nelle scuole, che può aiutare a creare un futuro migliore, e, dall’altra parte, le zone remote, dove ai moltissimi bambini non viene più nemmeno insegnato il portoghese, che era la lingua ufficiale.

La cultura di Timor Leste è un interessante mix di influenze indigene, portoghesi ed indonesiane. La popolazione è cattolica (retaggio della colonizzazione portoghese), molto credente: quando ho detto che sono italiana, gli occhi si sono illuminati e mi hanno risposto che aspettano con ansia il Papa che dovrebbe visitare il loro paese in settembre 2024. Ma restano anche le credenze ancestrali  e l’animismo. In alcune zone si vedono le lee teinu (case con le gambe), alte e allungate, sormontate da un tetto di paglia dalla forma affusolata: vengono anche chiamate case degli spiriti, perché contengono gli spiriti degli avi della famiglia che le possiede.

 

La realtà è che un recente studio condotto dalla Fondazione Asia, ha messo in evidenza che 3 donne su 5 di età tra 15 e 49 anni hanno subito, nella loro vita, violenza fisica o sessuale da parte di un fidanzato o di un marito.
Inoltre, sono comuni i matrimoni dove la donna ha 16 anni (con il consenso dei genitori) anche se, ai sensi del codice civile 2011, l’età minima legale è 17 anni: moltissimi matrimoni sono ancora combinati.

 

A Dili, la capitale, l’afa si mischia alla polvere di strade, alcune di queste scassate e rumorose. Questo è un esempio di una traversa cittadina, proprio dietro il viale principale. 

 

Il vivace mercato mostra verdura e frutta meravigliosa.

 

 

Ma la cosa più bella sono sicuramente i sorrisi ed i saluti delle donne. “Bom Dia Senhora”: ovunque mi sono sentita benvenuta, soprattutto nei paesi di montagna, dove il saluto rispettoso era seguito da uno squadro di ammirazione.

Per trovare pesce fresco a tutte le ore, consiglio di percorrere in auto il lungomare. I venditori sono lì, con la loro splendida mercanzia, pronti a soddisfare ogni esigenza culinaria di freschi prodotti ittici.


Nel lunghissimo lungomare, andando verso l’aeroporto, c’è poi una zona dove, verso sera, si può comprare pesce (e anche pollo) appena cucinato sulla griglia.

 

 

 

Dall’altra parte del lungomare si arriva ad una penisola verde. La statua del Cristo Rei è alta 27 metri ed è stata messa lì per proteggere il paese.  Si può raggiungere a piedi con una lunga scalinata.

La spiaggia è frequentata verso sera, quando i ragazzi si ritrovano a giocare a pallone. Ci saranno solo maschietti, le femminucce a casa a preparare la cena o lavare!

 

Nel traffico cittadino scorrono i colorati pulmini, i Microlet, spesso strapieni: questo è il principale mezzo di trasporto del paese,  ma ci sono anche molte motociclette, e camion

Timor Leste e’ un paese pieno di giovani anche perché le famiglie qui sono numerose: ufficialmente 6 figli per famiglia, ma tutti quelli a cui ho chiesto mi  hanno detto di avere oltre 8 figli, ed in effetti, ovunque, si trovano tantissimi bambini, soprattutto nei posti più remoti.

 

Ogni scuola  e classe ha  la propria divisa, bella, colorata.

 

 

Sono felice di lasciare la cittĂ  alla scoperta della natura incontaminata.

Sulla strada per Maubisse ci sono un paio di soste dove si rende omaggio ai caduti per la libertĂ .

Questo è un museo che racconta le tragiche vicende del passato

 

 

 


La strada tortuosa sale verso i monti. I villaggi, poveri, sono immersi in una natura generosa.

 


Il mercato è sempre luogo di socializzazione. Qui uno dei prodotti più venduti è la noce di betel, o noce di areca. La masticazione di questa frutto è   considerata una tradizione ed un rito ben radicato, soprattutto nei villaggi. Nota per i suoi effetti stimolanti ed euforici, con l’uso continuato, corrode anche i denti. L’uso a lungo termine è associato a molti rischi per la salute: oltre alla dipendenza, il cancro.

