Norvegia: Capo Nord, Lofoten e Oslo

 

Chi ha una fantasia senza limite, se non Madre Natura?

Un paese che si stiracchia tra il mare del nord ed il mare di Barens, tra le magiche pennellate dei fiordi ed il tesoro naturale delle Lofoten, un viaggio in un film fiabesco dove noi siamo i protagonisti e Hansel e Gretel le comparse.

L’arrivo a Tromsø in estate ti fa conoscere la notte nordica, quella che non c’è, a 350 chilometri sopra il circolo polare artico. Ma poiché io “soffro” di eliofilia, quella forte attrazione alla luce solare, come un girasole, mi adatto perfettamente all’ambiente. Tromsø, la famosa “Porta dell’Artico”, perché da qui partirono le spedizioni al Polo Nord di Ronald Amundsen e Umberto Nobile è oggi una ridente cittadina di oltre 70.000 abitanti.

In città mancano le tinte calde, la luce passa velocemente dall’azzurro al grigio piombo, anche se la sua fama è legata al possibile avvistamento dell’incredibile fenomeno dell’autore boreale, che in alcuni periodi dell’anno infiamma il cielo di forti tonalità dai fluo verdi e rosa che sanno tanto di poesia.
La funivia porta velocemente in cima da cui si gode un panorama con vista sulla città ed il fiordo. 

La moderna cattedrale artica, del 1965, che vanta una delle più grandi vetrate policrome al mondo, ha un tetto appuntito e domina la città oltre il ponte, come una sorta di grande fratello. E poi si passeggia nel centro più a nord del pianeta con il birrificio Mack, fondato nel 1877 (con visite guidate e degustazione) ed alcune vie  piuttosto anonime, ma resta comunque una città importante perché tutto parte da qui.


A Tromsø si può provare la cucina locale: Skirri è un locale accogliente, moderno ma tipico, il posto ideale per assaggiare la carne di renna, molto tenera. La si può mangiare essiccata, salata, affumicata e anche in varianti cotte come in morbide polpette, trifolata o sotto forma di salsicce.

 

 

E cosa dire di un delizioso stufato di balena.

Per chi invece vuole una pausa merenda, le kanelsnurrer sono deliziose, enormi girelle alla cannella, da accompagnare ad un meno delizioso caffè.

Dopo cena  (o prima) merita passare al Magic Ice Bar. Dopo aver indossato mantelli termici e guanti, si entra nel fantastico mondo di ghiaccio: una sorta di museo con incredibili sculture.  Un locale a tutti gli effetti, dove tutto è magicamente trasparente e cambia colore da dove lo guardi. Anche il cocktail  viene servito in bicchieri di ghiaccio.  Un ambiente freddissimo, ma riscaldato dai nostri balli con insolite coreografie a ritmo di musiche anni ‘80, compreso uno strepitoso “Tanti Auguri” della nostra super Raffaella Carra’ . Ho amato questo momento!

 


 

 

 

 

Lasciata Tromsø si parte per una delle mete Europee più sognate, Capo Nord. 

La strada per Alta è panoramica, circondati da quelle cinquanta sfumature di verde che danno serenità.

 

Ci fermiamo a Jøkelfjord, per una gita in battello al ghiacciaio, che purtroppo si sta ritirando. 


 

 

 

E poi la sosta ad Alta con il museo a cielo aperto: circa 6000 incisioni rupestri risalenti al periodo tra il 4200 ac ed il 500 dc. in un percorso circolare di meno di 3 chilometri. Le attività di tribù di cacciatori sono illustrate nella loro quotidianità, dalla caccia alle renne, alla pesca, alla costruzione di barche. Patrimonio dell’Unesco, una passeggiata attraverso la storia.

 

La leggendaria E69 è la poesia dei grandi spazi aperti. La full immersion in quella natura fatta di tundra, dagli orizzonti sconfinati, tra distese di erbe e licheni e boschi radi di betulle che si animano come in una foresta incantata con le renne che appaiono e scompaiono come in un film dove le comparse sono le protagoniste.

