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Cina 🇨🇳 da Beijing a Shanghai via Hangzhou

 

 

Torno a Beijing, città che ho visitato già due volte (se volete potete leggere i miei racconti precedenti, del 2018 e aprile 2026). Sarà una visita veloce, purtroppo, ma comunque tornerò a camminare nei miei amati hutong, gli antichi vicoli di Beijing, un intricato reticolo di stradine dove un tempo si affacciavano le siheyuan, le tipiche case a corte. Sono il volto più autentico e popolare della vecchia Pechino: porte rosse, biciclette, motorini elettrici

 



 


anziani che giocano davanti a casa 

 

o fanno esercizi

 

e, naturalmente, negozi di cibo tipico, una vita di quartiere che resiste tra i grattacieli della città moderna.

 

 

Ma, in una Beijing che corre verso il futuro, non possono mancare i giovani che cercano lo scatto perfetto per i social.


 

 

A Beijing decido di concedermi anch’io un’esperienza molto diffusa (i negozi specializzati spuntano ovunque):  trucco, acconciatura, abito tradizionale e servizio fotografico. L’idea era bellissima: trasformarsi per un giorno in un’Imperatrice che attraversa la storia.  Peccato che le foto siano venute ridicole!  E le modifiche? Ancora peggio. Photoshop ha eliminato rughe, assottigliato il viso, cambiato gli occhi e probabilmente corretto anche qualche difetto che io non sapevo nemmeno di avere. Guardo il risultato finale e penso: ma questa chi è?   Diciamo che mi assomiglia.  Molto, molto da lontano!


Dopo giorni trascorsi tra grattacieli, treni ad alta velocità e città immense, arrivo a Hangzhou, una metropoli che sembra correre verso il futuro ma che qui, almeno in apparenza, rallenta.

Con oltre dieci milioni di abitanti e’ uno dei distretti tecnologici più importanti del Paese. Hangzhou è una città moderna. Il suo cuore, però, resta il Lago dell’Ovest, il grande specchio d’acqua attorno al quale ha costruito nei secoli la propria identità, un paesaggio modellato nel tempo con ponti, argini, pagode, giardini e padiglioni.


Le colline verdi fanno da sfondo e, quando la foschia si posa sull’acqua, tutto assume un aspetto quasi irreale, lo stesso che per secoli ha ispirato pittori e poeti cinesi.


Poi c’è il tè. Hangzhou è famosa per il Longjing, uno dei tè verdi più conosciuti della Cina, coltivato sulle colline intorno alla città. Le piantagioni salgono sui versanti in file ordinate e, in pochi chilometri, il paesaggio cambia: dalla metropoli si passa a colline ricoperte di piante di tè.

E passeggiate nella splendida natura

 


Ma Hangzhou ha anche un’altra faccia: quella del centro pedonale, vivace e pieno di movimento.  Passeggiare tra le vie dello shopping significa immergersi in un’atmosfera completamente diversa da quella tranquilla del lago. Negozi, ristoranti, insegne luminose e persone in continuo movimento mostrano il lato più urbano e contemporaneo della città, senza cancellarne il legame con la storia.   La via pedonale è
uno dei luoghi migliori per osservare la vita quotidiana di Hangzhou.


 

Riprendo il treno verso un’altra metropoli.

Shanghai è una città che non si lascia raccontare facilmente. La guardi e hai l’impressione di essere dentro il futuro: grattacieli altissimi, schermi luminosi, automobili elettriche, pagamenti digitali e una tecnologia ormai parte della vita quotidiana. Tutto sembra veloce, efficiente e in continuo movimento. Le strade, i centri commerciali e le stazioni della metropolitana trasmettono l’energia di una città che non si ferma mai.

I grattacieli del centro coprono vecchi scorci che tentano di sopravvivere

 

 

A Shanghai c’è un quartiere in cui, per qualche momento, si può dimenticare di essere in Cina.

È la French Concession, una delle zone che ho amato di più della città. Viali ombreggiati dai grandi platani, vecchie ville nascoste dietro cancelli, palazzi dalle facciate europee, piccoli caffè, boutique e ristoranti. Camminando per Wukang Road o Anfu Road, la sensazione è quasi quella di trovarsi in una città francese.   Ma questa atmosfera non è un caso.

