Cipro

Un’isola periferica, tra l’Europa e l’Asia, che ha visto il passaggio dei grandi della storia, che hanno preso e lasciato. Fenici, greci, egiziani, romani, bizantini, persiani, crociati, turchi, inglesi e veneziani si sono addentrati in questa isola e le loro tracce sono evidenti. Vestigia greche e romane che appaiono timide tra coste frastagliate dove il sole splende per la maggior parte dell’anno ed il tramonto sulle bianche scogliere si tinge di quel rosa che non vorresti lasciare mai. Sembrerebbe l’isola della felicità, ma la storia recente è piena di vergogna e brutte cicatrici: l’isola è stata divisa tra i turco-ciprioti a nord ed i greci-ciprioti a sud, quindi esiste la Repubblica di Cipro ed il Territorio Occupato Turco dal 1974. Ancora oggi le truppe turche (che hanno invaso il territorio urlando al colpo di stato), occupano più del 35% del paese, autoproclamando la non riconosciuta a livello internazionale, Repubblica Turca di Cipro.

Cipro è la terza isola del Mediterraneo, dopo Sardegna e Sicilia ed un paesaggio che varia tra ulivi che si fanno abbracciare da campagne brulle ed intensi profumi di cedri che amoreggiano con la salsedine, che a sua volta lambisce patrimoni dell’Umanita’.

Larnaca è sorniona, in un’ accaldata domenica di inizio ottobre, con le saracinesche abbassate del giorno di festa, sembra una città abbandonata. Per sentirla pulsare occorre avvicinarsi alla Chiesa di San Lazzaro (Agios Lazarus) grande, ma non abbastanza per raccogliere quei troppi fedeli che sono costretti a cercare rifugio dall’afa sotto i portici e seguono in devoto silenzio la Santa messa. La Chiesa è bella, con la sua maestosa iconostasi dorata.


 

A Cipro vige la libertà di culto, con i Cristiani di fede Greco Ortodossa in maggioranza, anche se altre fedi sono altamente rappresentate, specie la religione musulmana, che comprende quasi tutta la comunità del Nord Turco-Cipriota. Ed ecco che a Larnaca la domenica mattina sono in tanti lì, nella chiesa, prima di spostarsi eventualmente verso le spiagge, l’oro della città. 

Dieci chilometri di sabbia dorata, con acque poco profonde e venti molto gentili che soffiano delicati dall’alba al tramonto: benvenuti sul lungomare. Palme ad alto fusto separano il mare dalla strada, in un susseguirsi di lidi più o meno modaioli dove riposarsi, fare sport, bere un cocktail o farsi sorprendere dalle specialità culinarie di un’isola dove il cibo è culto. La sabbia dorata arriva quasi all’aeroporto internazionale della città, con spiagge premiate con la Bandiera Blu, come la Mackenzie Beach.


 

Lasciata Larnaca la strada ci porta ad est ad Ayia Napa, con prima sosta in quella Nissi Beach che scorre lungo la sua insenatura, con quell’acqua trasparente, decisamente piacevole in ottobre quando la temperatura divina avvolge quelle fortunate famiglie che si possono permettere un bagno fuori stagione, e soprattutto lontani dalla caotica folla che si stabilisce qui nei periodi estivi, anche se non si può certo parlare di spiaggia selvaggia.


 

 

Ayia Napa: più simile ad un luna park (di discussa architettura) che ad un centro città vero e proprio, con bar con promozioni alcoliche 3×2, discoteche, sale da gioco ed ogni sorta di divertimento in una cittadina, che quella domenica di ottobre, di giorno, era chiusa, deserta, quasi lugubre.  Le sere estive immagino una folla di canottiere sudate su petti tatuati e ragazze più o meno discinte che saltano come cavallette da un locale all’altro alla ricerca di quella effimera felicità: non per nulla siamo nella terra di Afrodite e quindi non può mancare una trasgressiva movida. E pensate che fino agli anni ‘90, Ayia Napa era un sornione villaggio di pescatori, fino a quando lungimiranti investitori hanno deciso di farne l’Ibiza del Mediterraneo del Sud. Sono sorte discoteche di ogni genere, clubs per tutti i gusti e questo ha attirato una folla di giovani che durante l’estate lascia il nord ed est Europa, per venire a vivere quell’atmosfera che si scalda da mezzanotte a mattina inoltrata. Oltre 80 clubs e discoteche che cercano di attirare i clienti con feste a tema, tutti aggrovigliati nel centro della cittadina, attorno ad un timido monastero in restauro.

