Da Port Vila, la capitale di Vanuatu, volo su Tanna con un aereo piccolo come un autobus scolastico, che sembra uscito da un cartone animato. L’atterraggio è su una striscia di grigio in mezzo al verde.
Da qui, un 4×4 ci porta per ore attraverso la giungla, di un’isola che ha qualcosa di magico ed arcaico. Uno dei motivi principali per visitare Tanna è l’esperienza incredibile di avvicinarsi al cratere di un vulcano attivo. Sul monte Yasur, puoi letteralmente affacciarti sull’inferno : fontane di lava che illuminano il cielo notturno, boati che fanno tremare la terra, ed un paesaggio lunare da togliere il fiato.
Ma, prima, una sosta in “città” in un tipico ristorante molto local, che serve la Tanna Chicken Soup.
Di fronte, il colorato mercato che espone i meravigliosi frutti di quest’isola. Tanna è un’isola vulcanica, e la sua terra e’ immensamente versatile e generosa.
Frutta e verdura sono esposti con creatività, perché anche l’occhio vuole la sua parte.
Ed è così che appaiono anche le tante piume colorate, utilizzate per decorazioni tribali o copricapi da danza kastom.
Il nostro autista, all’andata, decide di fare la strada più lunga, seguendo la costa, sia perché meno tortuosa, ma soprattutto perché è orgoglioso di questa nuova linea di asfalto grigio che si allunga, sinuosa, in mezzo a quella straordinaria giungla di verde accecante. La strada non è ultimata, ogni tanto appaiono macchine movimento terra, al lavoro e qualche viso “giallo” spicca in mezzo a lavoratori con pelle color mogano e capelli corvini lanosi : i cinesi stanno costruendo la via che colleghera’ i remoti villaggi alla città principale. Il percorso è suggestivo e si snoda su strade più o meno morbide di un’isola fatta di alti e bassi.
ma prima una sosta per la benzina
Per raggiungere la remota Guesthouse con vista vulcano dovremo anche guadare qualche letto di fiume nella giungla.
E prendere una strada sterrata
Ed eccola, la casa abbarbicata sull’albero che mi cullerà nelle prossime notti. La capanna è molto frugale, con tetto ricoperto da foglie di palma e di banano in un intreccio che ripara dalla pioggia, e poi canne di bambù e tutto ciò che la generosa natura intorno offre.
Certo, come direbbe qualcuno, “non è sicuramente un glamping”, ma dove lo trovate un nido sull’albero con terrazza, con questa vista? Da una parte il mitico vulcano che fa sentire costantemente la sua presenza brontolando senza chiedere permesso.
Dall’altra un paesaggio incontaminato, un ambiente primordiale puro ed imponente, che copre i picchi di piccole cime: un dipinto che elogia la potenza della natura.
Se preferisci stare “con i piedi per terra”, un paio di bungalow sono incastonati nell’ambiente selvaggio e grandioso, i cui colori cambiano nelle diverse ore della giornata.
La cena preparata da Lina, giovane madre di 5 figli, è semplice, ma fatta con i prodotti della natura.
La salita fin sul bordo del cratere, di notte, e’ lenta, con il vento che ti spinge e la lava che danza in aria come fuochi fatati. E’ come guardare negli occhi un Dio antico: non parla, ma capisci tutto.
Il vulcano Yasur erutta da centinaia di anni con regolarità quasi musicale ed è uno dei pochi vulcani al mondo visitabili così da vicino senza attrezzature speciali, senza barriere, ne’ recinzioni. Il cratere si apre davanti a me come una bocca di fuoco, il terreno vibra sotto i piedi, la lava esplode verso il cielo, nubi nere, odore di zolfo e fuliggine sulla pelle: l’inferno luminoso di Tanna borbotta che la terra ha un’anima e non è dormiente. La terra ci sta raccontando una storia antica, con i suoi ruggiti, l’esplosione di bagliori rossi ed il lancio di lapilli nel cielo. Senza barriere, la natura cruda mi circonda, e divento attrice di un film reale. “Questa è la nostra televisione “ mi dice ridendo il ragazzo della tribù Yakel che mi accompagna “da sempre”.