 

 

 

Maubisse e’ il luogo di villeggiatura dei “benestanti “ di Timor: si trova a circa 1400 metri di altitudine e, grazie al suo clima ed alla sua posizione in mezzo a ridenti montagne, e’ il luogo perfetto per ritemprarsi dallo smog della capitale.

 

 

 

 

La strada sterrata si inerpica verso il Monte Ramelau, sempre piĂą stretta e tortuosa.

 

A Hatubuilico si arriva a 1920  metri di altitudine. Questo è il punto di partenza per chi vuole scalare il monte Ramelau, (2986 m), per il popolo di Timor Leste un luogo sacro: per questo è stata posata una statua di alabastro della Vergine Maria. I Timoresi sono molto credenti e si vedono tante statue dedicate alla Madonna

i villaggi sono pieni di bambini

 

 


In questo luogo di montagna sorge il Santuario: non pensate ai nostri edifici religiosi,  immensi e pieni di charme. Qui c’è solo una scalinata ed un ingresso, niente di più. Ma questo basta per essere considerato uno dei luoghi di culto più importanti del paese.

 

Sulla strada per Same si incontreranno una bella piscina immersa nella natura

 

Ed ancora i brutti ricordi  del tragico passato, in questo caso un carro armato abbandonato dagli indonesiani.

 

Lungo la strada si vedono donne, bambini e uomini, nella loro semplice quotidianitĂ .

 

 

 

 

 

 

A proposito degli uomini, devo raccontare una brutta verità. Una domenica mattina mi trovo nel centro della capitale e vedo una lunga coda di uomini davanti al MoneyGram. Aspettano il denaro che arriva dall’estero (spesso chi va a lavorare fuori dal paese,  invia i soldi alla famiglia). E così vedo molti ragazzi e uomini prendere il loro malloppo, uscire e, dopo qualche metro entrare nella sala giochi accanto. Ho provato a scattare qualche foto, ma, per la prima volta, mi hanno intimato di andarmene.

spesso, nel paese vedrò gruppetti di uomini intenti a scommettere quei due soldi raccattati

Ma il “gioco” più conosciuto a Timor è quello che si svolge ovunque, anche nei paesi di montagna, ed è il combattimento dei galli.

La domenica pomeriggio, dalle 15h in poi, folle di maschi si trovano attorno all’arena apposita e scommettono tutto ciò che hanno sul gallo. Una cruenta realtà, che dura pochi secondi e fa sparire velocemente i soldi appena incassati alla mattina. Una brutta realtà … e quando faccio una battuta al mio autista sul fatto che le donne nel suo paese sono quasi schiave, perché devono lavorare duramente e fare molti figli, e non hanno svaghi, mentre molti uomini oziano e spendono i soldi nelle scommesse,  mi guarda sbigottito, come se avessi detto una parolaccia o peggio.

 

 

 

 

 

Betano, un tranquillo villaggio di pescatori, si affaccia sul Mar di Timor.

 

Non vi aspettate spiagge paradisiache, al contrario una  lunga striscia di rena nera. Ho cercato alcuni angoli puliti, perché purtroppo questo è un altro paese dove l’immondizia è ovunque. La gente butta tutto quello che ha dove capita. Ho assistito a scene orrende, come quella di madre e figlia che sono salite sul minibus con la borsa di carta e la scatola del nuovo cellulare. La madre ha aperto la scatola, estratto il cellulare, dopodiché ha gettato sia la scatola che la borsa di carta dal pulmino, nella strada, in pieno centro.

Così come il mio autista, dopo aver comprato un gelato Magnum, ha tranquillamente buttato l’involucro dal finestrino. Quando l’ho redarguito mi ha semplicemente chiesto scusa e detto che non sa perché l’ha fatto, una evidente, stupida bugia!

