Brunei

 

L’essenza pura del viaggio è l’incontro, improvviso, inatteso o cercato, quel momento che può essere pieno di aspettative o semplicemente una sorpresa che non ti aspetti, di quelle che magari ti cambiano la prospettiva, ampliando la visione di quello che ti circonda. E magari torni a casa con un affetto in più. Sono in coda all’aeroporto internazionale di Manila: l’ennesimo scalo prima di spostarmi all’aeroporto nazionale per raggiungere una delle tante isole che avrei visitato. Di fronte a me una signora con un passaporto in mano: quando vedo scritto Brunei, le chiedo se è la sua nazionalità. Lei annuisce ed a me scappa un: « che coincidenza, sto facendo il giro del mondo, e tra poco più di un mese visiterò il suo paese ». Lei si gira, mi guarda e mi dice: « hai da scrivere? Questa è la mia email, chiamami quando sarai in Brunei ». Qualche frase sulle nostre origini, molti sorrisi, poi un: « arrivederci Maria »,e ognuna per la propria strada.

 

“Dimora della Pace”: il nome è promettente, Credo che chiunque lo senta, sia incuriosito su dove si trovi.   Nagara Brunei Darussalam è un Sultanato situato tra il Mar Cinese Meridionale e lo stato malese del Sarawak, nella costa nord occidentale del Borneo, una monarchia assoluta, che si è sempre rifiutata di entrare a far parte della Federazione della Malesia e che ha dichiarato l’indipendenza dall’impero britannico. Il Sultano dai 39, tra nomi e titoli, tra questi Kebawah Duli Yang Maha Mulia Paduka Seri Baginda Sultan Haji Hassanal Bolkiah Al-Mu’izzaddin Waddaulah ibni Almarhum Sultan Omar Ali Saiffudien Sa’adul Khairi Waddien, meglio conosciuto come  Hassanal Bolkiah, al trono dal 1967, quando suo padre abdicò in suo favore, è il supremo capo politico e religioso della più antica monarchia ereditaria, dopo sua Maestà La Regina Elisabetta II. Un piccolo paese, dove le foreste fluviali coprono tre quarti  del territorio, un lembo di terra prospera, ma dove le contraddizioni sono ancora più evidenti. Uno degli Stati più ricchi al mondo, con vasti giacimenti petroliferi e ottimi servizi sanitari e istruzione gratuita per tutti. Sembrerebbe l’Eden, ma non so, c’è qualcosa che mi lascia titubante. L’opulenza non è così evidente: certo,  il palazzo del Sultano, l’Istana Nurul Iman (il palazzo della luce della fede) è impressionante, con oltre 1800 stanze, una moschea per 1500 persone, 5 piscine, una sala da ricevimento che può ospitare fino a 5000 persone, stalle dotate di aria condizionata per proteggere i purosangue dal clima tropicale, tutto che svetta sulla capitale come una pietra rara incastonata in un anello prezioso,

 

così come alcuni edifici di immane bellezza, come la moschea del Sultano Omar Ali Saifuddien, eretta nel 1958 e dedicata al 28° sultano del Brunei, una cupola dorata di 52 metri che si specchia nella laguna artificiale circostante, splendido esempio di architettura islamica. Dall’Italia, negli anni ‘50 sono arrivati i marmi di Carrara e i tre milioni di vetrini veneziani dorati per i mosaici che rivestono la Moschea che si veste di verde la sera, rendendo l’atmosfera quasi fiabesca.

 

 

 

 

 

 

 

Ma procediamo lentamente alla scoperta del paese con quella curiosità particolarmente acuta, perché stiamo per entrare in un luogo non così appariscente e scontato.

La capitale, BSB (Bandar Seri Begawan) è piccola e calma, lontanissima dalle tipiche capitali asiatiche indiavolate: qui, soprattutto la sera, una sorta di coprifuoco la fa più sembrare ad una città fantasma. Certo, l’impronta è di un paese mussulmano retto dalle leggi Coraniche più forti, quindi se siete tiratardi ed amanti delle feste ad alto contenuto alcolico troverete questa città noiosissima. In Brunei l’Islam non è considerato solo una religione, ma uno stile di vita. Il paesaggio urbano della capitale è altresì anonimo: non vi aspettate i grattacieli delle metropoli, qui gli edifici sono di pochi piani, nessuna esuberanza, anzi molte case sembrano vecchie e malaticcie.