Pochi chilometri più avanti si arriva ad uno dei posti più fotografati dell’isola. Il nome dice tutto: Love Bridge, un regalo della natura che appare all’improvviso a pochi passi dal parcheggio dell’auto. Una bellezza senza età: tra quel verde smeraldo che sembra intriso di pagliuzze d’oro, l’arco di roccia è stupendo e, per questo, meta di innamorati che arrivano dalla vicina spiaggia  per la promessa d’amore.

 

Fig Tree a Protaras e le sue acque cristalline ci accolgono per un altro bagno. È stata dichiarata alcuni anni fa una delle più belle spiagge d’Europa: francamente la baia è carina ma non ho trovato nulla di particolarmente eclatante

 

Il tour delle spiagge continua a pochi chilometri, a Konnos Beach, un’altra baia riparata dove immergersi tra dolci acque trasparenti.

 

È ora di respirare un po’ di storia dell’umanità e partire alla ricerca delle chicche dell’isola.

Choirokoitia Neolithic Settlement, patrimonio Unesco, detto anche  « il villaggio dalle capanne rotonde », purtroppo pochi resti di quello che doveva essere un insediamento neolitico occupato dal VII al IV secolo AC.

 


La nostra strada prosegue fino a Lefkara (o Leukara) un comune di circa 800 abitanti, abbarbicato su dolci pendii. Noto per l’artigianato, soprattutto merletti e lavorazione dell’argento, con le vie di pietra tra case imbiancate a calce e persiane dai colori del Mediterraneo, dove si respira un’aria retro’. Qualche signora è seduta sulla soglia e ricama  seguendo quei ritmi lenti che la circondano, come se il tempo si fosse fermato il secolo scorso.



 


Siamo pochi turisti e gli artigiani ci chiamano per mostrare con orgoglio uno dei loro trofei: la leggenda narra che Leonardo Da Vinci venne in paese ed impressionato dalla qualità e bellezza di questi merletti, porto’ in Italia un grande campione per coprire l’Altare della Cattedrale di Milano. Le copie del trofeo sono il regalo preferito dei turisti.

 


Nicosia è l’ultima capitale divisa del mondo: la cosiddetta linea verde segna un tratto di confine, con l’occhio supervisore dell’ONU e dell’Esercito Britannico. Le grandi mura, opere dei nostri abili Veneziani proteggono quel centro storico così delicato. Ledra Str. è la via principale che, in questo periodo, si ferma davanti a grandi catene che segnano quel limite invalicabile che separa il sud dal nord. Un’orrendo check point, attualmente off limit per i turisti, quindi anche noi, purtroppo, abbiamo dovuto accettare il rifiuto a varcare quella soglia del risentimento.

 

 


La linea Verde (così detta perché creata da un comandante dell’esercito britannico che divise sulla carta la città in due usando un inchiostro di colore verde) è quindi quell’area cuscinetto di poche decine di metri che separa il sud ed il nord, fatta oggi da case in rovina che fanno pensare ad un periodo difficile.

L’unica possibilità di dare uno sguardo veloce aldilà del muro della vergogna, è salire sull osservatorio della Torre di Shakolas, in pieno centro.


Ma Nicosia è anche il luogo dove restano tracce dei tanti passaggi. Le mura veneziane circolari che circondano la parte vecchia sono del XVI secolo (dovevano tenere lontani gli invasori ottomani) e raccolgono, come uno scrigno, moschee, chiese, edifici di stile coloniale e musei, come quello archeologico che illustra la storia dell’umanità in un viaggio che parte dal neolitico per attraversare l’arte romana, greca, bizantina, mussulmana. È piacevole passeggiare tra le mura di Nicosia, a partire dalla famosa porta di Famagosta, il quartiere e la Chiesa di Chrysaliniotissa, la Chiesa affrescata di Agios Ioannis, la moschea Omeriye, la casa museo di Hatzigeorgakis Kornesios.



