Corea del Sud (prima parte: da Seul a Mokpo)

 

Ci sono molti paesi dalla storia complessa e travagliata. La Corea del Sud è diventata nazione solo nel 1953, in seguito ad un armistizio che ha diviso formalmente la penisola in due, creando anche una zona cuscinetto, decisamente misteriosa (DMZ). Un paese molto particolare, che mette insieme la tradizione, con i palazzi, i giardini imperiali, le sale da tè e gli antichi costumi, da una parte e, dall’altra, la tecnologia di una città all’avanguardia come Seoul, che sfida le grandi capitali del mondo, con i suoi ristoranti di alta cucina, le boutique alla moda ed il lancio di nuove tendenze  

Fuori città, l’immersione nella cultura del paese diventa ancora più interessante ma anche più difficile, perché pochissimi parlano inglese e le scritte sono in coreano. Ma, se ci si abbandona all’avventura, si scoprirà un paese ricco di sorprese gradevoli.

Aprile è un buon mese per visitare il paese, lasciato l’inverno alle porte e senza quel turismo di massa che a maggio assale le strade per celebrare il mese della famiglia ed il compleanno di Buddha.

Oggi, la Corea vive un momento di gloria, grazie ai giovani, che sognano di conquistare l’Europa e non solo.

La Corea del Sud è anche conosciuta per il livello di stress spaventoso dovuto al numero di ore lavorate (52 a settimana??), ma anche all’alta competitività. Si fa fatica ad immaginare una società sotto forte pressione, decisamente in contrapposizione ai tempi buddhisti,  che,  invece, sono simbolo di tranquillità e pace.

Il mio viaggio di un mese sarà l’opposto, un tranquillo girovagare per il paese, con i ritmi lenti da viaggiatore.

 

 

 

Seul è una capitale di oltre 10 milioni di abitanti, dove i grattacieli si inchinano alle vecchie case d’epoca e ragazzi con l’abito tradizionale mangiano street food con ragazzi vestiti con l’ultima collezione dello stilista di moda.

Seul è la metropoli, un po’ New York, un po’ Tokyo, un po’ Parigi.  Anche se le distanze delle attrazioni turistiche sono lontane, non vi preoccupate: la metropolitana è efficiente, copre un’area molto estesa, e diventerà velocemente il miglior modo per spostarsi, evitando il traffico su terra, esasperante, come ogni capitale.

Io ho scelto di stare a Myeongdong, perché è il luogo più vivace H24. Non amo avere orari quando viaggio in solitaria, e non c’è niente di più bello, che decidere all’ultimo minuto di andare in un ristorante, fare una passeggiata, mangiare un gelato, andare a teatro, o semplicemente sedersi ad un caffè per osservare il passeggio, e poterlo fare facilmente, uscendo dall’hotel, a qualsiasi ora.

I templi buddisti si specchiano in moderni grattacieli, e ragazzi usciti dall’ultima sfilata di moda chiacchierano con coetanei che indossano l’antico abito tradizionale.

 

 

Uno skyline in continua evoluzione, perché nuovi grattacieli spuntano come funghi: un occhio al passato con l’ansia di anticipare il futuro.

 

 

 

La perfetta fusione tra antico e moderno, così marcata, che è difficile ritrovarla in un altro paese. E’ come se a Roma ragazzi vestiti da gladiatori sedessero accanto a coetanei vestiti Gucci.

“It’s a Gangnam style”: nel 2012 la canzone del rapper coreano fece conoscere al mondo una nazione fino allora  poco nota. Quella che era satira nei confronti di uno stile di vita sfarzoso e mondano di un quartiere residenziale, ha dato inizio a quella corean wave che oggi è capitale della cultura giovanile. Le più note case di moda europee scelgono testimonial coreani e alcune addirittura hanno scelto Seul per presentare le loro collezioni 2024. Oggi la Corea ha dimostrato una grande capacità di mescolare gli elementi tradizionali e moderni, in modo innovativo e con una creatività che sta coinvolgendo tutti i giovani del resto del mondo che seguono le mode. Provate a scrivere “K-fashion” su un qualsiasi social: vi appariranno volti coreani, a conferma di un paese che ha l’obiettivo di diventare il più importante esportatore di cultura popolare.

 

Il quartiere di Myeongdong è vivace sia di giorno che di sera, quando lo street food invade le strade dello shopping e tutti si ritrovano.