Noi abbiamo visto la città nei due momenti opposti: una domenica mattina, con il mercato delle pulci e gente in aria festosa, anche se sempre molto composta, e poi il venerdì, nell’ora della preghiera, quando, tra le 12:00 e le 14:00 tutti i negozi, banche, musei tirano giù le loro tapparelle e si passa in un deserto urbano, una vera città Zombie, dove solo i canti dei Minareti sanno di vita.


 

 

Tra i vari musei fa specie il Royal Regalia Building, dove si può ammirare la collezione dei regali offerti al Sultano dai Capi di Stato di tutto il mondo. Decisamente curioso il regalo di Sua Maestà, la Regina Elisabetta d’Inghilterra : una serie di boccali da birra! E poi il Brunei History Center, museo di storia.

I Musei in Brunei sono gratuiti, e si entra a piedi nudi, lasciando in appositi contenitori le scarpe. Vi suggerisco di avere le calze, poiché l’aria condizionata è molto forte e camminare su un pavimento di marmo, vi farà affrettare la voglia di uscire, anche se l’impatto con i quaranta gradi esterni sarà molto fastidioso. Ricordo che non si può fotografare all’interno.

Anche il mercato Kianggeh, che apre nel tardo pomeriggio, è composto, senza il brulicante viavai tipico dei bazar orientali, tutto qui è ordinato, quasi troppo perfetto. Un po’ più movimentato il mercato notturno di Gadong, con tre corsie di bancarelle di cibo cucinato sul momento.

A pochi chilometri dal centro sorge un’altra splendida moschea

 

La città stessa è divisa in due: in pieno centro, si può prendere una lancia-taxi che vi porta in pochi minuti sulla sponda opposta, nel villaggio sull’acqua di Kampong Ayer, fatto di palafitte costruite sul fiume. Da qui in passato, partivano le giunche per i fiorenti mercati cinesi. Oggi restano quattromila palafitte, un luogo dove vecchie catapecchie corrose e precarie si affacciano su nuove villette dai colori tenui. Una passeggiata su stradine di listoni  di legno dove vivono ancora 15000 persone (molti si sono spostati sulla terraferma): in una normale giornata settimanale, si sente lo scricchiolio dei nostri passi tra case lasciate vuote per andare a lavorare o a scuola. Le scuole, la posta, il ristorante, i negozietti, una moschea dal cupolone dorato e persino una caserma di pompieri: il villaggio sembra una piccola cittadina a taglia umana. In realtà, passate le “villette romantiche” purtroppo appare una discarica a cielo aperto: la spazzatura galleggia su un’acqua orrendamente putrida e scura.


 


 


Il Kampong Ayer Cultural & Tourism Gallery, che permette di conoscere la storia del villaggio era chiuso, così come il ristorante ed i negozi.

 

Nella prima periferia, sorgono quartieri nuovi, con palazzi di pochi piani dall’architettura minimalista. Basta attraversare a piedi un moderno ponte (attenti ai coccodrilli) per trovare ristoranti etnici che si mischiano a centri commerciali accessibili a molti, in un trantran senza fronzoli.

 

 


Fuori città, l’Empire  Hôtel è lusso sfrenato: fatto costruire dal fratello del Sultano e costato oltre un miliardo di dollari. Alte colonne di marmo, grandezza e pomposità, in un edificio con vista sul Mare Cinese, dove nei giorni di festa si ritrovano tutti gli stranieri che lavorano in città, e dove il personale chiude un occhio a quei pochi turisti in short ed infradito che osano mischiarsi a ricche mussulmane con gemme vere che risplendono su lunghe tuniche nere.



 

Il Brunei è diviso in due parti dalla valle del Limbang, quest’ultima appartenente allo stato malese del Sarawak: qui sorge ad oriente il  distretto di Temburong, un’oasi di bellezza naturalistica; mentre ad ovest la regione più importante comprende il Brunei-Muara, con la capitale Bandar Seri Begawan, il Tutong, una regione agricola con spiagge e parchi, e il Belait, la zona petrolifera.