 


Ritornerò purtroppo sull’argomento perché Atauro, l’isola “felice”, sarà una discarica a cielo aperto!

In questo lungo tratto di strada, tra Same e Suai, sono molte le cicatrici delle guerriglie che hanno lacerato il paese.

Questi sono i resti delle prigioni

 

 

Alcuni villaggi tradizionali mostrano le case a palafitta con il grande tetto conico.

Il pozzo comune serve l’acqua per le numerose famiglie.

 


In una classica giornata settimanale nel villaggio si incontrano tanti bambini e qualche donna al lavoro.

 

Che fortuna vedere questa signora tessere nel telaio tradizionale: questa è la vera essenza del patrimonio culturale della nazione. Tessuti utilizzati come ornamenti cerimoniali o per arredare la casa.

 

 

E poi questa splendida coppia di anziani che mi fanno entrare nella loro piĂą che dignitosa dimora che lui stesso ha costruito.

Ancora monumenti in ricordo dei martiri

E belle chiese

 

 

Lungo la strada ci fermiamo in una distilleria molto artigianale, con un rudimentale ma efficace sistema di distillazione.

 


PiĂą avanti si incontreranno centinaia di scimmie che saltellano lungo la strada e ci seguiranno, dopo che avremo gettato alcune banane.

 

La strada prosegue bella, anzi bellissima,  tra villaggi abbarbicati , bufali, cavalli, mucche, capre e maiali 


 

Un’altra sosta, stavolta per una bella storia: questi bambini vengono aiutati da un’associazione che insegna loro l’arte ed il mestiere di dipingere bei souvenir che poi saranno messi in vendita.

 

 

Poco più avanti ci sono piantagioni di vaniglia e di caffè, quest’ultimo introdotto dai portoghesi, che hanno iniziato la produzione di un’aroma pieno e generoso, molto ricercato. Oggi il caffè rappresenta l’80% di tutte le esportazioni.

 

Ed un bel sottofondo di risaie

 

 

Si ritorna nella capitale, per spostarsi sull’isola di fronte.

Atauro e’l’isola più grande del paese. Due tipi di traghetti fanno la spola : Dragoboat, il traghetto veloce, opera 3 giorni a settimana. L’orario è flessibile, legato alle condizioni meteorologiche. Ha una sezione VIP a 12$ ed una a 10$. La traversata dura poco più di un’ora e mezza. Se si vuole spendere meno c’è un grande traghetto che impiega circa tre ore e mezza e costa solo 5$. Ci sono diverse guesthouse sull’isola.

 

Vicino all’imbarco c’è un bel mercato, con tantissimo pesce affumicato

 

 


La spiaggia principale è una gran delusione tra  la sabbia grigia ed un’invasione di plastica.

 

ci sono molti hotel e guesthouse, sull’isola, dai bungalow direttamente sul mare

Agli hotel all’interno, in mezzo al verde, con piscina con vista

 

L’unica spiaggia bella dell’isola si trova a circa 12km dal paese. Si può raggiungere in barca (ma spesso il mare è mosso), oppure, come ho fatto io, con un pulmino locale, che sobbalza sul terreno accidentato. Non esiste una vera strada, ma solo uno sterrato pietroso, che attraversa anche qualche sparuto villaggio 

 


 


Alla fine si arriva ad Acrema, una bella spiaggia selvaggia, con acqua cristallina.

 


La vita sull’isola ha i ritmi lenti: i turisti (soprattutto locali) vengono qui per riposarsi in mezzo ad una natura generosa.

 

Si riprende il traghetto verso la capitale.

 

Oggi è la giornata dell’indipendenza del paese, il 20 maggio e le commemorazioni sono ovunque.

Ho avuto la fortuna di trovarmi nella capitale. Il cortile del Palazzo del Governo permette a molti cittadini di assistere ad una parte della celebrazione. Come “Malae”(straniera), mi viene addirittura offerta una sedia.

