Islanda prima parte

“la bellezza da sola basta a persuadere gli occhi degli uomini, senza bisogno d’oratori” (William Shakespeare)

Vulcani scoppiettanti che attendono ipnotiche aurore boreali: l’Islanda è un frammento di luna uscito dal cappello di un mago sul nostro pianeta. Qui si sente davvero la terra respirare

Metodici Geyser, cinquanta sfumature di ghiaccio, tundre sconfinate, scogliere dispettose, curiose pulcinelle di mare, cascate da cartolina, guadi imprevisti.

Terra di ghiaccio, terra di fuoco, terra di leggende, ma soprattutto di contrasti, come l’insolito matrimonio tra maestosi ghiacciai che sposano vulcani attivi.

Un mix armonioso ma imperfetto, scenari incommensurabili in un’isola con la natura che lotta con se stessa.

L’Islanda è un un unicum geologico dove il ribollire di fanghi e lo sbuffare dei soffioni lottano con il sibilo del vento che si fa dolce solo ogni tanto all’interno, sull’immenso altopiano desertico.

Già dal cielo l’Islanda è unica: un colore dai toni intensi, quel nero dalle mille sfumature che si insinua prepotente tra forme bizzarre.

Sembrerebbe di sentire….allunaggio, anziché atterraggio.

 

Atterrati a Keflavík,  abbiamo deciso di fare un giro dell’isola in senso antiorario, semplicemente perché non vogliamo fare un mordi e fuggi, quindi abbiamo pensato di fare prima il giro classico,  per poi decidere, se rimane tempo, di esplorare anche la penisola  nord-occidentale. 

La prima sosta sarà anche l’ultima. A poco più di venti chilometri dall’aeroporto, la Blue Lagoon è
il momento di relax che ti sogni: quando il vento soffia incessante ed il cielo plumbeo incombe come una mano minacciosa, la voglia di un buen retiro è il sogno, che qui diventa realtà. Il dolce ribollir dell’acqua termale avvolge, come un involucro pupale che protegge e scalda il corpo e la mente.
Ottimo appena atterrati in un paese dove l’impatto con il clima è irruento e perfetto prima di partire per il rientro a casa, per avere ancora un ricordo meraviglioso del paese e far ancora sorridere l’anima ed il corpo. 

 

 

 

L’inferno poetico, come quello dantesco, inizia fuori città, a circa un’ora di auto nell’area geotermica di Seltun/Krysuvik dove le pozze sulfuree ribollono tra basse montagne vulcaniche. Le solfatare fumanti emanano quell’odore acre che sa di monito, quasi come la terra dicesse: « sto russando ma non svegliarmi, perché potrei diventare nervosa ». Le passerelle rialzate proteggono dalla temperatura sotto ai piedi che può raggiungere i 200 gradi. Un’atmosfera surreale che sa di vita e di morte allo stesso tempo con il grigio dei fanghi che si mischia ai colori di un terreno pieno di minerali che si sprigionano dal sottosuolo.

 

 

 

Il Parco Nazionale di Thingvellir (Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 2004) è poco lontano dalla capitale ed è un must,  soprattutto per quei turisti che purtroppo hanno pochi giorni . Fa parte del cosiddetto « Circolo d’Oro » che includerà anche la cascata di Gullfoss e i geyser di Haukadalur. Il parco si trova sulla fossa tettonica islandese, quello strano luogo in cui le due placche continentali si separano: da una parte l’America, dall’altra l’Eurasia. Lambito dal lago Thingvallavatn possiede punti estremamente panoramici, come la faglia di Almannagja (« gola di tutti gli uomini »), un canyon di 5 chilometri e la cascata di Oxarafoss. Una particolarità del lago è che si possono fare immersioni nel bel mezzo della spaccatura: l’acqua fredda ma con visibilità fino a 100 metri consente un’esperienza unica al mondo. Il Parco ha anche un importanza storica in quanto proprio qui fin dal X secolo gli antichi Islandesi riunivano l’Assemblea Nazionale e quindi emanavano le leggi e discutevano le vertenze legali.