In città un ottimo ristorante  è Kathodon, a pochi passi dalla frontiera turca, dove fare una full immersion in quella strepitosa cucina che profuma di Mediterraneo. Consiglio i meze, (abbreviazione di Mezedes: piccole porzioni di prelibatezze) una sorta di tapas, un pasto molto conviviale che ti fa assaggiare una grande varietà di specialità locali. Ho provato qui il meze di carne, un tuffo nei sapori dell’isola, tra salsicce affumicate, cotolette di carne macinata con spezie, carne di coniglio, souvlaki, insalata greca con feta, patate in varie cotture, fagioli, e profumose salse come hummus, zadziki allo yogurt e tarama a base di caviale di pesce, olive schiacciate nere e verdi, oltre al fantastico halloumi, formaggio ricavato da latte di pecora (a volte anche mucca), cosparso di menta e conservato in salamoia per permettergli di sviluppare un gusto salato che lo trasformerà, dopo un passaggio sulla piastra, in un delizioso formaggio croccante fuori e morbido dentro. Un consiglio: le porzioni sono enormi, ed un meze è un’ottima cena per due.


 

Un altro buon ristorante, sempre nella via centrale e’ To Anamma, che ha anche una terrazza interna molto carina . La Moussaka (uno sformato di melanzane, patate, carne tritata con una spessa copertura di besciamella e, dulcis in fondo una grattata di formaggio) è un piatto che adoro e qui è ottima.  Questo piatto è onnipresente nella cucina cipriota e lo troverete veramente ovunque. 




 

Ne approfitto per parlare di altri due meravigliosi piatti ciprioti, che raccolgono i profumi, sapori e colori di questa terra

Lo Stifado è un ricco stufato di manzo cotto a lungo con aceto, vino e tanta cipolla, mentre il Pastitsio (pasticcio) è una sorta di pasta al forno, con pasta mischiata a strati di carne tritata, formaggio e spezie, ricoperta di besciamella

Si riparte verso la montagna, in quella parte centrale di Cipro, che porta verso il Monte Olimpo (che si erge a 1952 metri): la catena montuosa dei Troodos.

 

Sembrerà strano ma questa chiesetta dall’aspetto esterno piuttosto banale e’ patrimonio dell’Unesco. Incastonata tra i monti, la chiesa bizantina Panayia Phorviotissa ( meglio conosciuta come Panagia Asinou) nasconde in realtà un tesoro, essendo totalmente decorata con bellissimi affreschi: davvero stupenda, per me la più bella chiesa vista sull’isola.

 

 

Si prosegue con la visita del Monastero Agios Ioannis  Lambadistis, altro patrimonio Unesco, un complesso di tre luoghi di culto.


 

A pochi chilometri Tou Moutulla, un’altra  chiesetta di pietre, anch’essa patrimonio dell’Unesco.



La Chiesa di Arcanghelos Michail a Pedoulas è un’altra chicca piena di affreschi, tra i quali il più famoso è quello di San Michele Arcangelo e l’iconostasi della Chiesa risalente al XV secolo. 

 

 

Si prosegue verso Polis con una sosta al Monastero Kykkos. Nato nel XI secolo e ‘ stato ricostruito più volte in quanto distrutto da incendi. L’edificio attuale è del 1831 e si trova a pochi chilometri dalla collina di Throni, con la tomba di Makarios III

 


 



 

 

Lasciati i monti Troodos, la  strada scende verso il mare fino a Polis, che già dal nome fa venire in mente leggende e storie idilliache della civiltà greca.

 

Situato lungo la costa nord occidentale di Cipro, il paese è incastonato in una riserva naturale decisamente più genuina di quanto visto in precedenza.

Dal porto di Latchi, a pochi chilometri, partono le gite in barca alla ricerca del blu dipinto di blu. Costeggiando la Costa della penisola di Akamas, si accarezzano acque cristalline: la barca si ferma a Blue Lagoon dove si può fare un meraviglioso tuffo.


 

 

Tornati a riva, una breve passeggiata porta alla Grotta di Afrodite, francamente interessante solo per rinfrescarsi dalla calura. Qui, secondo la leggenda, Afrodite, la dea dell’amore e della bellezza avrebbe conosciuto il suo amato Adone.