 


 


 

E si procede su quel sottile nastro d’asfalto così in bilico tra la natura prepotente, fino all’Empireo, Capo Nord, il mito, poco fotogenico, quasi impercettibile, un anonimo strapiombo sul mare, altezzoso, arrogante, dall’immenso significato nascosto: “the place to be”.

 

E, anche se si arriva in una giornata di sole, qui, all’improvviso, il clima cambia, qualcosa fa vibrare il corpo, in questo scenario aspro e selvaggio: è come se si manifestassero delle forze elementari che riportano all’epoca fantastica quando la terra era più giovane.

Il punto più settentrionale del continente europeo si trova a 71 gradi 10’ 21” di latitudine nord.


 

 

 

 

Si riparte sulla strada delle meraviglie verso Tennevol, 700 chilometri di gioia pura , dove il paesaggio è il vero protagonista, e la natura grandiosa e selvaggia sorride nella lotta perenne tra sole e pioggia che si alternano.

Qualche fattoria e case che sembrano uscite da un quadro dei nostri bisnonni. 


Ed un negozio di artigianato Sami

 

 

 

 

Ma la vera entrata in una galleria d’arte è un po’ più avanti.

Le isole Lofoten sono la pennellata dell’artista un po’ malinconico, un po’ arrogante, un po’ superbo, ma dal cuore immenso. Un arcipelago di 1227 chilometri quadrati, 24.000 abitanti e una bellezza senza età.


 

 

Svolvaer è la città più grande delle Lofoten, non particolarmente bella, ma un passaggio comodo per far rifornimento di viveri o per provare la cucina locale. Il Bacalao è un buon ristorante dove assaggiare l’oro delle Lofoten, lo stoccafisso. L’incontro della Corrente del Golfo con le gelide acque dell’oceano del mare di Barens ad inizio anno, attira i merluzzi. Sebbene la stagione della pesca vera e propria duri da febbraio ad aprile, questa rimane la principale attività delle isole Lofoten. Il resto dell’anno è dedicato all’essiccazione e preparazione di quel meraviglioso prodotto che illumina le tavole con il suo intenso sapore .

 

Le isole sono racchiuse in un caloroso abbraccio da montagne a strapiombo sul mare, collegate tra loro da tunnel (alcuni sotto il livello del mare) o da fotogenici ponti che conducono a scrigni dove colonie di uccelli marini cantano come in un coro dal sapore goliardico.

Nusfjord sembra uscito da una fiaba: casette rosse e gialle posate sul mare. La cartolina che ti sogni, il quadretto uscito da un libro per bambini. Un borgo di pescatori ben conservato: meraviglioso al mattino, quando il vento sussurra ai gabbiani e l’atmosfera è straordinariamente poetica. E poi dormire in un rorbu (plurale rorbuer) rende l’esperienza ancora più straordinaria. Le tradizionali capanne di legno dagli intensi colori vivaci sono intrise di storia: in passato ospitavano decine di pescatori che arrivavano in queste zone ricchissime di merluzzi. Oggi molte sono state splendidamente ristrutturare e trasformate in meravigliosi alloggi per turisti.

 

 


 

Poco distante da Nusfjord, Vikten è un’altra poesia che intitolerei: “il soffiatore di vetro”.

Un bel caseggiato di legno, adiacente ad una spiaggia dove la sabbia bianca si nasconde tra rocce modellate. Sullo sfondo il presepe fatto di un pugno di case sotto una timida montagna.

 

 

Lui è lì, intento in una vecchia arte, con in mano una lunga canna. Il magico soffio gonfia il vetro fuso: tutto è così metodicamente veloce, come una sorpresa di un prestigiatore. Pochi gesti, ordinati e armonici, finché  non appare la bellezza pura, l’ oggetto d’arte e per questo parlerei di maestro vetraio. Bello il suo mondo colorato fatto di tanta passione, un lavoro antico i cui segreti si tramandano di padre in figlio.

 

 


Il mio viaggio tra magici presepi continua, passando per Hamnoy, una gemma incastonata tra due ponti

 

Quando il cielo diventa plumbeo, il mare luccica come fosse metallo liquido.