Appena fuori città c’è un pezzo di foresta incantata dove vivono creature stranissime, autoctone del Borneo: l’incontro con la scimmia nasona (o nasica, o ancora scimmia con proboscide) è straordinario. La guida indica alcuni alberi. Le fronde si muovono sempre più forte, in una giornata senza un alito di vento, quando all’improvviso appare, lei , curiosa, con il suo grande naso pendulo, che sembra un palloncino sgonfio.

 

Gli occhi vispi e curiosi la rendono particolarmente simpatica, mentre ci guarda e si gratta il suo grasso ventre giallo-rossiccio: si, perché questo strano essere ha il fisico molto umano, ed una caratteristica del maschio è proprio la pancia prominente.

Purtroppo la scimmia nasona è a rischio di estinzione, in quanto il suo habitat naturale è stato rovinato dall’uomo, che ha portato avanti una forte deforestazione a scopo abitativo. 

Decidiamo di lasciare la sorniona capitale ed inoltrarci nella foresta tropicale per una full immersion di due giorni. La barca lascia alle spalle la città per immergersi immediatamente in un ambiente dove la linfa svolazza nell’aria. Le barche locali che effettuano la traversata sono piccole e sottili, con sopra non più  di 12 persone.

 

 

Il tragitto dura un’ora e mezza, attraverso un lungo canale a serpentina che lambisce coste fatte di foresta tropicale, un viaggio in mezzo alle mangrovie, nella  “gemma verde del Brunei”, 550 chilometri quadrati, protetti dal governo. La barca rallenta, quando si sconfina per un tratto in terra malese, davanti ad una polizia poco curiosa, per poi rientrare in Brunei.


Ulu Temburong è un parco nazionale, un ottimo luogo per chi cerca un contatto con una natura prorompente.

Il clima è orrendo: torrido, umido, appiccicaticcio, e l’acqua arriva improvvisa, anche nella stagione meno piovosa. Si può passeggiare su passerelle mobili (« Canopy Walkaway « : struttura in acciaio che s’innalza ad una cinquantina di metri) circondati da una natura piena di linfa, una incredibile foresta vergine, fare il percorso di oltre 700 gradini per ammirare la flora dall’alto, su torri metalliche con vista mozzafiato o prendere una piroga a motore e lasciarsi trasportare lungo il fiume in uno slalom da brivido quando le acque si inferociscono. E poi ci si rilassa, con buon cibo preparato dagli aborigeni, con in sottofondo solo il canto della foresta. Si può dormire all’Ulu Ulu Resort, immerso in un microcosmo lussureggiante, o al Freme Rainforest Lodge, più spartano, ma perfetto per quegli sportivi che al relax preferiscono arrampicate su pareti che mettono a dura prova forza e psiche, o amanti del rafting. Da qui partono piccoli tour, per tutti.



Nei dintorni piccoli villaggi in mezzo a campagne dalle cinquanta sfumature di verde, che si infuocano al tramonto

 

 

Per chi cerca vero artigianato locale, una visita ad una longhouse è d’obbligo. Gli aborigeni abitano in queste lunghe case dove la tradizione si interseca con il presente. La vita di più famiglie è qui, tra case dove il bambù incontra la lamiera, e dove le palme nascondono la parabola della televisione. Le longhouse si ingrandiscono tutte in lunghezza, quando la famiglia cresce.

C’è una lunghissima  stanza centrale, cuore e anima della gente, che si ritrova a chiacchierare, cantare, suonare, giocare: la socializzazione è il fulcro di questo popolo. La long house o casa lunga, è divisa in una parte “pubblica” ed una riservata alla vita privata della famiglia.