Si riparte lungo una strada che si farà sterrata per gli ultimi sei chilometri. per raggiungere la spiaggia di Lara. Francamente la spiaggia più bella vista, un luogo magico, selvaggio, il posto ideale dove distendersi sulla sabbia e lasciarsi cullare dalle onde che si infrangono. Il luogo e’ famoso perché qui le tartarughe del Mediterraneo e le tartarughe caretta depositano  le uova. Purtroppo non è periodo di schiusa, ed i nidi sono riparati  da reti protettive per il rispetto di questa meraviglia della natura. I biologi hanno posto dei piccoli recinti con i cartelli che indicano data, numero esemplari e profondità.

Tornati a Latchi, sul porto ci sono parecchi ristoranti con vista. Yiangos &Peter Fish tavern è un buon ristorante dove provare Il Meze di pesce: oltre alle salse classiche, calamari, cozze, gamberi, seppie e tanti  freschi delicati pesci locali 

 


 

Si riparte per Paphos, abitata dai tempi del Neolitico, con molti siti che ruotano intorno al culto della dea Afrodite, che si dice sia nata proprio qui, nella città vecchia. Vicino alla città moderna restano le antiche rovine, teatri, tombe, nel parco archeologico. Pathos e’ stato inserito tra i Patrimoni dell’Umanita’ dell’Unesco, dopo che agricoltori locali la scoprirono nel 1963.

La prima sosta è al sito dei mosaici di Kato Pafos, a pochi passi dal porto di Pafos. Patrimonio dell’umanità dell’Unesco conserva mosaici in quelle che erano le Ville romane di Dionisio, Aron, Teseo, considerati tra i più belli dell’antichità classica.

A pochi chilometri le tombe dei Re, una necropoli del III secolo AC: vista sul mare, perché così si permetteva alle anime dei morti di raggiungere l’aldilà più facilmente, traghettate dalla barca di Caronte. La leggenda ellenica narra che fosse normale porre sugli occhi dei defunti due monete per permettere di pagare il traghettatore.

La tomba n. 3 è la più bella.

 

 


Proseguiamo per Pissouri, un piccolo villaggio abbarbicato sulle colline, a poco più di 500 metri di altitudine, il luogo ideale per fuggire da quella calura di fine estate ancora esagerata.

Ma prima non può mancare una sosta alla spiaggia di Afrodite. Petra tou Romiou o Aphrodite’s Rock è la natura che incontra il mito e la leggenda. La Dea dell’Amore emerse da queste acque, in questa spiaggia di ciottoli che si fanno baciare da acque turchesi, e due grandi faraglioni che fungono da bodyguard.


 

Pissouri è un paese piccolo, raccolto, con una piazza da cui parte la stretta via pedonale di pietre  piena di tavolini dove sorseggiare un buon bicchiere di vino (i famosi vigneti dell’isola non sono così distanti) o provare uno dei tanti piatti della cucina cipriota.

 

Ed al mattino alle 8, quando il paese dorme (a Cipro ci si alza tardi ed i bar non aprono prima delle 10) e si cerca disperatamente un posto per un caffè, è bello sentirsi dire “Kalimera: buongiorno, posso aiutarti? “. L’unico posto aperto è un Circolo, tipo CRAL, molto démodé, con vecchi polverosi tavolini di legno che hanno visto giorni migliori e sedie zoppicanti. Ma « l’oste » ed il netturbino che si prende una pausa dal lavoro, che iniziano a chiacchierare appassionatamente con noi, rendono questo posto pieno di umanità, tanto da far dimenticare uno dei peggiori cappuccini della mia vita.

E la strada continua verso un altro incontro con la Storia: Tolomeo e Plinio il Vecchio parlano di questa città cipriota, che ha attraversato varie fasi, da quella ellenistica, all’epoca romana e cristiana. La città di Kourion conserva un’agora’ (mercato), una basilica, bagni pubblici, terme ed un anfiteatro per 2000 spettatori. E per finire bellissimi mosaici pavimentali fanno capolino tra i resti della casa di Achileas, fondatore della città che sorge in una posizione privilegiata, con splendida vista sul mare. Si crede che la città sia stata distrutta nel VI secolo quando più terremoti la colpirono tragicamente

La strada che porta a Platres è la strada dei vini, un dolce salire tra grappoli profumati e verdi intensi. Anogyra è un piccolo villaggio silenzioso di strette vie di ciottoli e case di pietra, ma non è certo famoso per questo. Nel mese di settembre a Anogyra si tiene il festival delle carrube, o Festival du Pasteli, dove si può assistere alla fabbricazione tradizionale del dolcissimo prodotto, ottenuto dal succo di carrube, che, dopo lunga lavorazione, si trasforma in una sorta di sciroppo mieloso. Il Pasteli è un dolcetto di pasta caramellata, una specie di caramella mou appiccicosa e molto zuccherata. Decisamente troppo per me, che prediligo il salato.