 

Ed eccoci ad A ( si pronuncia “oa” ) , il paese con il nome più corto al mondo. Questo è il capolinea di quella lunga strada, la A10 che parte dalla Svezia. Da visitare il museo dello stoccafisso. “A” e tutti i paesini sparsi nelle Lofoten si affollano di pescherecci che partono per la “raccolta” in mare aperto: questa è la loro vita, questo il loro oro. Purtroppo, negli ultimi anni la pesca, fonte di reddito per gli abitanti di questi luoghi remoti e silenti, sta diventando sempre più ardua: i russi, senza scrupoli e cultura arrivano e pescano gli avannotti, senza che i pesci possano raggiungere l’età adulta, un inutile massacro. Il pesce viene lavorato appena pescato: il corpo fornirà stoccafissi e baccalà, fegato e uova verranno venduti a parte, lingua e guance saranno consumate fritte, mentre le teste (private di guance e lingua) verranno spedite in Nigeria, dove saranno lavorate per diventare integratori di sapori per il cibo locale. Quindi, come il maiale, del merluzzo non si butta via nulla! Una curiosità: tutto iniziò nel 1432, quando il veneziano Pietro Querini, capitano  di una cocca di 700 tonnellate della Serenissima, in scoperta del grande Nord, naufragò a Rost, una piccola isoletta delle Lofoten. Dalla sosta forzata di otto mesi in quella che lui stesso chiamò “Culo Mundi”, nacque un fiorente commercio. Ho trovato carina la descrizione che lui fa di questo: “I socfissi seccano al vento e al sole e perché sono di poca humidita’ grassa, diventano duri come legno. Quando li vogliono mangiare, li battono col roverso della mannara che li fa diventare sfilati come nervi, poi compongono butirro e spetie per dargli sapore”. Nulla è cambiato da quel lontano 1432, ed ancora oggi l’essicazione del merluzzo avviene all’aria aperta. Tre mesi, allungati su stenditoi di betulla, in cui le caratteristiche originali vengono mantenute. Ogni paese, nelle Lofoten ha il suo orgoglioso stenditoio, che viene svuotato dal 24 giugno, il giorno di San Giovanni, che per tradizione coincide con la raccolta dei merluzzi ormai secchi dai tralicci a piramide. Il solstizio d’estate è una grande festa per tutti, con grandi fuochi e balli. La selezione del merluzzo avviene in 20 diverse classi secondo la qualità, ed a luglio inizia la spedizione verso quei paesi che ne fanno largo consumo. In Italia arriva il migliore, per soddisfare la cucina tipica di alcune regioni, come il Veneto e la Liguria. Ho appena scoperto che la materia prima del brandacujun ligure, che io amo, arriva proprio da queste incantevoli isole.

 

 

E poi Reine, un’altro isolotto incorniciato da montagne spettacolari, dove la vita ha i ritmi lenti. Il paese è amato dai trekkers che si sfidano risalendo i 1600 gradini (o gradoni, alti anche 25 centimetri) che portano in cima del Reinebringen, la montagna di 448 metri da cui si gode una vista spettacolare. Grazie ad Andrea Mauro che mi ha permesso di utilizzare la sua foto per far vedere lo splendido panorama. Ne approfitto per segnalare che le foto più belle di questo mio racconto di viaggio in Norvegia sono sue, e ci tengo a ringraziarlo per avermi permesso di pubblicare le sue creature, frutto di abilità e creatività.
A Reine c’è anche un ottimo ristorante, Molostua, dove scaldarsi con una deliziosa zuppa cremosa di pesce.

 


 

 

Risalendo sulla E10, dopo Kylan appare una spettacolare spiaggia bianca con l’acqua cristallina che ricorda i Caraibi. Un’altra sorpresa inattesa, di questo piccolo paradiso

 

 

 

 

La sosta a Bøstad prevede la visita del Museo Vichingo, che però chiude alle 16:00. Siamo arrivati troppo tardi per accedere all’interno, ma abbiamo comunque potuto fare la parte esterna: una breve camminata tra i sentieri porta al mare, dove una riproduzione della nave di Gokstad giace serena. L’edificio, ricostruito sui resti di una casa vichinga, ha la forma di una nave rovesciata.

 


 

 

E la strada continua tra paesaggi selvaggi

 

 

 

Si ripassa da Svolvaer, per poi risalire al nord, alle Vesteralen, che ho soprannominato « il regno degli arcobaleni ».