 

 

Una breve passeggiata porta a Namsangol Hanok village, un parco ristrutturato negli anni 1990. Luogo prediletto di nobili che venivano qui a passeggiare e comporre poemi. Oggi la gente continua a venire in questa oasi, anche per vedere alcune case tipiche ricostruite e visitabili come un museo.

 

 

 

 

In lontananza la Namsan Tower, la torre delle comunicazioni, simbolo della città

 

 

Ma uno dei quartieri che più ho amato è Bukchon Hanok Village, che ospita centinaia di case tradizionali, chiamate Hanok, che risalgono alla dinastia Joseon.

Oggi, passeggiare per Bukchon, è un’immersione nella cultura coreana. Alcune case sono diventate ristoranti, sale da tè, centri culturali, ma molte sono rimaste private.

 

 

 

Per questo, la visita del quartiere deve rispettare le regole del silenzio dopo una certa ora. L’Hanok ha un concetto progettuale specifico: il benessere dell’uomo è legato all’ambiente che lo circonda. Queste costruzioni risalgono al XIV secolo, ai tempi della dinastia Joseon. Minacciate nella storia, prima dalla guerra di Corea (1950-53), e poi, negli anni settanta, quando Seul inizia a realizzare i grattacieli, sono meravigliosamente sopravvissute. Tutto ciò che era naturale all’epoca (il legno, l’argilla e la pietra), viene improvvisamente sostituito da cemento e acciaio. Fortunatamente molte costruzioni tradizionali sono rimaste intatte ed oggi appaiono come perle in un mare aperto. Eco-friendly, rigorosamente costruite secondo i principi del Feng Shui e del “baesanimsu”, quel semplice concetto che conferma la posizione ideale di una casa armoniosa, con le montagne alle spalle ed il fiume di fronte. Tetti spioventi, telaio in legno, materiali naturali, tutto all’insegna del bon vivre. Ma la genialità di queste abitazioni è anche il sistema di riscaldamento che consiste nell’inserimento di uno strato sottile di pietra, riscaldato da una fornace, nel pavimento. Con pochi pezzi di legno bruciato si può così scaldare un’abitazione per quasi 30 ore. Il tetto ed i muri sono poi coibentati  dall’ argilla che salva dall’umidità. Le trovo geniali, oltre che bellissime.

La mia prima passeggiata nel quartiere purtroppo è stata fatta in una giornata uggiosa, per questo sono voluta tornare alcuni giorni dopo, per rivivere la magia del luogo.

 

 



 

 

 

A rendere ancora più bella l’atmosfera, ci sono amiche o coppie che affittano abiti tradizionali, nei vari negozi all’entrata del quartiere, e poi sfilano tra le viuzze.


È qui che ho saputo che i coreani amano affittare vestiti tradizionali in tutti i luoghi storici del paese, per poi fare selfie da pubblicare sui social : una vera mania.

Non solo coreani, ma anche stranieri, che cercano di immedesimarsi in personaggi dell’epoca

È così che ho conosciuto questa simpatica coppia di birmani e queste effervescenti signore americane.

 

Seguendo le rive del fiume, con una piacevole passeggiata,

 

 

si arriva a Namdaemun Market, enorme mercato dove si trova di tutto, dalle stoffe (con relativi sarti pronti a confezionarvi il capo dei vostri desideri) a negozi di spezie, abbigliamento, fino al meraviglioso cibo, preparato sul momento.

 

 

Pancake di verdure o pesce, soffici torte di burrosa pasta sfoglia con marmellata di fragole, gnocchi di riso che galleggiano su un un sugo di pesce, polpo alla griglia, ecc. .

 

 

 

 

C’è una lunga coda , intorno ad un grande tavolo. La gente attende il proprio turno, prima di potersi sedersi sulla panca. Un religioso silenzio con l’acquolina in bocca.

Lei, la “diva di Netflix “ è lì, con “le mani in pasta”, e regala sorrisi ai suoi ammiratori, mentre le sue veloci mani lavorano con gran maestria.

 

 

Oltre alla pasta, tagliata al coltello, che poi verrà cotta in brodo, assaggiate i ravioloni, con la sottile sfoglia che si scioglie in bocca, ed il ripieno di gran bontà.

