Seychelles (prima parte)

Nel blu dipinto di blu… felice di stare….laggiù!

115 gemme in mezzo ad un oceano che si affaccia sul mondo, a 950 km dal Madagascar, 1600 km dall’Africa e 2800 km dall’India. Rocce scolpite da una natura ancora selvaggia, rocce grigie, rocce brune o rossastre con in mezzo lingue di rena dorata e mezzelune color borotalco, perché l’Eden esiste, incastonato in una tavolozza di sfumature di azzurro, blu argentato, turchese, fino a quello che ho definito blu pazzo, quando l’acqua combatte eroicamente contro i monsoni, e, come diceva il Gladiatore Russel Crawe….. al mio segnale, scatenate l’inferno ! E, nell’aria, un intenso profumo di vaniglia.
Le Seychelles sono il paradiso del dolce far niente, dell’ immersione totale in una natura dalla bellezza senza età, con scorci arcaici e magici che spuntano all’improvviso e fondali cristallini con i colori del mare che si fondono con il cielo.

Le influenze dei periodi coloniali  francesi ed inglesi sono evidenti: si guida come nel Regno Unito, e la popolazione parla, oltre al creolo detto seselwa, sia francese che inglese. Molte isole sono state privatizzate ed ospitano oggi lussuosi Resort, per chi vuole solo tranquillità.

Visitabili quasi tutto l’anno, bisogna comunque sottolineare che i mesi migliori sono ottobre-novembre e aprile-giugno. Noi siamo stati ad agosto: stagione secca, senza zanzare e umidità, con serate fresche. Sembrerebbe perfetto, ma c’è un piccolo neo: il mare non è ovunque quello delle cartoline, anzi, certe spiagge vi deluderanno. La presenza dei monsoni che soffiano da sud-est, fa sì che in molti posti sia difficile fare il bagno. Basterà comunque spostarsi su quel litorale dell’isola dove non ci sono correnti malvagie.
Il nostro soggiorno sarà sulle tre isole principali: Praslin, La Digue e Mahe, tre settimane di Islands Hopping, quel dolce saltare da un paradiso all’altro, alla ricerca della felicità.

Praslin e’ l’isola di Adamo ed Eva. Lunga circa 10 km e larga 3, nasconde quella bellezza primordiale soprattutto nel Parco Nazionale della vallée de Mai. Palme antiche si abbracciano festose mentre le lingue biforcute di un sole onnipresente cercano di farsi strada: la natura trionfa su una cinquantina di ettari di linfa, dove si può passeggiare tra begonie, felci giganti e alberi dalle cinquanta sfumature di verde. Ma questo parco è famosissimo per il Coco de Mer, il simbolo delle Seychelles, di cui parlerò più avanti.
Endemico è anche il cosiddetto pappagallo nero, che in realtà ha un piumaggio grigio-marrone scuro, così come molti altri uccelli dai nomi bizzarri, come il Pigliamosche del Paradiso, il merlo Gazza o la Sterna bianca (che cova, senza nido, tra i rami, mentre il maschio va a caccia di crostacei).
Nel 1768 i francesi sbarcarono a Baie St.Anne, il villaggio principale di quest’isola (la seconda delle Seychelles, con circa 4000 abitanti).

Il nostro viaggio parte dalla costa est, scelto come campo base perché ad agosto i monsoni lasciano intatto questo paradiso.
Anse Volbert: una lunghissima lingua di sabbia color vaniglia che si intinge nell’acqua con tonalità che vanno dal verde smeraldo al blu pastello. Sembrano gli ingredienti di un cocktail nelle mani di un esperto barman: chissà quale altra meraviglia verrebbe fuori se si potesse shakerare! Situata a sud est di Praslin, è il punto di partenza ideale per gli amanti delle immersioni. Due chilometri di pace: se la si percorre verso sud, alla fine, da piccole tane, in mezzo ad una sabbia fine come il talco, spuntano grandi granchi albini. La loro danza inizia con una meravigliosa coreografia, ma non lascia il tempo di una fotografia: timorosi verso gli estranei, corrono veloci a ripararsi dal presunto nemico.