Il nord della Norvegia è natura grandiosa e selvaggia, con il paesaggio vero protagonista,

Tra fiordi scolpiti, foreste immense o cespugli della tundra artica, tutto è poetico, con l’occhio languido rivolto a quel mare, capriccioso amante.

La strada scorre accanto a spiagge bianche che allungano lo sguardo su cime scoscese.

 

 

 

 

Nyksund è una bella storia di rinascita. Ex villaggio di pescatori abbandonato nel 1975 dopo la distruzione del molo da parte di una violenta tempesta. Il fabbro fu l’ultimo a lasciare il paese nel 1977.  Per anni abitato solo da colonie di uccelli è stato riscoperto da un gruppo di giovani stranieri coordinati da un progetto internazionale, che hanno ripreso i vecchi edifici in rovina e rianimato il villaggio fantasma. Oggi Nyksund ha una piccola comunità di 60 persone che accolgono i turisti in estate e poco più di una decina di coraggiosi che trascorrono qui anche il lungo rigido inverno.
Holmvik Brygge è un ottimo ristorante dove immergersi nella cucina locale, tra fish and chips e guance di merluzzo fritte.

 

 

 


 

La strada prosegue verso Andenes inseguendo gli arcobaleni


 

 

Alle 17:00 il breve traghetto ci porterà a Gryllefjord e di lì, un’altra ora di auto per avvicinarci a Finnsness, per una nuova avventura.
La strada è panoramica

 

Finalmente ci imbarchiamo a Finnsness, sul mitico “postale” denominato Hurtigruten. Più simile ad una nave da crociera che nave da carico, non avendo trovato posto prima, abbiamo comunque voluto fare un pezzo in mare. La nave ha un ristorante con pesce fresco e ottima carta dei vini.


 

Comode poltrone permettono di godere del panorama tra i fiordi, ma il top è trascorrere il tempo comodamente immersi nella calda acqua della vasca idromassaggio. Nei fiordi il mare è calmo e la barca scivola dolcemente sotto un cielo eroico.

 

Mi dispiace lasciare la natura eroica delle Lofoten e delle Vesteralen. Ho amato tutto qui, l’unica cosa che non comprendo,  ed è difficile da capire per un’amante del tacco 12, è stata questa

 

 

 

E poi si vola a Oslo, la capitale orgogliosamente adagiata in fondo al fiordo, una pietra preziosa.

Bello anche il paesaggio dall’aereo

Ad Oslo, vicino al porto,  il Teatro dell’Opera e del Balletto, è una bella struttura bianca di marmo italiano di Carrara e granito. Un’icona della città, inaugurata nel 2008, un magnifico esempio di architettura urbana. 


 

C’è chi approfitta del gaudioso sole per fare un tuffo con vista

 

 

 

 

Di fronte la scultura “She Lies”: pannelli d’acciaio e vetro inox, a rappresentare l’impatto che potrebbe avere un iceberg, con il surriscaldamento del pianeta. La scultura segue le maree e le correnti d’acqua.

Il quartiere Aker Brygge è molto interessante. I vecchi dock, costruiti a metà ottocento in stile monumentale, e magazzini in mattone rosso, sono risorti. Un lungomare dove si respira l’atmosfera rilassante, con locali, ristoranti, caffè, gallerie d’arte, incastonato sui moli. Una passeggiata tra un progetto non ancora ultimato, che ricorda il Fisherman’s Wharf di San Francisco.

 

Il museo d’arte contemporanea Astrup Fearnley, architettura sospesa tra terra ed acqua è opera del nostro genio nazionale, Renzo Piano. Arte nell’arte, perché, se all’interno sono custodite le opere dei più grandi nomi dell’arte contemporanea come Andy Warhol e Jeff Koons, l’esterno non è da meno. Forme armoniche di materiali vari che creano illusioni ottiche sottili, si incastrano meravigliosamente in uno scenario naturale, facendo vedere la bellezza dove prima c’erano orrende gru che scaricavano containers. Lo stesso Renzo Piano disse: “il mio museo comincia fuori dal museo”.

