Sudafrica n.2 dalla Garden Route al Kruger Park

 

La Garden Route profuma di foreste rigogliose, campi con mucche al pascolo,  spiagge immense e deserte e tanti villaggi con case eleganti. Una verde strada costiera lunga quasi 300 chilometri, tra Cape Town e Port Elizabeth. Abbiamo avuto la fortuna di trascorrere due giorni nelle case di una coppia di splendidi amici del nostro leader. A 15 chilometri dalla strada sterrata, in mezzo ad un paesaggio di rocce e fiori e cespugli di un verde incontaminato, all’improvviso appaiono due case circolari con vista su una solitaria grande baia sabbiosa. Una visione incredibile, un posto spettacolare, che sembra fuori dal mondo. Che fortuna festeggiare il mio compleanno (-10 alla pensione, grazie a quel surrogato di Ministro…Fornero!), in questo luogo incantevole!

 

La Garden Route prosegue verso est. Una piacevole sosta è la cittadina di Knysna, che guarda la laguna ed è circondata da foreste. Benvenuti a The Head, due scogliere di arenaria : sedetevi e guardate il paesaggio o, se preferite, partire ad esplorare la laguna in barca.

 

Volete sentire l’adrenalina scorrere nelle vostre vene? Non perdete l’opportunità di fare bungee jumping dal Bloukran’s Bridge: a 216 metri d’altezza dalla vallata, è il più alto di tutta l’Africa!

 

Rumore costante delle immense onde, alcune delle migliori al mondo. Jeffrey’s bay (o Jbay), la mecca del surf, ospita migliaia di surfisti che vengono qui appositamente per le onde sudafricane. I veri surfisti arrivano impazienti sperando di poter cavalcare la leggendaria Supertubes, l’onda perfetta lunga circa 800 metri,  che può raggiungere circa 3 metri d’altezza, il sogno!

Se passate di qui vi consiglio un ottimo ristorante (gestito da una coppia francese): una terrazza sul mare, Kitchen Windows propone ottimo pesce e ostriche. Rapporto qualità / prezzo eccezionale!

 

 

Addo Elephant è uno dei venti parchi nazionali del Sudafrica, a circa 70 km a nordest di Port Elizabeth. Il territorio del parco è costituito di zone a vegetazione bassa, simili a steppa, e aree semi-desertiche. Si attraversa con i mezzi propri. Il parco dovrebbe essere l’unico in Africa ad avere i Big 7 (Leone, rinoceronte, bufalo, leopardo, elefante, la balena del Sud e lo squalo bianco).

Purtroppo noi vedremo solo elefanti, zebre, kudu. Per i campeggiatori c’è però un sito straordinario, Pearson Park: al mio risveglio (dopo una notte cullata dalle onde), il paesaggio davanti alla mia tenda era questo, con le dune che si buttano nel mare. Un’oasi di pace e bellezza.

 

 

Si riparte, questa volta lasciamo la costa per spostarci verso l’interno. La strada è straordinariamente verde, grandi distese di pascoli, mucche e greggi. Spesso paesaggi bucolici scorrono su una strada piacevolmente veloce. Ma la vera sorpresa sarà la deviazione dalla N6 alla Roydon Private Nature Reserve, Adventure Farm and Lodge. Quando si apre il grande cancello si scorgono in lontananza dei bungalow (hut) che sembrano grossi funghi. Sono piccoli alloggiamenti con letto a castello ma molto confortevoli, disseminati in un grande prato verde. È quasi sera e mi accingo a raggiungere il mio rifugio per la notte. Apro la porta e mi volto per prendere la mia borsa appoggiata per terra. E lo spettacolo che mi si presenta in lontananza è magia pura: diciannove giraffe, la maggior parte immobili, con sguardo curioso.

Purtroppo è tardi, la luce è fioca e non ho portato con me la macchina fotografica, quindi sarò costretta a scattare orribili foto con il cellulare. Impossibile far stare 19 giraffe in un’immagine! Staremo a guardarci per almeno mezz’ora, finché la luce della sera purtroppo ci separerà. Io a fissare loro e loro a fissare me, entrambi seguendo i nostri movimenti,  un’emozione  incredibile. Con la sera la temperatura rovente del giorno si trasforma in freddo pungente. La notte nella dolce e confortevole capanna sarà piena di sogni, sapendo che intorno c’è una straordinaria fauna che si muove.