 

Il caldo afoso lacera tutti, alcuni ragazzi del folto gruppo dell’esercito rischiano di svenire e vengono accompagnati dai compagni all’ombra di un albero.

 

Oggi l’invitato d’onore è il Sultano del Brunei. Con nonchalance, seguirò serenamente un piccolo gruppo di fotografi ufficiali verso il palazzo, percorrerò il lungo corridoio, resterò in attesa della discesa dalla scala del Presidente del Paese e His Majesty e li seguirò fino nella sala  dove viene tenuto il discorso ufficiale. Nessuno mi chiederà chi sono e perché mi trovo li’, con il mio zainetto e l’iPhone a tracolla.  

 

 

 

 


Per andare a Baucau e LosPalos, con un’amica, abbiamo deciso di prendere l’autobus e sarà veramente una full immersion nella vita locale,  perché c’è una costante fissa, inesistente nella mentalità del Timorese: la nozione del tempo.

Al terminal dei bus, i ragazzi chiamano i passeggeri a squarciagola. Finalmente saliamo su un mezzo, sperando di partire, ma  sappiamo già che questo non succederà finché l’autobus non sarà pieno. Ed ecco che si parte, ma non nella direzione prevista, bensì verso una stradina di campagna che diventa sempre più stretta: saranno lunghe manovre per girare l’autobus e caricare una signora ed un ragazzo con un paio di polli. Il servizio è veramente porta a porta. E la vera partenza sarà dopo circa tre ore di girovagare tra i dintorni: un girotondo continuo che non so se giustifica il prezzo del biglietto (5$ per 130 km effettivi). 

 

 


Il viaggio è un’avventura in se: la musica a tutto volume, gente che fuma, trasporta animali…..ed il guidatore che,  a tratti, fa ben tre cose insieme: fuma, legge i messaggi sul cellulare e guida!

 

 

Los Palos e’ un luogo d’altri tempi. la gente si sposta con i tum tum, decisamente comodi per far la spesa al mercato.

 

 

Nei villaggi si ritrovano i pozzi comuni per l’acqua

e le famose lee teinu (le case sacre)

 

 

Baucau è la seconda città di Timor Est. In realtà è poco più di un villaggio, con i suoi 16000 abitanti. 

La Pousada di Baucau è stata costruita nel periodo portoghese su un terreno considerato sacro per gli animisti di Timor, ed ha avuto molte vicissitudini, prima di diventare il gioiello attuale. Dal 13 maggio 2002 e’ un bell’hotel, considerato molto lussuoso per gli standard di Timor. Ha due tipi di accomodation, la parte nuova e moderna, e la vecchia, decisamente più accogliente e cosy. Ho amato questo luogo, perché aleggia un’atmosfera d’altri tempi. Anche la cucina del ristorante è di alto livello per il paese: questo è un piatto tradizionale. I gamberi cotti in una morbida salsa al tamarindo: ottimi!


A Baucau le attrazioni principali sono 3 (oltre, naturalmente, la Pousada):

  1. il vecchio mercato municipale, un bell’edificio coloniale
  2. La Cattedrale e
  3. Una piscina immersa nel verde


Ed è ora di rientrare: come all’andata saliremo sull’autobus verso le 10h30 del mattino, ma la partenza effettiva sarà verso le 14h. Un viaggio di due ore tra musica assordante e puzza di sigarette: francamente, questo ritorno avrei voluto evitarlo!

Ed eccolo l’ultimo saluto al paese, con questo taxi sgangherato, per andare all’aeroporto, ed il tassista, sorridente, che mi chiede di sedere davanti, perché dietro i sedili sono  completamente sfondati e rischierei di  cadere per terra. 

 

 

 

 

 

prima di partire per una nuova avventura, saluto le persone incontrate, sempre sorridenti, gentili e disponibili a posare per una foto ricordo.

 

 


 

 

Uomini

 

 


E i bambini…. Tanti, tantissimi bambini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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