Il sole si alza lento a Eua, l’oceano è calmo, come se anche lui sapesse di dover rallentare. Le barche restano ormeggiate. Le strade sono vuote. I negozi chiusi. E’ domenica e tutto si ferma. A Tonga la domenica è protetta dalla Costituzione dal 1875. E’un giorno sacro, sospeso nel tempo, un giorno di riposo e devozione: nessuna attività commerciale è consentita, tranne ospedali e servizi di emergenza.
Persino il suono del martello o la radio a volume alto sono visti come irrispettosi. Il ritmo della settimana rallenta, come il battito di un cuore che prega.
A Tonga, la domenica, l’aria è intrisa di due profumi: il fumo dell’umu che sale lento dall’erba umida, e il canto corale che si leva dalle chiese del villaggio.
Qui la giornata comincia sempre in due luoghi: davanti a Dio e intorno al fuoco.
La fede non è un orpello privato: è la bussola che ordina il tempo. Ed il rituale della bellezza: I vestiti migliori , per gli uomini camicie immacolate e ta’ovala, la stuoia tradizionale legata in vita, e per le donne capelli raccolti con fiori di frangipane e trucco, sfilano verso la cappella; i bambini sono lucidi come conchiglie.
I salmi vibrano come onde dentro le mura di legno. Il cibo, invece, è l’altra liturgia. Nei giorni di festa, le mani lavorano insieme: si prepara il “forno”, si avvolgono le radici di taro in foglie di banano, si spennella il maiale con latte di cocco.
L’attesa è lenta, comunitaria; non si cucina solo per sé, ma per tutti quelli che arriveranno (amici, parenti, persino il viaggiatore sconosciuto che passa di lì’…. come noi). Fede e cibo si intrecciano così: la prima unisce le anime, il secondo riempie le mani ed i piatti. In un arcipelago disperso nell’oceano, queste due ancore tengono le persone vicine, ricordando ogni giorno che vivere e’ lodare e condividere. In Tonga si potrebbe dire, si prega con la voce e si ringrazia con il cucchiaio.
A Tonga la fede è tutto, non importa la denominazione: che sia Cristiana, in particolare nella forma del Metodismo Wesleyano libero (chiesa ufficiale del Regno che svolge anche un ruolo simbolico e politico), Cattolica, Mormone o Avventista. Tonga è uno dei paesi più religiosi del mondo, e le chiese sono ovunque, fisicamente e spiritualmente. La popolazione di Tonga è di circa 105.000 abitanti (più della metà vive sull’isola principale, dove si trova la capitale Nuku’alofa). Pensate che ci sono oltre 1000 chiese sparse per l’intero arcipelago. Sì: più di una chiesa ogni 100 persone! In molti villaggi, di poche centinaia di abitanti, si trovano 5 o 6 chiese diverse. Alcune sono maestose, con campanili e vetrate, altre semplici capanne con panche di legno.
Abbiamo trascorso quattro giorni con una famiglia locale a Eua, un’immersione totale nella vita semplice e metodica delle isole.
La domenica mattina Feina bussa, presto, alla porta e, con sorriso smagliante, ci consegna i vestiti che ci ha preparato per la giornata. Non deve essere stato facile per lei trovare abiti di taglie piccole. Si, perché i Tongani sono giganteschi.
Giancarlo indossa il costume locale.
E poi le foto di rito con parte della famiglia
La Chiesa è densa di canti armonizzati a cappella, voci che si intrecciano come onde leggere. Le melodie sono apprese a memoria, tramandate nel sangue. Il sermone può durare anche un’ora o più.
Siamo gli unici stranieri.
E, dopo la messa, siamo invitati al banchetto sacro.
Le famiglie del borgo si riuniscono e portano quantità enormi di cibo, che riempiono una tavola di delizie: l’ota ika (pesce crudo marinato nel lime e cocco), il lu pulì (carne cotta in foglie di taro e latte di cocco), maialini cotti nell’umu, gamberetti, salsicce, frittate….. e’ proprio il caso di dire che c’è ogni ben di Dio!
Ci fanno accomodare all’inizio della lunga tavolata.
Sarà un banchetto lento: si mangia, si conversa, ma soprattutto si ringrazia Dio per il cibo e si cantano inni religiosi.
Foto con il carismatico Reverendo
Il pomeriggio trascorrerà silenzioso e in relax, fino al tramonto, quando inizierà il secondo culto del giorno. Si’, perché la domenica si va in chiesa due volte: mattina e sera.
Nella venerazione della tavola, per noi occidentali è decisamente strano vedere la quantità di cibo che ogni tongano mangia. Camminando per le strade di Tonga, ho imparato presto a disimparare i miei occhi occidentali. I corpi a Tonga sono grandi, larghi, forti, tondeggianti come l’orizzonte dopo il tramonto. E no, non è solo genetica, è una storia lunga, di colonizzazione alimentare, di lattine gasate, di grosse scatole di corned beef e zucchero importato, di radici tagliate e cucine perdute. Anche il pane appena sfornato, qui, profuma di zucchero!
Tonga, oggi, ha tra i più alti tassi di obesità al mondo. Oltre il 90% degli adulti e’ in sovrappeso o obeso, secondo l’OMS. Il diabete è ovunque, silenzioso e testardo.