 

 

 

La strada verso nord continua, radiosa come le giornate, tra colline ricamate e lungomare dolcemente increspato, finché non si intravede da lontano Miami, pardon Durban, la Miami del Sudafrica, scoperta dai ricchi sudafricani, che la elessero meta turistica negli anni ‘70 perché le sue acque sono tiepide rispetto a quelle gelate di Cape Town.

 

Armatevi di scarpe comode e partite alla scoperta di un’altra città piena di contraddizioni, tra quartieri off-limit, dove anche durante il giorno si vedono, accanto a case distrutte, immondizia ovunque e bidoni accesi, con barboni che infieriscono la loro rabbia al mondo che li circonda, a quartieri molto eleganti, con case vittoriane meravigliosamente restaurate e giardini all’inglese o all’italiana, con l’intenso profumo di fiori colorati che incanta. E la bella passeggiata sul lungomare, la sabbia soffice per chilometri di spiaggia dorata ed in lontananza lo skyline di grattacieli.

 

 

Merita una sosta lo uShaka marine world, uno dei più grandi acquari al mondo.

il meraviglioso Pesce Pietra

Qui si trova anche il famoso ristorante The Cargo Old Restaurant, un relitto “restaurato”, dove si cena con vista “squali”, poiché i tavoli sono di fronte alle grandi vetrate dell’acquario. Purtroppo era chiuso dopo colazione, quando sono passata.

 

Durban è anche allegra e colorata

 

Durban è un mondo a se’, l’Africa che abbraccia l’Asia, culturalmente un mix di tante etnie:  bianchi, zulu, xhosa, altre etnie africane ed indiani, tantissimi indiani. L’aria di Durban è intrisa di spezie forti, profumi intensi, e colori d’oriente. Il sapore odoroso del curry esplode tra le vie del centro, in questa Bollywood d’occidente: a Durban c’è la più folta comunità indiana al di fuori dell’India.

La cucina indiana è in assoluto la mia preferita, quindi saranno due giorni di full immersion anche dal punto di vista culinario. Un amico mi disse:  se vai a Durban devi assolutamente provare il Bunny Chow. “certo, cos’è?” “un panino al curry!”. Detto così non è molto accattivante. In realtà, dopo averlo provato, potrei riassumere le mie sensazioni in :

“E’ una grande lussuriosa festa per l’anima”.

La storia di questa pietanza è interessante: parte da tutti quegli indiani che, tra il 1860 e il 1911, sono arrivati qui, a bordo di navi a vapore, per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero di proprietà britannica. Leggende metropolitane narrano che i lavoratori, scappati da condizioni economiche e sociali di degrado in India e trovatisi a lavorare duramente, quasi come schiavi, nelle piantagioni di canna da zucchero o tra le rotaie delle linee ferroviarie del Sud Africa,    dovendosi adattare ai tempi ed alle esigenze del luogo, abbiano inventato questo curry da asporto, facilmente mangiabile sul luogo di lavoro. Il « panino al curry » sposa esigenze pratiche a culture ataviche, con gli ingredienti disponibili in questa terra per loro di conquista / libertà. In realtà questo meraviglioso piatto è molto più complesso di quello che si pensa: Un profumato e freschissimo pane alto (un quarto o mezza pagnotta) scavato e riempito con un odoroso curry bollente: il matrimonio perfetto! Le varianti sono molte: dal vegetariano (con tutte le verdure di stagione o i fagioli borlotti) alla carne di montone marinata e poi passata a cottura lenta in un trionfo di profumi e sapori, dalla versione gamberi a quella di pesci meno nobili, a quella decisamente meno sofisticata alla trippa e frattaglie varie a quella ancora più selvaggia di zampe e testa di pecora (per cuori molto forti!). Lo si trova in molti ristoranti, un paio (come l’House of Curry), nella deliziosa Florida Road, una via dal fascino coloniale, piena di locali e bar dove trascorrere lunghe serate, a partire dall’aperitivo, un bel bicchiere di profumato vino sudafricano, magari comodamente seduti su uno splendido balcone di una casa coloniale guardando il passaggio sottostante.

