Sudafrica n.1 dal confine con la Namibia a Cape Town, a Cape Agulhas

La strada dallo sperduto confine di Onseepkans è sterrata. Deserto rabbioso, di pietre e cespugli pungenti, chilometri e chilometri di scossoni sotto un arido sole ed uno strano vento che getta la sabbia negli occhi. Sembra un luogo maledetto, di quelli dove non vorresti mai vivere. Ed in effetti non c’è nessuno. Abbiamo scelto questo ingresso perché da veri overlanders amiamo i luoghi fuori dai circuiti turistici, ma oggi anche perché i nostri due compagni di viaggio neozelandesi non hanno il visto (obbligatorio!) e teoricamente non potrebbero entrare in Sudafrica. I confini sperduti sono fantastici, i poliziotti della frontiera non sono abituati a vedere turisti, quindi un camion arancione con 8 nazionalità suscita grande curiosità. Mostriamo loro su una mappa dove sono tutti i nostri paesi di origine e questo crea subito un interesse e grande sgomento, seguito da innumerevoli domande. E l’atmosfera diventa sempre più amichevole, quasi parentale. E a breve ci consegnano tutti i nostri passaporti vistati (senza controlli individuali) con un coro di “Benvenuti in SudAfrica”, l’unica entità sovrana al mondo con tre capitali: la sede del governo e capitale amministrativa è Pretoria, la legislativa (che ospita il parlamento) è Città del Capo, mentre quella giudiziaria (sede della corte suprema d’appello) è Bloemfontein. Ma, poiché la sede del Capo di Stato è Pretoria, questa è la capitale internazionalmente riconosciuta. Il Sudafrica è un vero cappello del prestigiatore: non sai mai cosa esce. È un paese culturalmente ed etnicamente vario, dove si parlano 12 lingue ufficiali, di cui due europee, l’inglese (portato dai coloni britannici) e l’afrikaans (evoluzione africana dei coloni olandesi). La Segregazione razziale (apartheid ) e quindi la messa in atto di politiche razziste, hanno alienato al paese il sostegno della comunità internazionale. Anche se oggi l’apartheid è ufficialmente un capitolo chiuso, in realtà nelle immense periferie delle città i poveri non sono ancora cittadini a tutti gli effetti. Pensate che i neri sono oltre l’85% della popolazione ma i bianchi detengono circa il 90% delle terre (già nelle loro mani ai tempi dell’apartheid). Difatti, in tutti gli alberghi e campeggi dove abbiamo soggiornato, i proprietari erano bianchi.

La prima cittadina che incontriamo è Pofadder, a 60km dal confine. Arida, scarsamente popolata, con il crudo vento del deserto, non ha davvero nulla che attrae un turista.

Ci vorranno altri 460 chilometri prima di arrivare nella zona dei vigneti, dopo una sosta a Springbok, che è diventata turistica semplicemente perché si trova sull’asse che collega Cape Town alla Namibia e quindi è una sosta ristoratrice del lungo viaggio. Le attività minerarie (rame) si sono ridotte ed il paese si è spopolato. La nostra vera sosta importante sarà più avanti, all’Highlanders Campsite: immaginate una serie di rustici riattati, intorno ad una casa principale, in mattoni, dove un ristorante con camino ed una grande tavolata vi attendono per una degustazione enologica: 7 bottiglie di vino da mirare, e sniffare, prima di mandare in fibrillazione le papille gustative! Se non volete piantare la tenda sul profumato fazzoletto di erba da campo da golf, le stanze sono accoglienti, con quello stile rustico-minimal  chic, che tanto mi piace. Anche il barbecue è all’altezza, insomma il corpo e lo spirito ringraziano.

 

 

 

 

 

 

Incuneata tra l’oceano e la montagna, con Table Mountain come sfondo e spiagge dorate, sembrerebbe un miraggio. Cape Town odora ancora di conquiste, una città cosmopolita, dove il fermento artistico è continuo.

Non fatevi spaventare da un cartello brutale che vi informa sul fatto che in città si possono avere le quattro stagioni in un giorno. In effetti è consigliato l’abbigliamento “a cipolla”, dal bikini al piumino….ma vi assicuro che ne vale la pena.