Lungo la strada il panorama è splendido, soprattutto quando un molto pallido sole fa capolino dietro grandi cirri e la vallata splende di luce propria. Si costeggia un lago con la spiaggia nera

 

E immani distese dove i cavalli vivono sereni

Una piccola deviazione ci fa arrampicare verso quella lieve collina dove alcune famiglie avevano scelto di costruire le loro case, lì, nella roccia, una sorta di caverna, al riparo dall’irruenza di un clima imprevedibile


Ed una dolcissima pecora aspetta che la porta si apra

 

 

Ed eccoci alla “Cascata d’Oro”: le tumultuose acque del fiume Hvita precipitano da balconate di basalto. La gola che squarcia l’altipiano per 37 metri mostra Gullfoss in tutta la sua meraviglia, arte pura dipinta dalla natura.

 

Poco distante Geysir, colui che ha dato il nome a tutte le eruzioni di acqua calda. Il vecchio Gran Geysir e’ in pensione da tempo: stanco e malaticcio si fa sentire sempre più di rado, ma non vi preoccupate, a pochi passi, l’arzillo e brontolone Strokkur erutta ogni 5-10 minuti lanciando fiammate di acqua bollente e vapore alte venti metri.

 

 

 

La celebre Statale 1 direzione Sud ci impone molte fermate piacevoli. Le cascate (tutto quello che finisce in …foss ) sono i gioielli dell’Islanda e l’isola è piena di preziosi.

Seljalandsfoss si raggiunge da un sentiero che permette di passare dietro la caduta d’acqua di 60 metri. Sembra un regno di folletti, con il muschio di un verde così intenso

 

 

E poi la fotogenica Skogafoss, pronta a tuonare a tutti la sua poca modestia, ma si sa, spesso le belle sono vanitose.


Adoro le terme ed il clima d’Islanda è davvero perfetto per immergersi in una dolce sorgente di acqua calda. La Secret Lagoon e’ una piscina naturale dove i caldi vapori leggermente satinati e i dolci effluvi avvolgono la pelle in un momento d’estasi, per farsi coccolare

 

 

 

 

Per gli appassionati di storia vichinga in zona c’è lo Skogar Folk Museum.

Se volete vivere tra elfi, trolls e fate, entrate nelle casette in torba del museo a cielo aperto.

 

La torba riveste i telai in legno, garantendo un ottimo isolamento termico. Le facciate sono nere per assorbire il calore, così come il basamento è in pietra: tutte accortezze per affrontare il rigido clima di questa instancabile isola.

 

La strada procede come in una fiaba.

La monotonia della piana cede lentamente il posto a dolci panettoni che si scagliano verso il cielo. Prati erbosi di un color verde oliva si arrampicano verso quel cielo plumbeo poco promettente. Le pecore pasciute si inerpicano sul tappeto intonso, e sembrano canditi su una soffice pasta lievitata.

 

La poesia si ferma all’improvviso: Lungo la strada si scorge una lunga staccionata, dove migliaia di reggiseni svolazzano. La storia narra che i primi reggiseni appesi siano stati rubati ad alcune ragazze locali dopo un movimentato e festaiolo party. Ecco perché l’idea di lasciare un proprio reggipetto è diventato di buon auspicio . Anche se qualcuno dice che è un idea copiata dalla Nuova Zelanda, dove un  gruppo di donne uscite da un party piuttosto brille, hanno deciso loro stesse di attaccare al filo spinato i loro reggiseni

 

Tutta la strada verso Vik è poesia, senza una nota stonata. Le fattorie in lontananza, i cavalli che amoreggiano

 

 

Le pecore che posano

E le mucche che arricciano il naso in segno di dispetto, o semplicemente per ricordare che noi siamo ospiti!

 

Si prosegue fino alla costa, dove il ridente villaggio di Vik è la sosta perfetta per esplorare la zona e rifocillarsi.

la chiesetta sul cucuzzolo

 

 

A pochi chilometri da Vik, scogliere suggestive e faraglioni di basalto (Reynisdrangar) spuntano come funghi davanti ad una lunghissima spiaggia nera. Le rocce basaltiche formano una parete a scalini dalla perfetta geometria e guardano i sassi lavici pennellati dalla forza del vento e dell’oceano.

 

 

Consiglio di spingersi fino al promontorio di Dyrholaey, 115 metri con due impressionanti archi naturali.