E poi ci sono loro, bellissime, che si lasciano fotografare solo se poi  invierò loro la foto all’indirizzo della mamma….e mi ringrazieranno con un « thank you, merci ».

 

Poco oltre, nascosta dietro rocce di granito ed una fitta vegetazione lussureggiante, appare la piccola laguna di Anse Gouvernement, con le sue acque calde ed il mare che bacia la rena bianca come la  neve,  creando un effetto lattiginoso di commistione amorosa: “un petit paradis!”.

 

E di fronte, nel mare, una formazione rocciosa raggiungibile a piedi, una sorta di isoletta con un mix di rocce granitiche,  molto fotogenica.

 

 

Dietro la lunga spiaggia di Volbert ci sono anche alcuni negozi, ristoranti e qualche banchetto colorato che vende frutta locale.

 

 

 

La zona cosiddetta “Cote d’Or” e’ perfetta in estate, perché non arriva il monsone e quindi mare cristallino e niente alghe.

Tra i vari ristoranti di specialità creola, il mio preferito è il Cafe’ des Arts, un vero « pieds dans l’eau ». Per chi vuole solo un cocktail seduto su uno sdraio vista oceano oppure cena con un servizio impeccabile e la musica di sottofondo che arriva dalla zona « After dinner », dove sorseggiare il bicchiere della staffa o la tisana de la bonne et douce nuit!

 

 

 

Dal menù, ottime le zuppette di pesce o granchio (e immancabile latte di cocco) ed il pesce  al curry con aromatico riso allo zafferano. Ma chi mi conosce sa che sul cibo amo osare e se c’è una tipicità la devo assolutamente provare. Per prima cosa vi mostro il piatto, seguirà la curiosa descrizione

 

 

 

Alla carne in oggetto viene tolta delicatamente la pelle. Dopo essere stato svuotato completamente (lavoro certosino), e ben lavato, si passa alla marinatura in aceto, sale e chiodi di garofano. Ed eccolo, pronto a cuocere in un curry fatto con cipolle, aglio, zenzero, tamarindo, cumino e patate, ed il segreto dello chef. 

Il curry di pipistrello della frutta (o volpe volante) è una delizia creola. Il Kari Sousouri (Soucy Fruit Bat Curry) e’ ottimo. L’animale è considerato molto pulito poiché si nutre esclusivamente di frutta locale, fresca e matura al punto giusto. Per chi vuole conoscere il sapore, direi un pollo molto delicato e gustosissimo, ruspante, in agricoltura biologica, anzi molto più saporito.

Tipico piatto della festa dei nativi delle Seychelles (soprattutto perché necessita di una lunga preparazione). Parlando con donne del luogo, mi hanno detto che, a casa, loro lo cucinano soprattutto  con il chili o in civet.

Chi si trova in zona il mercoledì o il sabato non può mancare il Buffet Creolo del Ristorante Les Lauriers, un istituzione a Praslin. La formula perfetta per tuffarsi nei sapori di questa terra, con i profumi di ben tre continenti (Africa, Asia e quel tocco francese che fa molto chic) che si fondono in delicati piatti dai colori caldi ed il gusto intenso.

 

 

Anche se la popolazione predilige la carne, il pesce è indubbiamente l’alimentazione principale delle isole. Banchetti improvvisati appaiono dietro una palma: il pescato del giorno viene pulito e messo in bella vista in attesa di un compratore

 

 

 

 

Pochi chilometri a nord della Côte d’’Or, all’estrema punta di Praslin, sorge Anse Lazio : se alle palme e alla vegetazione tropicale aggiungiamo imponenti rocce granitiche, abbiamo costruito il quadretto perfetto. Non c’è da stupirsi che questa sia stata inserita tra le più belle spiagge del mondo. In passato alcuni turisti sono stati aggrediti da squali: per questo le autorità locali hanno messo una barriera, visibile dai galleggianti che sfiorano l’acqua. La spiaggia è meravigliosa al mattino presto fino alle 9:00, prima che i turisti mordi e fuggi arrivino di corsa, pronti a immortalarsi con i piedi sprofondati nella sabbia che sembra panna montata, con le onde spumose che si infrangono con lo stesso ritornello, e lo sfondo di fotogenici catamarani ancorati in rada.