 

 

E, quando al mattino aprirete la finestra vista montagna e sarete affranti davanti ad una fitta coltre di nubi, fate un giro della stanza e ritornate alla finestra: probabilmente sarà tutto sparito e vi verrà voglia di correre a prendere il Cableway, la funivia che ruota su se stessa mentre si sposta, per consentire a tutti i passeggeri di godere del panorama spettacolare. Dalla cima si scorge Robben Island, il famoso ex carcere  (fino al 1996) all’interno del quale fu rinchiuso Nelson Mandela.

 

Cape Town è una città energica e piena di vita. Ho avuto la fortuna di trascorrere una settimana intera qui e quindi assaporarne il fascino, dal turismo disneyano di alcune zone, ai quartieri emergenti, ai dintorni un po’ più selvaggi. Mai un momento di noia. Nelle sue strade si respira un entusiasmo tale che il concetto di pop-up avrebbe potuto essere inventato qui. L’apartheid é stata abolita nel 1991 : anche se oggi non tutti i problemi sono stati risolti, Cape Town è una città tollerante, piuttosto aperta alle differenze.

Volete vedere come vengono tagliati i diamanti? Ascoltare gli straordinari tamburi djembe? Provare cucine etniche stellate? Vedere centinaia di gallerie d’arte? Farvi cucire un colorato vestito africano con un modello totalmente europeo? Girovagare per vecchi mulini meravigliosamente ristrutturati da architetti di fama mondiale? Se la risposta è “Si”, questa è la vostra città.

In vari quartieri, le vecchie fabbriche sono state riabilitate e all’interno ci sono decine di negozi e ristoranti alla moda.

 

 

 

 

 

 

Il turista si ritrova al V&A Waterfront, con le sue navi mercantili, il suo porto molto chic ed i suoi vecchi magazzini meravigliosamente  ristrutturati, qualche ottimo ristorante, ma anche molte americanate d’assalto che (per me) deturpano non solo il colpo d’occhio, ma anche l’odorato: intense alitate di olio strafritto salgono verso il cielo. Le famiglie adorano incontrarsi qui, dove, tra un piatto di patatine strafritte e dei Nuggets di pollo, si può fare un giro sulla ruota panoramica, o spendere pochi rand per una maglietta con la Table Mountain stampata (made in Bangladesh). 

Ma qui trovi anche ottimi Hotel 4/5 stelle (con vista e prezzi direttamente proporzionali), e ristoranti nei quali vale assolutamente la pena fare la coda. Vi parlerò di questo più avanti. E poi centinaia di negozi per tutte le tasche, dalle catene a basso budget, ai marchi più prestigiosi. 

Passeggiando nel Waterfront si ammira la Marina, una bellissima area residenziale dove i palazzi si integrano perfettamente con la meravigliosa cornice mare-monti. E poi puoi avere la fortuna di vedere una paciosa foca che si gratta sul molo, per nulla infastidita da un flash dispettoso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lasciato il porto, ad un paio di chilometri si arriva in un quartiere caratteristico: Bo Kaap è magicamente colorato; casette da fiaba sfilano lungo le vie, e auto d’epoca completano il film degli anni ‘60. Case basse con il tetto piatto, color pastello: ogni tanto si apre una porta e donne mussulmane escono  per poi infilarsi nel negozio a pochi metri, da dove esce un intenso profumo di spezie e incenso. E per chi vuole approfondire la conoscenza, il Bo-Kaap Museum, racconta di come l’area del quartiere sia diventata la patria di molti musulmani e schiavi resi liberi dopo l’abolizione della schiavitù. Si trova in 71 Wale Street.

 

 

GreenMarket square ospita giornalmente un mercato di artigianato locale. 

Poco oltre, Company’s Garden, un’oasi botanica, un polmone in pieno centro, con tanto di scoiattoli ed i loro allegri squittii.

Non lontano, Long Street, la strada più vecchia della città con i suoi bar alla moda dove ascoltare del buon jazz ed i balconi delle case vittoriane in ferro battuto, tra una Pasticceria profumata (come Charly’s Bakery) e Cioccolaterie da perdersi (come l’Honest Chocolates). E poi Africa Nova, un negozio famoso per i suoi souvenirs africani chic ed eleganti. E ancora, su Hatfield Street: Okha, il negozio di mobili in stile scandinavo.