E l’immancabile faro,  un altro simbolo dell’Islanda.

 

La spiaggia di sabbia nera di Reynishverfi è così scura che sembra pece, quasi un luogo marziano, se non fosse per quelle colonne basaltiche di varie forme.

Il mare d’Islanda è come un film in bianco e nero visto alla TV, sa di antico ma sa anche di calore, di malinconia, di pace, di sogno. 

Questo è anche il regno di uno degli uccelli più belli e buffi mai visti. I Puffins, o pulcinelle di mare sono degli splendidi volatili che hanno qualcosa del pinguino, qualcosa del tucano e qualcosa della papera: in realtà sono piccole curiose creature  di 30 centimetri di lunghezza con un piumaggio bianco e nero e quella faccia un po’ così….con un becco triangolare e intensi colori gialli e arancio, come le zampette palmate. Abilissimi predatori di gamberetti e pesci vivono in colonie. Qui ce ne sono moltissimi, dolcemente appollaiati sulle pendici alte dei faraglioni.

 

 

In una grotta qualcuno ha deciso di onorare la dipartita di un puffin ed ha iniziato a costruire intorno al corpo della povera bestiola,  mucchietti di pietre in segno di reverenza

 

 

 

A Vik c’è un delizioso ristorante moderno ma semplice gestito da una famiglia locale, che ha una particolarità’: “The Soup Company” è il luogo ideale dove rifocillare uno stomaco traumatizzato dai repentini cambi di clima. Passare dal caldo africano di casa agli 8 gradi di un pomeriggio dove la pioggia cade a secchi ed il vento sposta il camper, ti fa sognare una buona zuppa calda. E questo è il paradiso. La famosa Lava Soup è fatta con carne di manzo, fagioli neri, lenticchie cotte nel vino rosso, piccantine, il tutto servito in una pagnotta di profumato pane nero casereccio con accanto un po’ di cremoso yogurt locale, per attutire il fuoco che si scatena in bocca. E poi, la lamb soup, carne di agnello e tante verdure, la zuppa di pesce o quella di pollo, tutte ottime.

 

 

Da Vik lo sguardo spazia sui vasti campi di pietra lavica di Myrdalsandur (il capriccioso vulcano Katla ha lasciato i suoi segni ovunque), fino ad arrivare al villaggio di Kirkjubaejarklaustur, suggestivo 

 

 

Una breve camminata porta al canyon di Fjadhargljufur, molto bello anche sotto una pioggia incessante e vento forte.
Tra l’altro questo canyon è rimasto chiuso per un certo periodo: la popolarità raggiunta,  dopo che Justin Bieber aveva girato qui il video della sua “I’ll show you” nel 2005, aveva trasformato questo posto in luogo di pellegrinaggio “pop”.   Il calpestio confuso del turismo di massa dei fans della star stava mettendo a dura prova il delicato ambiente, che, come tutte le grandi opere, andrebbe osservato con quel doveroso rispetto. 

Purtroppo il tempo non è clemente. Avrei voluto chiudermi nel camper ed attendere un po’, fino a quando il tempo cambia, ma poi ho pensato ad un famoso proverbio islandese che dice: “Se non ti piace il tempo, aspetta cinque minuti: probabilmente peggiorerà “.

 

La strada prosegue, con la vista di presepi, tra panettoni verdissimi e dolci cascate e casette dipinte

E le immancabili pecore al pascolo, sempre in fila per tre, la mamma ed i due cuccioli nati nell’anno.

 

Il villaggio di Hofskjrkia ha una stupenda chiesetta con il tetto di morbida erba verde.

 

 

 

Si prosegue attraverso un’altra piana, Skeidararsandur, un immenso plateau di sabbia nera, per arrivare al Parco Nazionale di Skaftafell,

 

 

 

Situata ai piedi della calotta glaciale del Vatnajökull è un’area protetta di indubbia bellezza. Si può arrivare in auto fino ad un parcheggio vicino al ghiacciaio Svinafellsjokul e, di lì, una passeggiata facile porta ad un altro splendido luogo, 

Gli amanti del trekking possono andare a vedere la cascata di Svartifoss, in mezzo a colonne basaltiche, sempre tempo permettendo, perché, si sa, in Islanda il clima è molto dispettoso, egoista e lunatico.