Torno alla mia casa sull’albero con la sabbia nei capelli e le ginocchia impolverate. Non mi sento sporca, mi sento parte di una natura viva.

Un’esperienza tanto spettacolare quanto indimenticabile.
Nel ventre della terra, ai piedi del vulcano Yasur, il paesaggio lunare e’ scolpito dal fuoco e dal vento. La sabbia è nera, brulla, punteggiata di rocce laviche spaccate e solchi profondi. L’aria è densa, carica di zolfo e mistero. In un paesaggio che sembra uscito da un film di fantascienza, nessun rumore, se non l’impetuoso brontolio del vulcano. Sembra davvero la luna, ma con il battito del cuore che accelera a ogni esplosione nel cielo .
Tanna conserva con gran sacralità le tradizioni. Il villaggio kastom è una filosofia, molto più di una comunità dove si vive ancora secondo le tradizioni ancestrali. Niente elettricità, niente cemento, solo case fatte di foglie intrecciate, una lingua che cambia da isola a isola e la vita che segue i ritmi della natura e della memoria. Il villaggio kastom, nascosto tra alberi e silenzio, è l’incontro dell’anima dell’isola. Qui si cammina scalzi, si vive in armonia anche con gli spiriti degli antenati e delle leggi non scritte ma tramandate oralmente e si onorano le forze della terra, come il vulcano sacro.
Nel villaggio, dove il tempo non corre, si vive di agricoltura , pesca, riti collettivi e scambio. Questo è un luogo dove alcune tradizioni restano vive: il padre concederà la giovane figlia in sposa solo a colui che sarà in grado di donare un maiale bello grasso. E cosa succede se il povero maschio non ha tale dote? Nessun problema: la “società” lo aiuterà a procurarsi il porco che gli permetterà di prendere moglie.
In un luogo dove il tempo è circolare, dove ogni giorno si ripetono gli stessi gesti antichi, anche i vestiti sono tradizionali. Nambas per gli uomini (una sorta di fodero penico fatto con foglie o fibre vegetali) e gonne di foglie ed erba secca intrecciata per le donne. Questi sono un’espressione diretta dell’identità kastom, e anche un atto di resistenza culturale.
I villaggi hanno il proprio carattere autentico, distintivo. Ho avuto la fortuna di trascorrere alcune giornate in due villaggi, molto diversi.
Nel mezzo della foresta, vicino al tuonante vulcano, tra magici alberi verde smeraldo e l’aria che profuma di linfa, sorge un villaggio. Una donna ci riceve con collane fatte di semplici rametti intrecciati ed un fiore.
Le donne hanno le guance dipinte, accorrono e ti prendono la mano. Una, delicatamente, appoggia la sua guancia sulla mia, per condividere quel tatuaggio che sancisce un’amicizia che sta per iniziare. I bambini corrono scalzi e ridono senza traduzione.
Nessuno mi chiede niente, nessuno cerca di vendermi nulla. Sono ospite, non turista. Le danze sono un gioco, un modo di dimostrare la loro identità, un momento di condivisione, uno straordinario scambio di energie positive.
La casa sull’albero è il tesoro di un villaggio dove l’accoglienza è sorrisi e amicizia, uno scambio di sguardi che parlano
Sono ancora molti i villaggi dove il tempo non esiste e la terra parla. C’è un sentiero polveroso che si allontana dalla strada principale, avvolto da alberi altissimi e silenzi che sembrano custodire qualcosa di sacro. Quando si arriva a Yakel, si ha la sensazione di varcare una soglia invisibile: non tanto dello spazio, quanto del tempo. La foresta si apre su un piccolo villaggio di capanne in legno e foglie intrecciate, e tutto (la luce, il silenzio, i volti), racconta una storia antica. Qui la modernità si ferma e comincia il mondo kastom, che ha scelto consapevolmente di continuare a vivere secondo le tradizioni ancestrali melanesiane.
Dietro a quello che, a occhi esterni, può sembrare “semplice” c’è una cultura profondamente ricca , fondata sul rispetto per la terra, per gli spiriti degli antenati e per l’equilibrio comunitario.