 

 

 

A questo punto non potevo non andare nel posto conosciuto per il migliore Bunny Chow, l’Hotel Britannia, un po’ periferico. Un Hotel costruito nel  1879 da Castle Wine and E K Green, (un famoso grossista di liquori) dall’architettura coloniale.  In un ambiente d’altri tempi preparatevi ad un idillio: qui ho preso il Bunny Chow al montone disossato:  un trionfo di sapori e profumi,  mentre un’amica ha assaggiato la versione vegetariana. 

 

 

Continuando verso nord sulla N2, la strada prosegue tra paesaggi verdi ed immense contraddizioni. Accanto a baraccopoli di lamiere malconce sorgono villaggi da fiaba, come l’immenso Edgecombe Country Estate, che si estende per chilometri, ad una trentina di chilometri da Durban: un presepe, una città di case bianche  con mattoni rossi, tetti verdi e giardini curatissimi, incastonati in una cornice di un dipinto. Sembra di essere in California, una Beverly Hills a tema, perché tutte le case, anche se di forma diversa, hanno in comune gli stessi  colori (bianco, rosso e verde).

 

 

La vita scorre lenta in questo paradiso, (dove è specificato che a tutti gli abitanti è garantita la sicurezza ), tra passeggiate bucoliche e pomeriggi sul green di un meraviglioso campo da golf. Chi sono i fortunati abitanti di questa enorme gabbia dorata? 50% bianchi, 40% asiatici (principalmente indiani) e solo il 10% neri…. insomma quasi da dimenticarsi che siamo in Africa. (Tanto per chiarire: la popolazione di Durban, circa 3 milioni di persone è composta da 73% di neri, 20%di indiani e 7% bianchi).

Lasciamo nuovamente la costa per dirigerci verso il nord, attraversando ESwatini, (di cui ho parlato in un altro articolo) per raggiungere uno dei luoghi più conosciuti al mondo, il simbolo del Sudafrica, il Parco Kruger.

Il rumore di grandi rami che si spezzano, di passi e respiri nell’aria immensa, sempre più vicini. Gli elefanti sono lì, in quella savana dal cuore che batte forte.  Sono enormi, bellissimi nella loro goffaggine e ti rendi conto che tu sei un puntino nell’immensità della natura

Pensate ad una immensa cornice con un quadro armonico che unisce tutti i sentimenti. Una dorata prateria con qualche acacia a ombrello, una savana dove la vita brulica tra gli arbusti secchi a perdita d’occhio, una pozza d’acqua che magicamente si illumina di lucidi occhi vibranti nel ritrovo serale della fauna. La chiamerei paesaggio-terapia perché corpo e spirito rinascono di fronte ad una natura così perfetta nella sua imperfezione.

Non servono parole, ed in questo caso, scusate, ma non ho molte fotografie da farvi vedere: in questo viaggio ho sempre pubblicato foto fatte con il cellulare. Fotografare seriamente gli animali in un safari richiede un grande impegno, soprattutto per una che non ha dimestichezza con le macchine fotografiche “serie”e mi rendo conto che, se dovessi concentrarmi sulle foto, perderei tutti quegli istanti veloci ma profondamente toccanti che mi circondano. Ho voluto godermi ogni attimo, con i miei occhi che trasferivano le emozioni al resto del corpo.

Una full immersion tra eleganti giraffe, sgambettanti impala dal manto dorato, cuccioli di rinoceronti che sembrano goffi pupazzi paciocconi, veloci gnu striati, dolcissime antilopi ballerine, uccelli dalle piume di un colore blu intenso, spaventosi, immensi ippopotami dalle fauci cavernose e poi, naturalmente i gattoni…..il gruppo di due leonesse e cinque cuccioli che attraversano la strada alle 6 del mattino, con i primi chiarori, è l’inizio di un giorno idilliaco.