In ogni caso le cascate sono ovunque,

 

 

La strada risale dalla costa orientale, sempre con sorprese : la famosa laguna glaciale (Glacier Lagoon) del Jökulsárlón si è formata con lo scioglimento del Vatnajökull . Il lago dalle acque gelide abbonda di colorati iceberg: uno spettacolo nello spettacolo, tra gli azzurri, i blu, i gialli (per la presenza di solfuri), fino ai neri (per la presenza di cenere vulcanica). L’escursione con il mezzo anfibio tra gli iceberg è spettacolo puro. Se poi, come è successo a noi, il tempo è clemente e si avvistano pure parecchie foche comodamente sdraiate al sole su un iceberg o che nuotano come provette ondine intorno alla barca, bene, la giornata diventa indimenticabile.

 



 

Di fronte alla Glacier Lagoon, la lunga spiaggia nera come la pece, accoglie pezzi di ghiaccio, spettacolari diamanti puri dai colori splendenti che conferiscono al luogo un fascino indiscusso. Diamonds beach è una sfilata di gioielli presentata su un tappeto grigio antracite. La stilista Madre Natura presenta la sua ultima preziosa collezione e noi, turisti, camminiamo come in una gioielleria, strabuzzando gli occhi davanti a cotanta bellezza,  gli splendidi diamanti esposti.



 

Arriviamo a Höfn alle 14:00H e poiché la nuova regolamentazione Covid in Islanda prevede un doppio tampone 4-5 giorni dopo il primo ci precipitiamo nel piccolo ospedale, dove troviamo delle gentilissime infermiere che ci fanno subito il test, all’aperto, sotto un gelido vento.

 

A Höfn l’aragosta e’ la regina della tavola, in tutte le sue declinazioni. Una specialità di questo luogo è la pizza all’aragosta. Lo so, molti italiani arricceranno il naso davanti al nome Pizza….oltre confine. Ebbene qui dovete ricredervi, quando vi arriverà in tavola una pizza dall’apparenza decisamente poco invitante, non lasciatevi prendere dall’aspetto, ma pensate davvero al detto….l’apparenza inganna. Il palato ringrazierà, perché la pasta non è altro che un pan focaccia croccante a lievitazione naturale, farcito con pomodorini profumati, rucola, formaggio di latte islandese e lei, la Regina, l’aragosta che dirige l’orchestra con alta maestria. Un piatto che non dimenticherò. Da Kaffi Hornid c’è una lunga coda, senza prenotazione ci si mette in religiosa attesa del tavolo. Oltre alla pizza, ottima anche la zuppa di aragosta.

 

Fuori Höfn si può fare una deviazione per vedere una vecchia fattoria, ormai usata come set per film.

 

 

Lasciata Höfn ci attendono chilometri e chilometri di strada litoranea meravigliosa, con verdi colline a dirupo sulla spiaggia nera che lambisce un mare poco gentile. Il vento è così violento che si fa fatica ad aprire la porta del camper, ma il paesaggio è crudo ed armonioso al tempo stesso. J’adore! 

 

 


E poi ancora cascate in una bucolica cornice, e preziosi fari a proteggere questo lembo di terra.

La strada verso Egilsstadir è panoramica, uno zigzag  tra la costa, con molte soste per respirare a fondo quel profumo di mare irrequieto.
Djupivogur è un villaggio di pescatori che cercano di  attirare il turismo, un piccolo porticciolo, una galleria di artigianato locale (molti minerali),  ma soprattutto una bella posizione,  sulla punta di uno dei fiordi orientali dell’isola.

 

 


Nei dintorni ancora cascate, orgoglio di un’Islanda dove l’acqua è la padrona.
Fossa è carina, certo non fa parte delle Miss da premio, ma è così ben inserita in una cornice di natura rigogliosa che ha il suo perché.

 

 

E poi ancora panorami mozzafiato, lungo quella strada che riserva piacevoli sorprese ad ogni curva.

Sulla strada poco traffico, e le dolci montagne segnano un confine di protezione, belle con le macchie di neve così fotogeniche.

