Arcipelago di Bazaruto

 

“Il mare cerca sempre di baciare la spiaggia….non importa quante volte viene mandato via”.

Anni fa lessi questa frase che trovai meravigliosa. Oggi, sola,  seduta sulla terrazza del mio bungalow ho alzato gli occhi e questa frase mi è tornata in mente.

 

Bazaruto, Benguerra, Margaruque, Bangue e Santa Carolina (meglio conosciuta come Paradise Island): queste sono le 5 isole che formano l’arcipelago di Bazaruto, un rifugio lontano dal mondo esterno, un parco nazionale marino. Poco più di 10 km da Vilankulo, dal continente, inizia il paradiso. A Vilankulo si può arrivare via terra (come ho fatto io all’andata, lasciando il parco Kruger ed attraversando un po’ di Mozambico, tra villaggi e città, e una parte di quella meravigliosa costa che si affaccia sull’Oceano Indiano che  profuma di spezie, oppure con comodi voli (via Maputo o Johannesburg).

 

 

Soggiornare alle Bazaruto è decisamente caro: L’incontaminato arcipelago di Bazaruto è stato dichiarato Parco Nazionale dal 1971 e fortunatamente sono stati costruiti pochi resorts. Se non volete pernottare sulle isole, Vilankulo è un centro abitato di circa 25000 persone che si affaccia sull’Oceano Indiano, ed è la porta di entrata alle isole. In meno di un’ora di barca si raggiunge il paradiso.

Ma Vilankulo è anche una lunga spiaggia dove si può ancora camminare senza essere rincorsi da venditori ambulanti, dove il turismo di massa (quello per esempio che ha invaso e asfissiato posti come Zanzibar) non è ancora arrivato e, marea permettendo, ci si ritrova a fare passeggiate accompagnati dal dondolio delle onde e qualche pescatore che torna dopo una giornata in mare. È un posto speciale, dove la sera ti ritrovi a gustare pesci cucinati con latte di cocco e spezie e anacardi ed è il posto ideale per chi ama sognare.

 

 

Ci sono Hotel per tutte le tasche, io sono stata in due posti diversi ma entrambi meravigliosi.

Casa Cabana Beach, con bungalow sulla sabbia e vista oceano. Un posto semplice, piccolo, molto famigliare, con personale attento e disponibile. Economico, ma carino e con un ottimo ristorante, pieds dans l’eau!

 

A circa 200 metri da Casa Cabana Beach lo chiccoso Bahia Mar Boutique Hotel, un’oasi di paradisiaca bellezza. Tutto è curato nei particolari e l’ospite può scegliere se sgambettare nella piscina infinita verso il mare o fare l’eremita  nella suite con piscina privata.

 

Ovunque, si possono prenotare le escursioni verso il vero paradiso, le isole dell’arcipelago dove esistono spiagge incontaminate e punti di immersione tra i migliori al mondo. Le escursioni  sono fatte da gente locale molto professionale, ed includono, a metà giornata, un fantastico barbecue di pesce che viene preparato sulla spiaggia. 

Magaruque si raggiunge in meno di un’ora, un’isola di grande bellezza naturalistica. Si gira tranquillamente a piedi prima di tuffarsi nelle meravigliose acque turchesi e strabuzzare gli occhi davanti ai pesci coloratissimi che vi circondano. La gita è fatta con i dhow (sambuchi) le barche locali e al ritorno il vento perfetto farà spegnere il motore ed alzare le vele per vivere intensamente il silenzio dell’incontro mare / cielo.

 

Bazaruto : se tralasciamo il lussuoso Anantara Bazaruto Island Resort, incastonato in un gioiello antico, l’isola fa pensare all’atmosfera da naufragio. Con le sue spiagge disabitate (o meglio abitate da tartarughe che le scelgono nel periodo della riproduzione), Bazaruto è molto scenografica, con immense dune di sabbia fine, un set cinematografico, una diva senza età.  I piedi affondano in questo oro naturale, prima di arrivare in cima ed avere la sensazione di essere precipitati in un immenso quadro: le pennellate di un maestro ci circondano e non resta che lasciarsi andare e farsi coinvolgere da questo mondo incantato. 

 

 

 

Lasciata Bazaruto, si vola sull’acqua dalle mille sfumature di blu verso Benguerra.  L’isola di Benguerra è la seconda isola più grande dell’Arcipelago di Bazaruto, che si è staccata dalla terraferma migliaia di anni fa. Un altro mix di savana e boschi di anacardium occidentale e aranci selvatici e spiagge deserte, con davanti meravigliosi fondali dove perdersi tra i misteri della fauna marina. Anche solo fare snorkeling ti permette incontri usciti dalla tavolozza di un pittore: benvenuti nel Two Mile Reef e il Five Mile Reef, due aree della barriera corallina tra le più belle dell’Oceano Indiano.

Dopo una giornata in paradiso è ora di tornare, ma le sorprese non sono finite. Tra le acque turchesi dell’Oceano, mentre la barca scivola veloce, un gruppo di delfini ci insegue, in un gioco di sfida: le meraviglie della natura.

 

Per gli amanti delle isole rocciose Santa Carolina appare in tutto il suo splendore. Santa Carolina è detta anche Paradise Island, è la più lontana dalla terraferma, raggiungibile con barche veloci in un’ora e mezza. In meno di due ore si può fare il giro a piedi dell’isola, senza tralasciare il brutto ma misterioso hotel costruito nel 1962 e abbandonato dieci anni dopo. Santa Carolina è stata una colonia penale durante la seconda guerra mondiale, ma poi negli anni sessanta è diventata meta di un turismo elitario, per poi essere abbandonata per un lungo periodo.

 

L’Arcipelago di Bazaruto è stato per me la splendida conclusione di un viaggio epico, certamente non facile, che sto ancora cercando di metabolizzare. Per ora vi saluto: corro a preparare la prossima tappa del mio giro del mondo. Per ora, Africa bye bye, arrivederci (probabilmente al 2021!)

 

 

 

2 pensieri riguardo “Arcipelago di Bazaruto

  • 23 Giugno 2019 in 21:27
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    Una conclusione perfetta per un viaggio epico, sicuramente molto difficile, ricordo ancora tutti i problemi enormi che avete avuto e la grandissima preoccupazione di chi a casa sperava tutti i giorni di leggere che avevate risolto! Sei stata straordinaria, amica mia, pochissimo viaggiatori hanno fatto un viaggio così complesso, difficile e magnifico!

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    • 24 Giugno 2019 in 09:44
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      Grazie, è stato un viaggio difficile e sono veramente contenta di averlo concluso, È stato un buon allenamento visto che, volendo fare il giro del mondo, ne avrò di più complessi.

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