The Old Biscuit Mill, a qualche chilometro dal centro è un incredibile esempio di riabilitazione di una zona di periferia. Un ex mulino è stato restaurato da talentuosi architetti : si possono gustare prelibatezze locali sulle bancarelle del famoso mercato alimentare il sabato mattina, oppure fare uno shopping davvero originale. Molti artisti hanno qui il loro laboratorio e la creatività raggiunge i massimi livelli, tra bigiotteria e abbigliamento che va dal casual al minimal chic, alla grande soirée. Il sabato armatevi di pazienza, poiché la folla, non solo di turisti, ma anche moltissima gente locale, prende d’assalto i banchetti.

 

 

Ed ecco le mie chicche della città :

Ho trascorso le notti in un Hotel che ha un rapporto qualità/prezzo straordinario. A poche centinaia di metri dal Waterfront, the Lux Signature Hotel by Onomo è considerato un 3 stelle ma credetemi è assolutamente un 4 stars. Una vecchia fabbrica, completamente riattata, con hall, bar e ristorante allegramente personalizzati, tra divani dorato-leopardato (tutto finto, non vi preoccupate!) e camere minimal-chic, che profumano di nuovo. Ad ogni piano una scrivania con a disposizione gratuita H24 una selezione di the aromatici, caffè e cappuccino buonissimi. La sera il bar si anima, con artisti locali che si esibiscono in mini concerti.

 

 

Alcuni suggerimenti  culinari:

per la colazione:

  • Eastern Food Bazar: in pieno centro, dieci cucine asiatiche sotto lo stesso tetto. Sembra di fare un viaggio dalla Turchia alla Cina, passando attraverso il curry del nord dell’India. Spezie aromatiche, tandoori e  Shawarma…..difficile resistere alle tante tentazioni. Ottimo rapporto qualità prezzo
  • All’Old Biscuit Mill tutto è buono: dalla paella di pesce, ai barbecue, dalla pizza in forno a legna al sushi rivisitato, ai macarons francesi, dal pollo fritto (bene!) , al forno con dieci tipi di pani appena sfornati e odorosi strudel che vi strizzano l’occhiolino. 
  • Nel V&A Waterfront c’è Willoughby & Co.: mettetevi in coda per assaporare ottimo pesce, dal carpaccio all’olio EVO,  alle ostriche, dal sashimi ad un incredibile Fish and Chips….già sembrerebbe facile, ma credetemi è il migliore che abbia mai mangiato, con le patate rigorosamente tagliate a mano ed una frittura leggera e profumata.

Per la cena

Se cercate una cucina tradizionale africana:

  • Mama Africa è un’istituzione, anche se un po’ datata. Un filetto di kudu o altra carne selvatica da gustare durante i concerti di artisti locali. Ma il mio preferito è
  • Gold. In un ambiente colorato e allegro il menù è fisso: arrivate affamati, perché vi aspettano assaggi di ben 14 delizie africane, dai gamberi algerini, ai samossa sud africani, dalle lenticchie egiziane al riso pilaf alle spezie di Zanzibar, dal pesce fritto della Tanzania all’agnello della Namibia. Un meraviglioso giro dell’Africa in 14 piatti.
  • Un ottimo ristorante per me è Beluga (un altro bell’esempio di spazi urbani recuperati). Si può mangiare nel cortile, in un ambiente accogliente e raffinato. Un ottimo carpaccio di Kudu ed un filetto di antilope, innaffiati da un bel corposo Cabernet Sauvignon.

 

 

E poi si parte con la visita dei dintorni.

Da buona piemontese non potevo non andare a Stellenbosch, le Langhe del Sudafrica e fare un bel giro enologico di alcune cantine.

 

E’ ora di partire alla volta del Cape of Good Hope, il Capo di Buona Speranza. Le agenzie propongono escursioni giornaliere con varie soste.