 

 

Ma Cipro è comunque l’isola baciata dal sole dai sapori tipici del Mediterraneo. La strada interna profuma di uva, tant’è che pare che recenti scavi archeologici abbiano confermato che qui il vino veniva prodotto già 5000 anni fa. Se questo fosse vero, da Piemontese DOC dovrei inchinarmi di fronte a questa terra che sarebbe stata la culla della cultura enologica del Mediterraneo. Ed ecco che la visita ad una cantina locale diventa un momento di cultura, oltre che piacere nel venerare il Dio Bacco. La degustazione parte da un paio di bianchi per poi passare ai rosé, ed ai rossi più intensi. Chardonnay, Shiraz, Cabernet Sauvignon sono vitigni conosciuti nel mondo intero. Ma per raggiungere l’apoteosi si deve attendere il Re dei Vini ed il Vino del Re, come fu ribattezzato da Riccardo Cuor di Leone. La Commandaria è un vino dolce, anzi un nettare da dessert autoctono di queste zone, tra i pendii meridionali dei monti Troodos. Frutto di vendemmia tardiva (la meravigliosa storia d’amore tra le uve autoctone, la bianca xinisteri e il rosso magro) lasciato riposare sotto quel meraviglioso sole onnipresente e poi in botti di rovere in modo che rilasci nel vino quell’intenso gusto maturo, zuccherino, quasi tostato. Il naso ed il palato ringraziano!


 

Dopo la degustazione di 7 tipi di vini alla Lamboury Winery non resta che dire: “Stin igia sas: Alla vostra salute”.

A proposito, a fine pasto, si può gustare lo Zivania, un liquore distillato di 45 gradi, prodotto a Cipro sin dal XIV secolo quando l’isola era dominata dalla Repubblica di Venezia. All’epoca si chiamava Acquavite. Sotto la dominazione ottomana il nome venne cambiato in Zivania. Si serve ghiacciato ed in alcuni posti viene addirittura servito per accompagnare i meze, gli antipasti tipici del paese. È un distillato estremamente versatile in quanto anche utilizzato contro il mal di denti, i geloni o per massaggiare parti doloranti, nonché per trattare piccole ferite.

Ci concediamo una sosta con passeggiata a Laneia, o Lania, uno dei più importanti paesi produttori di vino di Cipro. Il nome del paese prende il nome da Lana, figlio del Dio greco del vino e del piacere Dionisio. Stradine strette in pietra, case addobbate da colorati fiori e vecchie fotografie, mentre nell’aria aleggia il profumo dei cedri.

 

E si arriva alla fine del viaggio, con il rientro a Larnaca. Per l’ultima sera ci siamo regalati una cena strepitosa al Psalorimano Fish Tavern, un ottimo ristorante di pesce, accanto al piccolo porto nella zona Mackenzie di Larnaca. I meze di pesce sono strepitosi. Mi è piaciuta la frase di presentazione del ristorante: “Good life means good food and good friends. Tales of the sea, flavors of the Mediterranean and aromas of Cypriot land to be shared by friends in a homely environment to all. Life is good by the sea”.  Mi sembra l’ottima chiusura di questo viaggio in questa dolce isola che trasuda cultura classica e mitologia, e non dimenticatevi di essere vigili perché  lei, Afrodite, la dea della bellezza, potrebbe riapparire all’improvviso. 

2 pensieri riguardo “Cipro

  • 28 Ottobre 2020 in 00:21
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    Ciao, vorremmo andare a Cipro anche noi quest’anno e la nostra casa è a Paralimni, con volo da Pafos. Abbiamo letto che è chiusa la linea verde per i turisti, ma vedo che hai viaggiato verso Nissi Beach: come hai fatto? C’è modo di passare senza attraversare la linea verde?

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    • 28 Ottobre 2020 in 11:35
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      Ciao Leonardo, io sono partita in auto da Larnaca ed ho fatto la A3: sono circa 40km. Non ci sono problemi ad andare nella zona Ayia Napa, il problema è a nord (Famagusta e Kyrenia). Buon viaggio

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