 

 

 

Fino ad arrivare al delizioso villaggio di Seydisfjordur, alla fine dei fiordi orientali.

Tante casette colorate si affacciano su un porticciolo dove bar dipinti accolgono turisti da ogni dove.

 

 

La piccola strada pedonale dal suolo arcobaleno porta ad una chiesetta dal sapore antico. Una suggestiva atmosfera aleggia in questo mondo da fiaba,  incastonato tra montagne

 

Questo è anche il porto dove arrivano le navi dalla Danimarca.

 

È ora di lasciare la magica costa per riprendere il magico interno di quest’Isola dall’incontrastata bellezza.

Egilsstadir è un brutto villaggio, senza arte né parte, per noi una sosta obbligata per la notte.

Risalendo verso nord merita una sosta Rjukandi, una bella cascata incastonata tra colline verdeggianti.

 

Gli ultimi 20 km per il canyon Studlagil non sono asfaltati ma terra battuta, ma è il viaggio che ci porterà in uno splendido luogo dove colonne di basalto si specchiano come Narciso in un fiume dal colore turchese così intenso che ….beh, la storia la conoscete!


 

 

Si riprende la 1 direzione Dettifoss.

Il paesaggio è bello, un susseguirsi di gole verdeggianti e grandi fattorie, per poi continuare sugli altipiani ed inoltrarsi tra le distese di Modrudhalur, desertiche e con un fascino angosciante, altipiani dalle cinquanta sfumature di verde e giallo, quando un sole birichino fa capolino tra nuvole spumose.


Ogni tanto il paesaggio cambia, e la terra diventa desolata tanto da pensare di trovarsi sulla luna.

 

 

Il deserto roccioso, tra colline brulle, senza vita, con tutte le sfumature di marrone e le pietre malinconiche, spariscono solo quando si sente lei, Dettifoss, la più potente, un tenore così acuto che è considerato il più vigoroso d’Europa, un boato che si sente a oltre un chilometro di distanza. Il suo salto di 44 metri e’ impetuoso ed il rombo fa tremare il suolo sotto i piedi. Il suo nome significa”la cascata dell’acqua che rovina”. La visione migliore della cascata per me è sul lato sinistro (quindi prendendo la strada 862, mentre la 864 porta al lato destro). Poco distante c’è un’altra cascata (Selfoss) decisamente meno potente, ma comunque interessante.

 


 

 

 

 

Siamo nel Diamond Circle, quel circuito di circa 260 km che racchiude davvero gioielli naturali preziosi (Ásbyrgi, Dettifoss, Krafla, Hverir, lago Myvatn, cascata di Godagoss).

Trentacinque chilometri a nord, (dopo 20 km di sterrato) si arriva alla gola di Asbyrgi, il Rifugio degli Dei, una gola lunga 3,5 km, in mezzo ad una foresta di betulle (cosa piuttosto insolita in Islanda). Luogo pieno di leggende, con rocce che sembrano Elfi ridanciani pietrificati da un mago dispotico. D’altra parte il nome Asbyrgi significa Il rifugio degli Dei Asi e per questo il mito vuole che sia uno dei luoghi più popolato dall’huldufolk, il popolo nascosto.


 

 

E poi la strada continua, fino ad arrivare ad Húsavík,  il villaggio conosciuto principalmente perché da qui partono i battelli che portano all’avvistamento delle balene. Preparatevi a freddo, vento, pioggia, qualche salto violento, ma alla fine sarete pienamente ripagati da lei, la Regina dei mari. 

 


 

 

Per ora vi lascio qui, ma vi consiglio di sintonizzarvi presto, la mia Islanda seconda parte sarà pronta a breve, con altre meraviglie della Natura di quest’isola piena di colpi di scena

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 pensieri riguardo “Islanda prima parte

  • 20 Agosto 2020 in 14:16
    Permalink

    Con te sto rifacendo il mio viaggio e me lo ri-godo !
    La penisola nord occidentale vale la pena.
    Buon ritorno.

    Rispondi
    • 21 Agosto 2020 in 09:07
      Permalink

      Avevi proprio ragione: è un paese stupendo, la natura ti avvolge e sembra di essere in un presepe. A presto

      Rispondi

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