Angola

 

Immaginate una città dove il costo della vita è alle stelle, dove per mangiare una pizza si possono spendere fino a 80$, dove il traffico è congestionato per ore e ore, e dove, purtroppo, la criminalità, soprattutto da parte dei bambini di strada è astuta e violenta. Pochi signori che si possono permettere affitti esorbitanti, come quindicimila dollari al mese per una casetta o settemila per un appartamento di non più di due camere da letto. Grattacieli vista oceano, costruiti da furbi cinesi, svettano aspettando clienti. Moltissimi immobili sono disabitati, nell’attesa di un’esplosione di benessere, mentre, poco oltre, fetide baraccopoli vomitano la loro rabbia. Una delle città più care al mondo, dove proprio non te lo aspetteresti, in piena Africa.

 

 

 

I facoltosi luandesi, che non hanno nulla da invidiare ai ricchi occidentali, hanno una caratteristica comune: sono tutti imparentati con il presidente o comunque hanno tutti forti interessi nello stato. Loro spendono e spandono, senza nemmeno notare la disperazione intorno, troppo presi a dare ordini ai loro autisti o pensare a cosa indossare nel party esclusivo di domani sera, tra ostriche e champagne delle migliori case.

Fin dalla sua indipendenza dal Portogallo nel 1975, l’Angola è guidata dal Movimento popolare per la liberazione dell’Angola (MPLA). Quando è deceduto il  leader storico del Movimento, Agostinho Neto,  poco dopo l’indipendenza del paese, è andato al potere il successore, José Eduardo dos Santos,  fino ad agosto 2017, quando nuove elezioni hanno portato al potere il suo ministro della difesa, Joao Lourenço. La corruzione è all’ordine del giorno, con molti dirigenti che hanno tratto benefici dalla situazione, a partire dalla famiglia dell’ex presidente. La figlia del presidente, che era a capo della compagnia petrolifera nazionale, si è arricchita con i soldi dello stato. Il nuovo presidente in carica le ha tolto la responsabilità della compagnia petrolifera, dando così un segno di rinnovamento, ma è davvero troppo poco. Il vecchio presidente aveva creato un legame strettissimo con la Cina, mentre Lourenço ha cercato nuovi partner in Europa, di modo da essere meno dipendente da un solo paese. Ma uno dei problemi maggiori dell’Angola, oltre all’estesissima corruzione, è che comunque al governo continua ad esserci sempre stato lo stesso partito: l’MPLA, cioè la forza politica a cui appartiene anche Lourenço, quel partito che controlla tutta la macchina burocratica statale, la polizia, i media e la maggior parte dei funzionari governativi. Il fatto stesso che il presidente non abbia assolutamente voluto modificare la Costituzione per limitare i suoi poteri, e che abbia messo uomini a lui fedeli nelle posizioni chiave del governo stride con la sua promessa di cambiamento. Dal 2002 l’Angola è entrata in un periodo di pace e di rigenerazione come mai nella storia. Ma la grande sfida per rimettersi in sesto è ancora in corso: quattro decadi di disastri politici ed economici hanno portato il paese alla deriva ed oggi la corruzione è il  problema numero uno. Il petrolio e l’industria diamantifera rappresentano le prime voci delle esportazioni angolane, mentre l’importazione (tutti i prodotti alimentari sono importati) è nelle mani dei soliti noti, ed i quartieri poveri crescono, così come la criminalità, in un paese dove solo il tre per cento delle terre è sfruttato.

Un paese che, grazie alle sue immense fortune  naturali (petrolio, diamanti, rame, ecc.), potrebbe essere uno degli stati più ricchi dell’Africa; la realtà è una nazione di infrastrutture fantasma e città devastate che devono nutrire una popolazione disperatamente sradicata. 

Luanda da turista è bella, una caleidoscopica visione dell’Angola; l’Ilha (l’isola) che si allunga dopo il Club Nautico è una passerella di ristoranti chic e modaioli, veri pieds dans l’eau, vista oceano o vista grattacieli.

Sono stata fortunata, ho visitato la città con una guida speciale: la mia amica luandese, con la quale ho frequentato alcuni anni fa la scuola alberghiera a Nizza e lei, da “Vera Cuoca” mi ha davvero viziata. Grazie Andreza!