Il re di Tonga, oggi, si chiama Tupou VI. Succeduto a suo fratello nel 2012, il re governa un regno unico nel Pacifico, dove monarchia e tradizione ancora si intrecciano strettamente alla vita quotidiana. Anche lui è un uomo di grande corporatura. Il padre, in particolare, fu famoso per la sua stazza: Tupou IV superava i 200 kg negli anni ‘70 ed entrò nel Guinness dei primati come il sovrano più pesante del mondo. Più tardi, tuttavia, perse oltre 75 kg per dare esempio di salute pubblica al suo popolo, un gesto che fu accolto con gran rispetto. Ma nella cultura tongana, un corpo grande non è automaticamente stigmatizzato: al contrario, è storicamente associato a forza, abbondanza e prosperità.
I negozi a Tonga sono principalmente gestiti da cinesi: bazar dove si trova tanta paccottiglia e scaffali pieni di cibo spazzatura.
E poi corridoi che puzzano di plastica, con scaffali pieni di scarpe, tutte made in China. Ma la stranezza è vedere i numeri delle scarpe da donna (anche con i tacchi): 👠 iniziano dal numero 42 ed arrivano al 45!
E sarà così ovunque: la ragazza della mia Guesthouse, oltre il metro e ottanta e 145 kg, mi chiederà più volte perché mangio così poco….e dovrò dirle che ho problemi di salute, per non offendere l’enorme piatto di cibo che mi ha messo in tavola!
Eua si raggiunge dall’isola principale, Upolu, in due modi: attenzione perché entrambi vengono annullati spesso. All’andata abbiamo preso il comodo ferry che fa la traversata in tre ore e mezza. Frequentato principalmente dalle famiglie locali, parte alle 6 del mattino: i corpi opulenti si distendono nella sala principale, con grandi valigie a seguito.
Eua e’ un’ isola silenziosa e selvaggia, che non ha ancora subito l’attacco turistico. Pochissimi hotel, o meglio guesthouse, niente di lussuoso, semplicemente un’immersione nella natura.
Non esiste una strada che faccia il giro dell’isola, ma un’unica via che collega una parte di essa, in terra battuta. I turisti vengono qui per fare trekking nel Parco Nazionale, un sito dal sapore ancora integro. I prati di un bel verde oliva ed i cavalli che scorrazzano sereni sembrano un quadro d’Irlanda che si affaccia su scogliere tenebrose.
E poi viste panoramiche mozzafiato
Alberi secolari diramano le loro radici creando un’atmosfera da film horror.
Le strade sterrate si snodano tra una natura incontaminata, con i colori che variano durante le ore del giorno fino ad accendersi verso sera.
Poco più avanti la natura scopre il Paradiso, con le spiagge dorate che si fanno baciare da un mare cristallino.
Si attraversano villaggi, con un pugno di case e molte chiese. I maialini attraversano la strada.
Anche i cani sono ovunque, molti randagi erranti senza meta. E’ una triste realtà che ho visto in tutte le isole del Pacifico. Un signore incontrato mentre camminavo mi dirà : “un gruppo di Neo Zelandesi è venuto a Tonga lo scorso anno per studiare il fenomeno e tornerà con delle proposte / soluzioni. Nel frattempo,comunque, da noi è normale mangiare il cane, ha un’ottima carne!”. Nel mio caso sono anni che evito di mangiare carne in gran parte dell’Asia e del Pacifico!
Ma chi viene a Tonga viene soprattutto in questo periodo e per un motivo preciso: da luglio ad ottobre le megattere risalgono dalle acque fredde dell’Antartide per partorire e crescere i loro piccoli. Tonga è uno dei pochi luoghi al mondo dove si può nuotare con le balene megattere, nel pieno rispetto e in silenzio, seguendo il loro passo e non il nostro. Non è attrazione, e’ incontro. E io, ho sentito che la mia piccolezza era sacra, ascoltando il respiro dei giganti.
Ringrazio Krystina Brzonova per le belle immagini e video che mi ha dato, durante la nostra giornata in barca.
Il ritorno sull’isola principale, Tongatapu, sarà con un aereo della Lulutai, un volo effettivo di 7 minuti!
Nuku’alofa, la capitale, è affacciata sulla costa nord dell’isola ed è protetta da una barriera corallina che crea una laguna tranquilla. Sul lungomare appare lo splendido palazzo reale.
E, naturalmente Chiese, immense, come la Free Church of Tonga e la Basilica di Sant’Antonio da Padova
Sull’isola consiglio di affittare un’auto: fuori città il traffico è inesistente e sarà facile visitare i siti di maggior interesse.
Sulla strada si incontrano venditori di frutta e verdura
di pesce appena pescato
Ogni tanto si incrociano gruppi di bambini usciti dalla scuola. Sono bellissimi nelle loro divise dai colori intensi e pronti a posare per una foto, sorridenti, su mia richiesta.
E poi molti cimiteri lungo la via, come mausolei, con grandi pannelli con l’immagine del defunto e fiori e nastri colorati.