I maiali sono l’oro del villaggio
A Yakel gli uomini ti accolgono con lo sguardo fiero e la pelle lucida di sole.
Le donne sono coperte da gonne di foglie intrecciate e sorridono con una calma che spiazza, come se sapessero qualcosa che noi abbiamo dimenticato.
Nel vento che soffia tra gli alberi di banyan, cammino tra le capanne fatte di rami e paglia. Ogni struttura è costruita a mano, con pazienza e con rispetto. Le giornate cominciano all’alba. Gli uomini si occupano di coltivare la terra (igname, taro, manioca), pescare e cacciare, mentre le donne cucinano, raccolgono frutta e si prendono cura dei bambini. Non esiste una vera e propria economia monetaria interna, non c’è denaro che circoli: si vive di baratto, scambiando beni e servizi. La spiritualità è ovunque. Gli anziani del villaggio sono custodi della conoscenza kastom e guidano cerimonie rituali legate ai cicli della natura, alla fertilità della terra e agli spiriti degli antenati. Nel villaggio si condivide tutto.
Questa è la grande cucina
Sono stata accolta con una gentilezza discreta, fatta di sguardi, sorrisi e silenzi che dicono più delle parole. Ho condiviso passeggiate e cibo semplice, con una vista privilegiata dalla casa sull’albero.
Ho assistito alle danze tradizionali: i piedi battevano sul suolo come un tamburo vivo, le voci salivano al cielo tra i rami, e per un attimo ho sentito di essere parte di qualcosa che non capivo del tutto, ma che toccava qualcosa di profondo. E poi…..la lezione del fuoco: una mattina presto, mentre la nebbia scivolava ancora tra gli alberi, ho visto una donna inginocchiata davanti a un piccolo fuoco. Cercava di far ripartire le fiamme con rami secchi ed una pazienza infinita. Mi sono avvicinata, goffamente, ed ho provato ad aiutarla. Lei mi ha sorriso senza dire nulla e mi ha fatto cenno di osservare. Non era solo questione di accendere il fuoco: era un rituale quotidiano, quasi sacro. “Il fuoco si accende con rispetto”, mi ha detto infine in bislama. (Fortunatamente Mungau, uno dei pochi locali che parla inglese, era arrivato dietro di noi ed ha tradotto in inglese). E ho capito che stavo imparando qualcosa di molto più profondo della semplice tecnica.
Yakel non è solo un villaggio. È uno specchio. Ti mostra quanto poco serve per sentirsi vivi, quanto rumore inutile ci portiamo dietro e quanto prezioso sia il silenzio quando diventa spazio per ascoltare. Se vai a Tanna, non perderti questa tappa, ma vai con rispetto. Entra piano, lascia il telefono spento ed ascolta la terra: parla più di quanto immagini.
E ancora danze, che suggellano la vita che scorre serena
A Tanna (non solo nei villaggi kastom), il matrimonio è ancora profondamente influenzato dalle tradizioni locali. Tanna è una delle isole più culturalmente conservatrici del Pacifico. In alcuni luoghi, la poligamia è culturalmente accettata, anche se non riconosciuta dallo Stato. I matrimoni sono combinati tra famiglie e avvengono in giovane età (soprattutto per le donne). La scelta si basa su alleanze tra clan e rispetto per le regole del villaggio. Le donne hanno ruoli specifici nella gestione della famiglia, della terra e dei raccolti. Ad una moglie, durante il festeggiamento del marito per la sua “seconda moglie” è stato chiesto se non fosse gelosa. E questa è la risposta: “avrò un aiuto nel lavoro della terra e nella crescita dei bambini”. Come dire : “ e vissero tutti felici e contenti!”
In Occidente il matrimonio è l’unione tra due persone. Qui, a Tanna e’ molto di più: è un patto sacro tra due clan, una rete invisibile di legami, doveri ed onori che tiene insieme l’intero villaggio. La sposa non”lascia casa”, ma entra in una nuova rete vivente che la accoglie come custode della fertilità, della terra e della pace. Il processo inizia con la negoziazione tra famiglie: lo sposo (e i suoi parenti) chiede formalmente la mano della sposa. Si offre una dote : maiali dalle zanne ricurve (valore massimo perché simbolo di potere e rispetto), radici di kava (bevanda rituale), tappeti intrecciati, conchiglie, ignami (yams) e lap lap (piatto tradizionale), simbolo di abbondanza. Il matrimonio non procede finché la famiglia della sposa non accetta l’offerta. Nessuna firma, nessun anello. Solo parole, scambi e sguardi, che in questo contesto sono più vincolanti di qualsiasi documento.