 

E poi lui, il re degli alberi, Mr Baobab, così immenso, così protettivo

 

Naturalmente un parco di 20000 chilometri quadrati offre sistemazioni per la notte di tutti i generi: dai Lodge di lusso 5 stelle, a quelli con varie opzioni, dai campi tendati a bungalow più o meno rustici. Sono stata al Satara Rest Camp, ottima location, confortevole, ma io non amo sentire la natura attraverso spesse pareti. Ecco perché invece ho adorato il Balule Satellite Camp, un’autentica esperienza selvaggia in mezzo al parco. Ho seguito il consiglio di una copia di Afrikaaner, veri afecionados del posto, ho piantato la tenda davanti alla rete di protezione, ed ho atteso il calar delle tenebre….Ed ecco che l’odore di selvatico e selvaggio anticipa la sua entrata in scena. Madame la iena sale sul palcoscenico e come un grande istrione inizia la sua performance facendo avanti e indietro lungo il recinto. I nostri occhi si incrociano quando punto la pila per scattare almeno una foto col cellulare….Accidenti, non sapevo fossi così alta! Ho sempre visto le iene da lontano ed ora che l’unica cosa che ci separa è una rete, devo dire che sei davvero molto intrigante, anche se dentro di me ho un po’ di timore. Mi hai scrutata, io non ho tolto lo sguardo…..sei stata tu a girarti e sparire tra gli arbusti. Ho seguito lo scricchiolio dei rami secchi fino a quando anche l’eco è finito, ed ho pensato a quello che avevo letto: La iena maculata ha un’aggressività e una forza pungente che è considerata una delle più potenti tra i mammiferi. Il suo morso ha il potere di schiacciare le ossa di una giraffa.

 

 

Rientro in tenda felice dell’incontro, passa un’ora (sto leggendo), quando un nuovo rumore mi distrae…..esco, eccola, un’altra, più piccola ma con lo sguardo bavoso. Stavolta sono io che mi giro e torno in tenda….le ossa di una giraffa sono più morbide di una rete di metallo?

 

Il parco Kruger è il perfetto saluto ad un paese straordinario come il Sudafrica, così pieno di contraddizioni, ma decisamente affascinante, Sì, per me il Sudafrica rientra nella lista dei paesi più interessanti da visitare. Quindi per ora è solo un Arrivederci, che vi arriva da un altro straordinario sperduto confine. Giriyondo è un posto di frontiera che divide il Sudafrica dal Mozambico, nel parco Kruger: in realtà non ci sono recinzioni, quindi la fauna è libera di attraversare la frontiera ….. senza passaporto!

 

Chilometri e chilometri di polvere rossa che si solleva da una strada disordinatamente sterrata. Scossoni per altre centinaia di chilometri, con una sosta al calar del sole in un isolato e remoto “campeggio” semi abbandonato. Non c’e acqua, non ci sono servizi igienici. Due guardaparco vivono li’ e saranno loro a dirci di mettere le tende in un certo posto, dopo che con uno scopino avranno tolto un po’ di erbacce e schiacciato qualche scorpione.  “Terremo il fuoco acceso tutta la notte, gli animali non amano il fuoco”. E così fu….una notte serena respirando la savana che racchiude tutti i sentimenti…. sta solo a voi scegliere quali seguire! Sinceramente, malgrado la vista degli scorpioni, malgrado la mancanza di recinti, malgrado i rumori continui, ho trascorso una delle notti più tranquille di tutto il viaggio. Ad un certo punto ho pensato: “Chissà, forse in una vita precedente ho vissuto in un posto simile!”

 

 

 

Un pensiero riguardo “Sudafrica n.2 dalla Garden Route al Kruger Park

  • 13 Gennaio 2021 in 00:31
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    Il lavoro fatto su questi territori è impagabile, vedere certi panorami o gli animali liberi non ha prezzo. Soprattutto ora in questo paralizzato, imprevedibile presente. Grazie e la voglia d’Africa aumenta

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