Sulla costa orientale dell’isola di Tongatapu, nel piccolo villaggio di Niutoua, si erge un monumento antico, imponente e silenzioso. Il trilite di Ha’amonga, spesso soprannominato “lo Stonehenge del Pacifico” è un antico sito archeologico. Un triliton in pietra fatto da tre enormi blocchi di calcare corallino (due verticali ed uno orizzontale) che insieme formano una sorta di portale monumentale. Altezza: circa 5,2 metri, peso dei pilastri stimato tra 30 e 40 tonnellate, larghezza circa 1,4 metri.
Il nome Ha’amonga ‘a Maui significa “il fardello di Maui” evocando la leggenda del semidio polinesiano Maui, che avrebbe trasportato queste pietre in canoa dall’isola di ‘Uvea (attuale Wallis).
L’epoca di costruzione è intorno al 1200 d.c., il costruttore Re Tuitatui, l’undicesimo sovrano della dinastia Tui Tonga. Sul possibile scopo ci sono varie teorie. simbolico: rappresentare i suoi due figli, con la pietra superiore come simbolo di unità. Cerimoniale: in ingresso monumentale al complesso reale di Heketa, astronomico: forse usato per determinare solstizi ed equinozi.
Nella costa sud-occidentale dell’isola di Tongatapu si trovano i Mapu a’Vaea Blowholes, una spettacolare attrazione naturale. Si tratta di soffioni marini naturali: fori e fessure nella roccia vulcanica attraverso cui l’acqua dell’oceano viene spinta verso l’alto dalle onde, creando getti altissimi che possono arrivare anche a 30 metri.
Mi hanno detto che, in giornate di forte vento da sud-ovest, con marea alta e mare grosso, lo spettacolo è decisamente più intenso. La forza dei getti è talmente costante che sembra quasi una “coreografia “ con il mare.
Amo le spiagge e le inseguo, ovunque nel mondo.
Tonga aveva alcuni resort che si affacciavano su belle spiagge. Nel gennaio 2022 il mare si sollevò, e in un attimo resort come Liku’alofa Beach e Ha’atafu beach, sono stati completamente distrutti, spazzati via dallo tsunami nato dall’eruzione del vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha’apai. Oggi, sulla silenziosa e selvaggia spiaggia restano le rovine, che si nascondono nella natura che è rinata.
Vicino al villaggio di Haveluliku, c’è una grotta calcarea con piscine naturali di acqua dolce in cui si può nuotare. Nella Anahulu Cave, le stalattiti e la luce filtrata rendono l’atmosfera magica
I Tongani vivono per il cibo. Ovunque le porzioni sono enormi. In città ci sono alcuni ottimi ristoranti. Tra i più conosciuti sicuramente Friends, un’istituzione. E’ anche il ritrovo di tutti gli stranieri a Tonga, aperto dalla prima colazione a cena.
E poi il fantastico Waterfront dove ho gustato il miglior ota ika (pesce crudo marinato nel lime e cocco)
Lascio Tonga per raggiungere Samoa. A Tonga, ho scoperto che il cibo nutre il corpo, ma la fede nutre l’anima in ogni gesto quotidiano. Tonga vive di legami più che di industrie, di ritmi lenti più che di produttività, di comunità più che di capitale. È un’economia fragile, si’. Ma anche profondamente umana.






































































































5 risposte
Nuotare con le megattere! Immagini che fanno rabbrividire, grazie per questi video Laura, tutti sempre speciali, questi mi hanno commossa, pensando alla fragilità del pianeta, e a quello che non ci potrebbe più essere a breve. Veramente doloroso guardare quella mensa domenicale, imbandita di confezioni usa e getta, per me che combatto da anni per l’uso e la violenza della plastica sull’ecosistema. Davvero, proprio nei mari dove le balene vanno a riprodursi, speriamo che decidano di farne minor uso, smaltiscano bene e amino la loro terra come amano Dio.
Grazie di cuore 💙. Le balene ci insegnano quanta bellezza e fragilità ci sia nel nostro pianeta. Condivido la tua emozione e la tua battaglia; purtroppo ovunque nel Pacifico ho trovato plastica (l’unico plastic-Free è Vanuatu). speriamo davvero che l’amore per la propria terra si traduca anche in rispetto per il mare e per chi lo abita.
E comunque strepitose le paglie intrecciate, Gian (che bello rivederlo) proprio un figurino!
How long have you been travelling now ?
It must be many years
I dont know how you can afford it
Dear Derrick,
For the past eleven years I’ve been traveling the world, and I’m now on the verge of fulfilling a lifelong dream: visiting every country on the planet. I’ve reached 194 out of 195… the only one left is North Korea, still closed to tourism. I keep hoping that one day the doors will open.
As I once shared with you, I’m 63 years old and I never had children (have you ever calculated how much it cost to raise yours, from birth all the way to independence?). In addition to this: instead of putting my money into a large apartment, I chose a different path — I invested in several small apartments in a strategic location. Today, all of them are rented out, and it’s with that income that I fund my journeys across the world. Happy Travels to you!