 

 

 

Anse Georgette e’ una chicca, una delle più belle spiagge di Praslin. ci si arriva con un’escursione in barca oppure a piedi attraversando il Golf Resort Lemuria. Bisogna prenotare l’entrata (che è a numero chiuso): una email a info@lemuriaresort.com permette di essere inseriti tra gli ospiti con accesso gratuito alla spiaggia. Bellissima al mattino, quando le palme da cartolina creano quell’ombra da Eden. È la spiaggia perfetta tra maggio e novembre, quando soffia il monsone di sud-est, ed il mare è tranquillo, senza quelle forti correnti che si abbattono per la mancanza di una barriera corallina. Questa spiaggia da cartolina non ha strutture al di fuori del campo da golf, che ne fa una delle poche incontaminate delle Seychelles

 

Tornando da Anse Lazio si incontrano molte baie, come Anse Boudin, frequentata soprattutto da gente locale.

 

 

Oppure Anse Takamaka, bella spiaggia sabbiosa con ridenti palme e rigogliosi alberi Takamaka, da cui prende il nome.  Qui, dietro, incastonato nelle verdi colline, il Raffles Seychelles offre lussuose ville, con piscina privata. 

 

Anse Possession, poco più avanti, è un’altra spiaggia calma, lungo la strada, quindi facilmente raggiungibile.

Lasciata la costa e prendendo la strada interna si arriva alla Riserva Naturale Coco de Mai, una foresta di palme protette, endemiche delle Seychelles e diventate Patrimonio dell’Unesco, che producono quello strano frutto che esiste solo qui e che ha come caratteristica la somiglianza alle forme femminili. La palma record, che può raggiungere i 30 metri di altezza, produce il seme più grande al mondo (fino a oltre i 20 kg), ed è il simbolo delle Seychelles, oltre che di questa foresta preistorica.L’entrata ( 22€), ti catapulta in mezzo ad una natura incontaminata, tra altissime palme che producono il più grande seme del mondo, che come ho detto precedentemente, ha la forma del bacino della donna.

 

 

Il percorso si snoda su tre sentieri (itinerario breve, medio, lungo) per un’immersione totale in questa foresta vergine, con il sottofondo dei garriti dei pappagalli neri, che però non si riescono ad avvistare.

 


 

 

 


La costa ovest nel mese di agosto è presa d’assalto dai monsoni rabbiosi che deturpano il paesaggio. Per questo la bellissima Grande Anse delle cartoline appare come una vecchia sciatta, rattrappita, ingobbita da quel vento che alita voracemente:

 

anche gli uccelli combattono la loro giornata contro la violenza di un Eolo adirato.

 

 

Da Praslin è immancabile una gita a Curieuse, un’isola raggiungibile in meno di 20 minuti in barca da Plage Volbert. Dal 1833 alla metà del ventesimo secolo l’isola era sede di una stazione di quarantena per lebbrosi: oggi resta la vecchia casa del dottore trasformata in museo ed alcuni ruderi a ricordare quel periodo. Il primo nome dell’isola fu Isola Rossa, data dal colore della terra, anche se il nome attuale data già dal 1768. La quinta isola più grande delle Seychelles è un parco marino, una zona protetta. Le tasse di entrata (20€) sono destinate alla cura di piante ed animali, come le meravigliose e statuarie tartarughe giganti. Un sentiero di 1,5km in mezzo ad una natura incontaminata dove le mangrovie salutano il viandante mettendosi in posa (ben 6 delle 7 specie di mangrovie delle Seychelles vivono qui). Ma Curieuse attrae molti visitatori soprattutto perché questo è l’habitat di uno dei più docili e antichi animali: le tartarughe giganti spuntano da rocce di granito che emergono dalle spiagge.