Ho avuto la fortuna di vedere la preparazione di un matrimonio lungo la strada. Le donne siedono sotto le palme. Stoffe colorate si mischiano a gonne di fibre naturali, i volti dipinti. E fiori di frangipani e hibiscus ovunque. Nel frattempo , gli uomini preparano lo spazio del rito. Al centro della spianata, una radura. Da una parte vengono accatastati i regali dello sposo e dei parenti. Dall’altra, gli uomini preparano il laplap, il “banchetto” cotto in foglie di banano. L’accoglienza di due straniere di passaggio è stata calorosa. Anche se avevamo poco tempo, perché in transito, ci hanno lasciato osservare e fotografare il loro momento magico. La loro festa durerà tutto il giorno e il villaggio intero partecipa, con fiumi di kava, fino a quando il sole scende dietro la giungla. C’è un profondo senso di comunità, radici e storia in un matrimonio a Tanna.
Ma come ho già detto, Tanna è un’isola molto tradizionale e c’è un rito che, per gli uomini dell’isola, e’ fondamentale e profondamente colmo di significato: la circoncisione dei bambini. Qui, diventare uomo non è questione di età o documenti. E’ un passaggio sacro, segnato da silenzio, dolore, canto ed orgoglio. Un rituale antico, che non ha nulla a che fare con la religione nel senso occidentale, ma tutto con l’identità, l’appartenenza e la continuità del clan. La cerimonia avviene nella foresta, lontano dagli occhi delle donne e dei bambini piccoli, in uno spazio che per alcune settimane, diventa un altro mondo, riservato solo ai maschi. I bambini tra i 5 e 12 anni, con una concentrazione più comune intorno ai 7-10 anni, vengono separati dalla famiglia e portati via. Non tornano fino a quando il rito è compiuto e la guarigione avviata. E’ un tempo di iniziazione, solitudine, apprendimento. Il dolore fisico, quello della circoncisione vera e propria (che viene fatto con una specifica canna di bambù molto affilata, come un rasoio) non viene mai mostrato. I ragazzi non devono piangere non devono lamentarsi. E’ un segno di forza, ma anche un codice di silenzio: “diventare uomo significa sapere sopportare” mi ha detto un anziano con voce ferma. Dopo settimane, quando i ragazzi fanno ritorno al villaggio, viene celebrata una grande festa. Gli anziani li accolgono come adulti e ricevono nuovi nomi. Non sono più bambini: ora possono partecipare alla vita comunitaria da uomini, con nuove responsabilità. Non è facile, per un viaggiatore esterno, capire fino in fondo questo tipo di riti. La tentazione di giudicare secondo la propria cultura e’ forte. Ma a Tanna ho imparato che il rispetto viene prima della comprensione. Quello che può sembrarvi duro e arcaico, qui è una forna di amore e orgoglio tribale, tramandato da generazioni. Nel silenzio della foresta, ho pensato a quanto le nostre società abbiano perso il senso del “passaggio “. Qui, invece, ogni fase della vita ha il suo rito, il suo tempo, il suo dolore, la sua festa. E forse è proprio questo che rende un’identità forte: la consapevolezza di chi sei, da dove vieni, e cosa hai attraversato per diventarlo. Nota etica: come viaggiatori, e’ fondamentale non chiedere di assistere a questi riti se non espressamente invitati, e non fotografare. La circoncisione, per il popolo di Tanna, non è una curiosità etnografica, ma un evento sacro. L’unico modo corretto per avvicinarsi e’ con silenzio, ascolto e profondo rispetto.