 

 

Per una colazione all’insegna del cibo locale, Kintal da Tia Guida 2 è l’equivalente di una nostra trattoria, con un buffet di carne e pesce, tra questi un bacalhau (baccalà) esattamente come in un buon ristorante portoghese. Ottimo rapporto qualità prezzo. Oppure il Club Naval, con vista yacht e sottofondo grattacieli.

 

Se invece si vuole optare per “ IL “ locale famoso e modaiolo, sempre sull’isola, Lookal Mar: potrete lasciare la vostra pensione del mese in una serata a base di aragoste e ostriche, il tutto innaffiato da bollicine originali, arrivate apposta dalla Francia, ma certo ne vale la pena, come dire: Io c’ero!

Se poi volete una serata diversa, in città c’è un locale piccolo ma davvero particolare, Tripalus. Al primo piano di un immobile, un appartamento è stato trasformato in luogo d’incontro. Il menù varia dal sushi a crocchette di pollo in varie declinazioni o raffinati sandwich con pani speciali e salse esotiche che accompagnano salumi vari. Il tutto seduti come ospiti di un appartamento privato. Ma sicuramente non si va lì per mangiare: la chicca è il concerto (principalmente di artisti africani), che si esibiscono mentre sorseggiate un cocktail spiluccando la vostra scelta. Sono stata fortunata perché la sera in cui ci sono andata, si esibiva un incredibile trombettista settantenne, che ha fatto tournée in tutto il mondo, molto bravo.

 

Lasciata Luanda, verso sud, la prima parte della strada è asfaltata con punti panoramici mozzafiato come il Miradouro de lua, il belvedere della luna, un punto di osservazione su un’ampia gola in cui si ergono pinnacoli e bizzarre formazioni rocciose: Benvenuti nel Bryce Canyon dell’Angola. Le formazioni rocciose guardano drammaticamente il mare, creando un contrasto di colori straordinario, uno scenario lunare che si infiamma con il sole.

 

La strada diventa sterrata (è in costruzione, non si sa da e per quanto). Un panorama verdeggiante attraversa le centinaia e centinaia di chilometri che portano a Lubango.

 

Ed eccolo il simbolo dell’Africa, lui, il re della natura, maestoso, imponente, con quell’aria aristocratica un po’ snob. Il baobab (che qui si chiama imbondeiro) è l’albero nazionale dell’Angola. Lungo la strada se ne incontrano tantissimi, mescolati ai bei quiver tree, i cosiddetti alberi faretra.

 

 

E poi all’improvviso, al margine della strada un carro armato abbandonato, chissà da quanto. Ne abbiamo visti ben 3 lungo la strada, quasi come fossero monumenti in attesa dello scatto del turista.

 

La domenica nei villaggi e nelle cittadine, le chiese sono gremite di gente che arriva con il vestito della festa.

 

 

 Lubango sembra sia rimasta protetta dalle varie guerre. Una cittadina a oltre 1700 metri di altitudine, tranquilla, con una meravigliosa natura che la circonda. Un misto tra città in parte moderna ma con ancora molta cultura locale, come gruppi di indigeni che camminano per strada o si incrociano nel supermercato in centro.

 

 

A pochi chilometri dalla città a 2270 metri di altitudine c’è la faglia di Tundavala, uno spettacolo naturale e, poco oltre, la cascata. 

 

Fuori città, sulle alture, la statua del Christo Rei domina la città, come a Rio de Janeiro.

 

Andando verso sud il paesaggio passa dal verde brillante a più desertico, con la terra ocra.

 

La strada si avvicina ad un paese che amo molto, uno dei miei preferiti in Africa. Dopo quattro anni, sono davvero felice di tornare in Namibia. A presto

 

 

 

Un pensiero su “Angola

  • 19 Aprile 2019 in 00:08
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    I tuoi articoli sono sempre estremamente interessanti e illuminanti, conoscevo solo molto superficialmente la situazione dell’angola e il tuo articolo mi ha fatto capire la sua realtà e i suoi problemi, sei una scrittrice straordinaria! Grazie!

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