Sornione e goffe, si muovono con disinvoltura, cercando qualcuno che le coccoli. La docile tartaruga allunga il collo rugoso, quasi come facesse le fusa, quando la mano di un uomo l’accarezza. Sono spettacolari nel loro habitat, felici di accogliere il turista con salamelecchi di benvenuto.

 

 

 

 


 

 

A Curieuse non ci sono costruzioni, solo quella natura sovrana che ti abbraccia nella meravigliosa passeggiata che porta fino alla baia di Badamier. La scarpinata inizia tra vivaci mangrovie, per poi proseguire tra una bella vegetazione dalle cinquanta sfumature di verde.


 

In cima, una vista mozzafiato della baia. Sembra l’isola dei naufraghi, quel luogo sperduto che il viandante del mare che ha perso orientamento, si trova davanti all’improvviso, dopo giorni di blu. Il miraggio di un tesoro, celato tra le mille sorprese di quest’angolo di natura intonsa.

 

A soli 15 minuti da Curieuse, l’isolotto di Saint Pierre e’ uno spot perfetto per lo snorkeling, così come l’area davanti al Resort La Réserve, un’altra chicca incastonata tra il verde. Di fronte al faro, c’è un corridoio nell’acqua color smeraldo, dove una fauna colorata sguazza serena.

 



 

Prima di lasciare Praslin, segnalo un altro strano Ristorante che ho amato. Il Coco Rouge Take Away Café, nella baia di St Anne, è una sorta di capanno in legno, molto rustico, ma famosissimo. Alle Seychelles è molto richiesto il Take away, anche perché ci sono più case in affitto che Hotel. Qui fish and chips (al modesto prezzo di 7€) è un’istituzione:  le chips di panfrutto (friy a pen) sono deliziose ed il pesce (malgrado l’aspetto del piatto poco accattivante ) ha una panatura leggera e fragrante che nasconde un cuore di filetto dalla bianca polpa succosa: una vera delizia. E per finire la torta casalinga alle banane. È possibile comunque anche consumare sul posto, seduti su panchine davanti a spessi  tavoloni di legno. E, verso sera un barbecue scoppiettante è pronto per soddisfare qualsiasi palato.

 

Venti minuti di navigazione e si arriva a La Digue. Fino a pochi anni fa fotogenici carri trainati da buoi alzavano lentamente la sabbia della via parallela alla spiaggia. Oggi pochissimi veicoli a motore, qualcuno elettrico e tantissime biciclette, caratterizzano una delle perle delle Seychelles, un microcosmo che sembra uscito da un libro di favole: casette perfette colorate o in vecchio stile creolo, che paiono dipinte,  in mezzo ad un verde surreale.

 

 

Il quadretto da appendere all’ingresso, per accogliere quell’ospite gradito.

Ma è proprio la bicicletta il mezzo più comune, che permette di partire alla scoperta di tesori, come Anse Source d’Argent, Grande Anse e Anse Sévère, spiagge da favola. Poco più di 10 chilometri quadrati di pura felicità, da gustare con i ritmi lenti.

 

Partendo dal piccolo porto dove arrivano i traghetti, a sinistra la stradina costiera inizia dolce fino al miglior Hotel di La Digue,le Domaine de l’Orangeraie, con un viavai di golf kart elettriche che portano i clienti. Se la posizione, direttamente sul mare, è sicuramente invidiabile, in realtà la spiaggia dell’hotel non è tra le più belle dell’isola.


 

 

 

In attesa di un tramonto, che, purtroppo in questo periodo non ha acceso il cielo (le nuvole scendono a tratti e, soprattutto verso sera) si possono sorseggiare ottimi cocktail, dal Virgin Colada (succo di ananas e latte di cocco), al Mango Champagne (champagne, purée di mango e succo di lime), a quello del giorno (frutta a gogo).