 

 

E poi  una serie di costruzioni integrate, dalle linee pulite, tipiche dell’architetta scandinava. Al tramonto la passeggiata mostra riflessi magici delle case che si specchiano nell’acqua.

 

 

E poi i giovani si ritrovano nel tardo pomeriggio estivo con l’occhio rivolto verso la vecchia città

 

 

 

Fuori città c’è il più famoso Trampolino per sci  del mondo. A Holmenkollen, una torre alta 60 metri, a 417 metri sopra il livello del mare è anche il più antico trampolino per il salto con gli sci, inaugurato nel 1892, modificato più volte per migliorare la prestazione dei saltatori. Ha ospitato vari campionati olimpici, mondiali di sci nordico e coppe del mondo di salto con gli sci. Nella stagione estiva una zipline parte dalla torre di salto ed arriva in fondo alla collina, quasi come stessi saltando con gli sci ai piedi. 361 metri di pura adrenalina con vista su Oslo. E poi , all’interno, un simulatore, dove si può  provare l’ebbrezza di sciare lungo la piattaforma, ed un museo dedicato allo sci.

 

Il mio viaggio continua fuori città, in un delizioso paese dove vive un’amica, conosciuta nelle Filippine, che mi farà fare una full immersion nella vita locale. Amo tuffarmi nella quotidianità degli altri, coprirmi del profumo del normale tran tran per conoscere davvero un popolo.

I giorni da May Grete sono stati gioia pura, tra passeggiate sul lungomare, spericolati giri in motoscafo su quel piccolo fiordo fiabesco, aperitivi davanti al fuoco in case di legno dai rilassanti toni , sane e profumate zuppe di pesce, ottimi freschi gamberetti, ma soprattutto tanta allegria e gioia di vivere, in uno scambio culturale di quelli che ti rendono migliore. 

 


 

Drobak ha una posizione privilegiata, dolcemente adagiata su un magico fiordo, e questo ne ha fatto una popolare località balneare nei mesi estivi per gli abitanti della capitale.
Una perla, un villaggio bucolico di case fiabesche, dove l’atmosfera sembra uscita da un libro per ragazzi.



 

 

Ho conosciuto molta gente che mi ha accolta a braccia aperte ed invitato a casa loro e ho respirato l’aria serena di una comunità curiosa e generosa.

 

 

 

Dimenticavo, ho scoperto solo ora che Drøbak è la residenza ufficiale di Santa Claus. Quella che una volta era una casa di pescatori , dal 1988 è la casa ufficiale di Babbo Natale, quello norvegese, poiché la Finlandia rivendica il suo a Rovaniemi nel Santa Claus Village. Poco importa la verità, l’importante è la magia, il sogno dei bambini (e nostalgici adulti) che diventa realtà. Qui si trova tutto quello che fa Natale, compreso l’ufficio postale da cui inviare cartoline con francobollo speciale. E, per essere certi che tutto è reale, il “cugino” di Babbo Natale trascorre novembre e dicembre in questo ridente villaggio per monitorare la posta che viene inviata a Mr Santa Claus.

 

Sono molto felice perché ancora una volta posso dire che il freddo nord è pieno di gente dal cuore caldissimo.

Non posso lasciare la Norvegia senza pensare alla leggenda dei Troll, quella creatura “umanoide” che riempie fiabe, romanzi, film fantastici. Si dice che il troll viva nelle foreste del nord Europa. In quell’atmosfera da favola di boschi incantati nasce la leggenda secondo la quale le strane creature, folletti pelosi dal viso buffo, con naso lungo e quattro dita per mano e piede, escano solo dopo il tramonto. La loro vita è notturna perché il sole potrebbe pietrificarla. I trolls sono timidi e buoni, ma talmente amanti della natura che li circonda che possono diventare cattivissimi se non si rispetta il loro habitat. Per questo trotterellano la notte, per poi sparire magicamente alle prime luci dell’alba. Ma la domanda è: esistono davvero i dolci trolls? Secondo i Norvegesi Si, ma si fanno vedere solo dai bambini, perché amano la loro serenità ed il loro  nirvana. Forse stanotte li ho visti nella penombra della mia stanza. 

 

 

 

 

 

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