La strada panoramica si apre su splendide spiagge, come quelle di Clifton (in cima alle scogliere sono annidiate lussuose proprieta’ immobiliari,  che rendono quello di Clifton il più caro mercato immobiliare di tutto il Sudafrica) e di Llandudno, con la loro sabbia bianca e le rocce ombrose. Naturalmente le dimore mozzafiato sono poco visibili dalla strada, la privacy è garantita da recinzioni holliwoodiane.  

 

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La spiaggia di Muizenberg,  sabbia bianchissima è un’altra piacevole sorpresa, con le sue casette a schiera colorate con tonalità vivaci (Bright Coloured Beach Houses) che vengono utilizzate come cabine per cambiarsi.

 

Hout Bay è il porto dal quale partono le escursioni in barca verso Duiker Island, un’isola abitata da una colonia di circa 3000 foche. 

 

 

 

 

 

 

Per arrivare a Cape Point, le coordinate geografiche sono 34°21’24” – 18°29’51”: un paesaggio mozzafiato e un po’ di fauna locale, i babbuini. Occhio alle borse: sono abilissimi nell’aprire i sacchi e molto agili nella fuga. Ma attenti, non reagite all’assalto, perché rischiate un’aggressione: meglio lasciare la presa. Quando scopriranno che la vostra borsa non contiene nulla di commestibile, l’abbandoneranno immediatamente.

 

 

E poi un’altro incontro emozionante, a Boulders Beach, una baia sabbiosa abitata da una colonia di circa 2000 pinguini. Basta appostarsi sulla passerella in legno per ammirarli da vicino, simpatici e fotogenici, incuranti dei tanti occhi curiosi.

Ma il posto migliore e meno turistico per vedere i pinguini e’ Betty’s Bay, a 100 km da Cape Town.  Anche qui una passerella  in legno, con belle dimore che si affacciano sull’Oceano: chissà che emozione alzarsi al mattino e, oltre al mare, vedere magari un soldatino nero e bianco che sgambetta davanti alla finestra!

 

 

La Whale Coast deve il suo nome al fatto che in inverno, da giugno ad ottobre è possibile vedere la migrazione delle balene anche dalla terra ferma:  per questo Hermanus,conosciuta come la miglior località al mondo per ammirare le balene dalla terra ferma, ha una passeggiata sul mare di circa 14 chilometri, con diverse panchine in punti panoramici dove sedersi. Il luogo, al riparo nella baia, ha acque più calde di quelle dell’Antartico e dunque è il luogo ideale per partorire: purtroppo per me non è la stagione giusta.

 

 

 

Ed eccoci a Cape Agulhas, il punto più meridionale del continente africano, l’incontro dei due oceani, Indiano ed Atlantico, luogo in cui non mancano tracce di navi naufragate, come il Meisho Maru38, che si è scagliato contro una violenta tempesta nel novembre nel 1982.  In passato era considerato un luogo maledetto proprio perché affondavano molte imbarcazioni. Contrariamente a quanto molti credano, il Capo di Buona Speranza non è il punto più a sud dell’Africa, ma lo è Cape Agulhas, il luogo dove si dividono ed incontrano gli oceani Indiano ed Atlantico!

 

Il posto è molto selvaggio, ventoso, la strada è sterrata, i due mari sembrano in feroce lotta continua.

 

 

Per ora vi lascio qui. Come direbbe il Sommo Vate: …..nel mezzo del cammin…! La seconda parte del mio viaggio in SudAfrica sarà pubblicato a breve.

 

 

 

 

 

 

2 pensieri riguardo “Sudafrica n.1 dal confine con la Namibia a Cape Town, a Cape Agulhas

  • 22 Maggio 2019 in 11:50
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    Incredibile come sempre la tua descrizione di questo paese straordinario, ci si sente immersi nella realtà che hai vissuto, le splendide foto contribuiscono a vedere e vivere i posti, hai una grandissima e rara capacità di far entrare chi legge i tuoi resoconti nel luogo descritto, si ha l’impressione di camminare per quelle strade e vedere quello che hai visto tu, e’ una dote che pochissimo scrittori di viaggio hanno! Complimenti❤️

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    • 22 Maggio 2019 in 19:12
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      Ma che dire, se non ringraziarti per lo splendido commento. Sono davvero contenta!

      Rispondi

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