 

 

Nel Piccolo Paese del Borneo le produzioni di petrolio greggio e gas rappresentano quasi il 90% del PIL. Secondo la costituzione il sultano deve essere un mussulmano e nel 2013 è tornata la sharia, il diritto penale islamico, che renderebbe legale (tra altro) la lapidazione delle donne adultere e degli omosessuali. La pratica conservatrice dell’Islam, la legge che prevede l’amputazione degli arti a chi ruba e la fustigazione a chi pratica aborto o beve alcool,  nell’aria lieve di un paese che diventa, nel mio pensiero, improvvisamente bipolare, in contrasto con gli abitanti dall’aria rilassata e sempre sorridenti e gentili. Con il divieto di festeggiare festività cristiane, di bere alcolici, di fumare, sembrerebbe tutto molto « tranquillo e noioso » se non si sapesse che il Sultano, decisamente molto ricco, ama il lusso sfrenato, le auto costose e le donne. Si spettegola sulle due mogli e quarantacinque concubine e (dati di alcuni anni fa) 5 milioni di euro di entrate giornaliere.

Il Paese dei Sogni: c’è una storia molto intrigante, che parla di 6 Ferrari F90 (prototipi molto personalizzati) ordinate nel 1988 (e tenute segrete per 30 anni), che sono entrate a far parte di una collezione di oltre cinquemila auto, la maggior parte mai apparse in pubblico ma ben nascoste in un salone blindato del Brunei (di queste si dice ci siano 360 Ferrari), con molti esemplari unici o versioni speciali.  E poi si mormora di un bel gruppetto di collaboratori inviati all’estero a reclutare le donne più belle del mondo per l’harem, suo e del fratello.

Detto questo,  tolta la velina da apparente paese del Bengodi,  resta quell’alone di mistero: in un paese dove i cittadini non pagano tasse, medicinali e cure mediche sono gratuite per bambini, poliziotti e membri delle forze armate ed hanno un costo molto basso per gli altri,  l’istruzione è gratuita fino alla laurea, le vedove sono a carico dello stato e gli anziani percepiscono una pensione anche se non hanno versato contributi, ci si aspetterebbe di non vedere povertà. È una domanda delicata, in un paese dove le telecamere, nascoste ovunque,  ti fanno sentire in un Grande Fratello. Solo in mezzo alla foresta di mangrovie, in una sera di pioggia, nel dehors dell’hotel senza clienti (tranne la mia amica australiana ed io), uno degli inservienti si è lasciato scappare un flebile: “qui si sopravvive, tra politici avidi e corrotti”. Che dire…. tutto il mondo è paese.

E poi ci sono altre stranezze, come il fatto che se coppie non sposate sono scoperte in intimità, viene applicato il khalawat: sei mesi di prigione! Un’ultima curiosità: nei parchi ci sono le regole che magari si trovano in tanti altri posti, come vietato fumare, campeggiare, gettare mozziconi, ecc. L’unica differenza con l’Italia (e non solo) è che qui sono tutte rispettate, perché i controlli sono effettuati e le sanzioni applicate. Ma ne ho trovata una veramente unica, in una zona di giochi per bambini: proibito fare bolle di sapone!

“Ma che paese noioso, quante privazioni!”: mi è scappato….Qualcuno ha bisbigliato: « non ti preoccupare, i più irrequieti, stranieri, ma anche molti Bruneiani, nei fine settimana prendono l’auto e in meno di un paio d’ore attraversano il confine e vanno a Miri o Limbang, dove pullulano case da gioco e di tolleranza ». Insomma….il mistero si infittisce.

Lascio il Brunei con molti interrogativi irrisolti. L’unica certezza è  un’amica in più: Maria mi ha accolta come se fossi un affetto di lunga data, non solo mi ha fatto scoprire la sua città, ma mi ha fatta entrare nella sua grande famiglia con quella delicatezza che fa pulsare il cuore, organizzando anche una serata a casa sua con molti invitati, in nostro onore. Lei, con il marito diplomatico, ha girato il mondo ed ha vissuto in molti paesi. Radici salde in mente aperta.  Queste sono le cose straordinarie che ti possono capitare viaggiando.

2 pensieri riguardo “Brunei

  • 16 Maggio 2020 in 00:17
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    Grazie per il meraviglioso racconto di viaggio sul Brunei, un luogo per molti versi misterioso, ancora poco conosciuto, sicuramente pieno di contraddizioni, attraverso i tuoi meravigliosi articoli posso conoscere realtà nuove e affascinanti!

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    • 16 Maggio 2020 in 09:03
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      Grazie Amica, tu sai bene come lo scambio con persone del luogo sia nutrimento puro. Sono stata molto fortunata in Brunei

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