Vicino all’aeroporto c’è una guesthouse gestita da una coppia straordinaria: Pochi bungalow spartani, inseriti in mezzo alla natura di fronte al mare. Veronique è sempre presente, con la sua cucina semplice, ma gustosa. Il luogo ideale dove riposarsi e trascorrere un po’ di tempo prima della prossima avventura.

Le giornate sulla spiaggia scorrono, tutte uguali: i bambini vanno a scuola,
Al pomeriggio giocano
Le mucche pascolano
E la sera il cielo si infiamma.
La vita scorre davanti a me, piena di sorrisi e curiosità.
Tanna mi ha davvero conquistata, perché mi sono sentita non solo accettata, ma parte di questa comunità dolcissima e serena.
Il mio lungo viaggio a Vanuatu continua…,nella prossima puntata: Vanuatu 🇻🇺 Efate (l’isola principale) e Espiritu Santo, alla scoperta di una delle più belle spiagge del Pacifico, Champagne Beach. Stay tuned!
Ed eccoli, loro, il vero tesoro di Tanna, le splendide persone che ho incontrato e che mi hanno fatta innamorare di queste isole.




































































































12 risposte
Formidabile….
Esistono ancora posti così….lontani da tutto….
Eh sì cara Antonietta, anch’io non mi aspettavo di trovare in queste isole tanta autenticità. Ma è soprattutto l’accoglienza affettuosa della gente, decisamente ospitale, che mi ha fatto amare questi luoghi
Cara Laura, cara compagna di liceo.
Ho letto con grande interesse il tuo meraviglioso resoconto di viaggio ed assaporato la meraviglia dei volti e della natura incontaminata.
Hai saputo raccontare con
parole meravigliose e profondo rispetto un mondo a me sconosciuto e per questo ti ringrazio molto. Sapere che esistono ancora certe comunitá mi rincuora molto. Astenersi dal giudizio secondo le categorie occidentali è doveroso e tu lo hai fatto meravigliosamente bene. Restano i loro sguardi profondi, restano i loro occhi, restano i colori, restano le loro tradizioni millenarie che non sono state contaminate dalla modernitá. Resta un viaggio che non ho fatto fisicamente ma che mi è rimasto nel cuore
Carissima Lorella, Grazie di cuore per le tue parole!
Sapere che il mio blog ti è piaciuto mi dà una spinta enorme a continuare a scrivere e condividere. Ci metto passione e sincerità in ogni post, e leggere un tuo apprezzamento rende tutto ancora più significativo.
come sempre un fantastico racconto per immagini e parole, che stimola riflessioni su un mondo alternativo ma genuino che noi purtroppo abbiamo perduto. Grazie Lauretta !!
Grazie, cara Laura ! Sono felice che il racconto ti sia arrivato così. Anche per me è un viaggio fatto di immagini, emozioni e piccoli stupori quotidiani. Ti porto un pezzetto di Vanuatu nel cuore.
Thank you for the privilege of accompanying you on this journey, it was truly fascinating and so close to home for me!
Thank you, dear Leanne, for being a wonderful travel companion on this enchanting journey.
Awesome… the pictures and your description… it feel like I travel with, which I actually do… not just your writings but your pictures take me in all the time…(it’s a bit lije time travel)🥰….
Tranalated with Deepl:🫣
Fantastico… le foto e la tua descrizione… mi sembra di viaggiare con te, cosa che in effetti faccio… non solo i tuoi scritti ma anche le tue foto mi portano sempre dentro… (è un po’ come viaggiare nel tempo)🥰….
That means so much to me—thank you, dear Klara! 🥹 The idea that you feel like you’re traveling with me is the best compliment I could ask for. I’ll keep sharing as long as you keep coming along. 🥰”
Non ho letto tutto ma fin qui, devo dire questo reportage toglie il fiato, il viaggio più vero!
Grazie. Tanna è il luogo dove ho sentito il mondo spogliarsi delle abitudini. Se questo reportage toglie il fiato, è solo perché quel posto lo fa davvero, ogni giorno.