La French Concession nacque nel 1849, quando la Francia ottenne a Shanghai una propria concessione territoriale, in seguito all’apertura forzata dei porti cinesi al commercio occidentale dopo la Prima guerra dell’oppio. Per quasi un secolo questa parte della città fu amministrata dai francesi e venne costruita secondo modelli urbanistici e architettonici europei.  Sono rimasti i platani, le ville, le strade tranquille e quell’insieme di dettagli che la rendono così diversa dalla Shanghai dei grattacieli.

 

Oggi, però, la French Concession non è un museo. È una zona viva, elegante e molto frequentata dai giovani di Shanghai. Le vecchie case convivono con locali alla moda, concept store e caffè contemporanei. Le biciclette elettriche sfrecciano accanto a edifici che hanno più di un secolo e, sopra ogni porta, i caratteri cinesi ricordano che siamo sempre in Cina.

È proprio questo contrasto a renderla affascinante: un pezzo di Europa rimasto dentro una delle metropoli più moderne e vertiginose dell’Asia, trasformato nel tempo in qualcosa di profondamente Shanghainese.

 

Poi torno verso People’s Square e la dimensione della metropoli torna prepotente. Grandi strade, edifici moderni, centri commerciali, migliaia di persone e un traffico continuo mostrano il volto più imponente di Shanghai. Basta fermarsi qualche minuto per rendersi conto delle dimensioni della città e della sua instancabile energia.


 

 

Eppure, proprio qui, si nasconde una scena che sembra appartenere a un altro mondo: il marriage market. Nei fine settimana, genitori e nonni arrivano al parco con fogli, fotografie e piccoli dossier, alla ricerca di un possibile marito o di una possibile moglie per i propri figli e nipoti.

I curriculum matrimoniali sono ovunque: appesi agli alberi, fissati alle ringhiere o semplicemente disposti a terra in lunghe file. In poche righe raccontano una persona: età, altezza, professione, università frequentata, reddito, città di origine, situazione abitativa e stato civile.

 

Per un uomo può essere importante avere un lavoro stabile, una buona istruzione e soprattutto una casa di proprietà;

 

per una donna vengono spesso indicati età, altezza, istruzione, professione e aspetto. In molti annunci compaiono anche richieste molto precise: niente precedenti matrimoni, buona situazione economica, vivere a Shanghai o essere disposto a trasferirsi.

 


I genitori camminano lentamente tra i fogli, si fermano davanti a quelli che sembrano più interessanti, prendono appunti e scambiano informazioni. Qualcuno porta con sé fotografie dei propri figli sul telefono; altri hanno un vero e proprio dossier pronto da mostrare. Se due profili sembrano compatibili, si passa alla fase successiva: parlare con l’altra famiglia e, eventualmente, organizzare un incontro tra i diretti interessati.

 

La cosa più sorprendente è proprio questa: la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze non sono qui. Il loro futuro sentimentale viene negoziato dai genitori, in mezzo a un parco, tra decine di fogli e conversazioni discrete.

Osservando questa scena, mi trovo davanti a una tradizione apparentemente lontanissima dal mondo tecnologico dei grattacieli, dei pagamenti digitali e delle automobili senza conducente. Eppure anche questo è Shanghai: una città capace di conservare abitudini antiche mentre corre verso il futuro.

Vicino, donne e uomini si muovono a ritmo di musica, in una sorta di ginnastica dolce.

 

In questo continuo alternarsi di epoche c’è spazio, naturalmente, anche per lo shopping.

A Shanghai si può passare in pochi minuti dalle boutique eleganti ai mercati dove si contratta praticamente su tutto. Ci sono negozi di lusso, grandi marchi internazionali, piccoli laboratori e bancarelle piene di oggetti di ogni tipo. Io, che durante questo viaggio ho già scoperto il Silk Market di Beijing, non potevo certo ignorarli! Anche qui mi diverto a guardare, confrontare i prezzi e cercare qualche occasione, sapendo che spesso la trattativa fa parte dell’esperienza.