 

 

Subito dopo, la strada si inerpica tra una natura rigogliosa. A destra si vede il cimitero, una macchia di colore, con le piccole tombe bianche e fiori ovunque , anche se spesso sono di plastica.

 

Poco più avanti, appare Anse Sévère, una lunga sottile lingua di sabbia bianca come borotalco. Oltrepassata la vicina barriera, a 30 metri, questo è un luogo meraviglioso per lo snorkeling. In lontananza si vede Praslin.

 


 

 

 

Il mare è calmo in questa spiaggia protetta dalla barriera corallina, una delle mie preferite a La Digue, anche perché era semideserta.

E poi, dall’ombra di adorate palme, sbucano alcune tartarughe giganti dall’aria serena. Si spostano tranquille, incuranti della presenza umana, anzi felici di ricevere il grattino dal turista di turno. Meravigliose in quell’habitat naturale.


 

A Anse Severe ci sono un paio di chioschi che servono succhi e cibo veloce.

 


Poco oltre inizia la piccola salita che però si snoda su una strada panoramica, da dove si ammira un paesaggio fatto di lingue di rena spettacolari che escono da una natura incontaminata.

 

Anse Patates, è una spiaggia pittoresca, una chicca, però, non essendoci barriera corallina, il mare scende subito in profondità, quindi è adatta a provette ondine.

 

Anse Gaulettes: coralli e granito in un fondale poco profondo. La spiaggia è ottima con la bassa marea, ma diventa molto pericolosa con l’alta marea, poiché forti correnti creano onde alte adatte solo ai nuotatori più esperti.

 

Anse Grande Roche: nel periodo dei monsoni le onde sono alte. Se poi, come noi, ci capiti in alta marea, la spiaggia è una sottilissima lingua di sabbia. Anche qui la strada corre parallela alla spiaggia

Anse Banane. Una piccola spiaggia, meno spettacolare di altre, ma dall’atmosfera un po’ rétro, anche perché la rena è un misto di coralli e sabbia. Ed ha una bella vista su ben 4 isolette. Qui c’è un ristorante fantastico: Chez Jules fa un polpo eccezionale, da gustare con una vista mare pieds-dans-l’eau! E per chi non ha fame, i succhi naturali di frutta fresca, dal lime alla papaya, dall’anguria alla banana, sono buonissimi.


 

Anse Fourmis è l’ultima raggiungibile, perché, dopo, la strada finisce. La spiaggia ha splendidi alberi Takamaka (albero molto diffuso nelle Seychelles, dal fogliame prestante e fiori profumati), che creano quell’ombra ideale al relax, anche se è una spiaggia poco frequentata per la sua posizione appartata, ed anche perché con la bassa marea l’acqua è troppo bassa, mentre con l’alta marea la corrente può essere pericolosa.

Chiudo qui la prima parte di questo viaggio alle Seychelles. La seconda ripartirà dal molo e percorrerà l’isola verso sud, prima la parte occidentale, con una delle più belle spiagge del mondo, Anse Source d’Argent, poi fino a Grand Anse . A prestissimo con Seychelles (seconda parte)

2 pensieri riguardo “Seychelles (prima parte)

  • 24 Agosto 2021 in 01:41
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    That was quite a blog entry, I guess you traveled alone or did you have a guide ?

    I have seen tortoises that big, the oldest one I ever saw was 122 years old and he was a strong old boy, just pushed through everything in his way

    Like you, I love sea food and it dont get any fresher than what you ate, never heard of fruit bat curry, there dont seem to be much meat on them, but it looked good

    Happy travelling to you

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    • 26 Agosto 2021 in 15:21
      Permalink

      Hi Derrick, yes Giancarlo and I traveled alone: it’s very easy to Islands Hopping in Seychelles. Everything is lovely, turtles, beaches, food…a tiny paradise. Hope you are fine. Happy travels to you

      Rispondi

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