E proprio qui farò realizzare due paia di occhiali, rigorosamente originali e perfetti, spendendo circa un terzo del prezzo che avrei pagato altrove.

Ma la cosa che più mi incuriosisce è un’altra: la tecnologia.

Qui incontro una Cina che sperimenta continuamente il futuro, tra robot, servizi automatizzati, pagamenti senza contanti e persino taxi senza conducente. La tecnologia non è qualcosa di lontano o riservato ai laboratori: è presente nelle strade, nei negozi, nei ristoranti e nei mezzi di trasporto.

E mentre guardo un robot muoversi, penso che questa non sia più fantascienza.

 


Non è una scena immaginata per un film ambientato nel futuro, ma qualcosa che sta già accadendo davanti ai miei occhi, e’ semplicemente Shanghai, una città dove puoi passeggiare tra edifici coloniali, fermarti in un piccolo caffè, osservare famiglie impegnate a cercare un matrimonio al marriage market, cercare un affare in un mercato e, pochi minuti dopo, trovarti davanti a una tecnologia che sembra arrivata direttamente dal futuro.

Anche il cibo racconta questa varietà. Nei ristoranti più moderni si trovano piatti curati e ambienti eleganti, mentre nei locali più semplici si possono assaggiare specialità tradizionali, ravioli, noodles e piatti di pesce. Ogni pasto diventa un altro modo per scoprire la città e le sue diverse anime.

A questo proposito vi consiglio un ristorante davvero straordinario, Ren He Guan, un indirizzo di cucina shanghainese premiato con una Stella Michelin, ma decisamente low cost, con una lunga lista d’attesa.

Nell’attesa ti vengono serviti The e snack.

Il locale conserva un’atmosfera un po’ rétro, con richiami alla Shanghai degli anni Trenta, ma è soprattutto la cucina a conquistare.

Noi abbiamo assaggiato anche l’ irresistibile riso con polpa e uova di granchio: cremoso, profumatissimo, con quel sapore intenso e leggermente dolce del granchio che avvolge completamente il riso. Un piatto che, da solo, vale la visita.

 

A Shanghai, la sera, la via pedonale si riempie di una folla incessante. Tra luci, insegne luminose, negozi e vetrine, migliaia di persone si riversano in strada, trasformando il cuore della città in un fiume umano che sembra non fermarsi mai. Shanghai vive, pulsa e sorprende, anche dopo il tramonto.

 

 

Per ora vi lascio qui, ma il mio viaggio in Cina non è ancora finito.

Di Shanghai c’è ancora molto da raccontarvi: dagli angoli più antichi alla magia della notte, quando la città cambia volto e le sue luci la rendono ancora più affascinante.

Poi salirò di nuovo sul treno, lasciando piano piano alle spalle la Shanghai dei grattacieli e dei quartieri storici, per dirigermi verso la campagna di Xiabanliao, nel Fujian. E da lì continuerò ancora verso sud, sempre in treno, fino a Macau. Ancora chilometri da percorrere, paesaggi da attraversare e storie da raccogliere lungo la strada. La Cina, per me, non ha ancora finito di raccontarsi.   Stay tuned !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4 risposte

    1. Grazie di cuore, cara Laura. La Cina mi ha conquistata e raccontarla è un modo per rivivere le emozioni di questo viaggio e condividerle con voi! Un abbraccio

  1. Bejing was the first place I saw an electric scooter, it crept up on me then tooted his horn, made me jump, I saw electric richshaws there as well, even had covers to keep passengers dry
    Saw soldiers marching around
    Everyone wanted to have their picture taken with us, we had to hold babies and little kids
    We stayed in a hifgh rise hostel, they have a market where they sell all kindsof food, I ate a fried spider, it was crunchy
    Never been to Hong Kong though

    1. I was in Beijing in 2018, and I could hardly recognise it when I returned recently! But it’s not just Beijing, China as a whole has changed enormously. The modern infrastructure, high-speed trains, electric vehicles and new technologies are impressive. The speed of transformation is incredible!

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