 

 

Continuando il passeggio, all’improvviso appaiono loro, gli altezzosi grattacieli,  che si mischiano ad opere d’arte in ricordo della storia della nazione.

 

 

 

 

 

Quando le distanze sembrano lunghe, basta infilarsi in una metropolitana, e prendere una delle efficienti linee che scorrazzano per la grande città. La vita nel sottosuolo è vivace, ci sono grandi centri commerciali e televisioni che trasmettono programmi ed informazioni

 

 

 

E poi si arriva davanti allo splendido palazzo Gyeongbkgung.

Ad anticiparlo, un lungo e largo viale, e la Gwanghwamun Square, dove sorge la statua di King Sejong The Great, il quarto re della dinastia Joseon che regno dal 1418 al 1450,  Carismatico creatore dell’alfabeto coreano.

 

 

Poco distante la statua dell’ ammiraglio Yi Sun-sin, un eroe di guerra del XVI secolo

Arrivati al palazzo, al mattino , si assiste al cambio della guardia. 

 

 


 

 

 

I Coreani vagano per i meravigliosi cortili nei loro costumi tradizionali, alla ricerca dello scatto migliore

 

 


 

 

É ora di parlare dei giovani, che sono davvero tanti per le vie di Seul.

Capelli liscissimi e lucenti, lunghi, sfiorano una pelle color latte. Occhi a mandorla con lenti colorate che allargano la pupilla e accentuano lo sguardo, labbra ben segnate. I coreani, ed in particolare  le coreane, curano l’estetica in modo quasi ossessivo. La K-Beauty va di pari passo con la K-Pop e la K-Fashion….oggi la Corea del Sud è all’avanguardia nel lancio delle mode.

Le coreane sono ossessionate dalla cura della pelle: K-Beauty significa “stratificazione “ ed è per questo che la routine quotidiana di una giovane ha un lungo rituale. Per avere una pelle di porcellana, si usa la tecnica del « layover »che è composta da almeno 10 step… Nella pulizia giornaliera del viso i prodotti vengono stratificati, per far sì che la pelle assorba una gran quantità di attivi.  Insomma un lungo e metodico programma giornaliero di cura del viso, che finirà poi con l’applicazione di una potente protezione solare perché l’obiettivo è mantenere la pelle color latte e più giovane possibile. Ecco che le vie delle città sembrano piene di giovanissime, o magari meno giovani, ma, certo,  è estremamente difficile dare un’età ad un viso da bambola di porcellana. Anche perché a pochi passi c’è Sinsa, un quartiere conosciuto per l’industria della chirurgia estetica, famosa in tutto il mondo. Gli interventi più richiesti sono l’ingrandimento degli occhi (si vedranno molte ragazze con lenti a contatto colorate con la pupilla enorme), l’ ingrandimento del seno (tutti i negozi di lingerie espongono reggiseni imbottiti) e la modifica della bocca (con quella forma a cuore pulsante e le fossette ai lati, alla ricerca del sorriso eterno).

 

 

 

Un’attenzione alla cura del proprio aspetto fisico che coinvolge anche gli uomini:  un taglio di capelli da uomo “alla moda” costa 250€ (ci sono mesi di attesa per la prenotazione)

 

 

 

Sono tantissimi i negozi di creme e prodotti per viso e corpo. Nei negozi vanno a ruba le maschere di bellezza per ogni parte del corpo:

 

 

 

La rincorsa alla perfezione estetica sta coinvolgendo una generazione, che poi si vede in giro per le città, con una dipendenza da internet e dalla tecnologia. Ovunque, dalla metropolitana agli autobus, e anche nelle città più piccole, nelle strade, ho visto molte ragazzine con gli occhi fissi su un cellulare (soprattutto in metropolitana, dove, nelle ore di punta è più facile spiare la persona che ti sta accanto) intente a cercare informazioni sugli ultimi prodotti di bellezza, o i nuovi reggiseni imbottiti, o filmati su come fare il selfie perfetto, mettendo in tensione la giugulare e posizionando la lingua sotto il lato superiore per far sì che le piccole rughe di espressione intorno alla bocca, si appiattiscano fino a creare quello sguardo perfetto, uguale ad altre mille, ma senza difetti. Insomma, un desiderio di totale perfezione ed omologazione. Ho  letto (e me lo ha confermato un’amica che lavora e vive a Seul da quattro anni), che c’è una ricerca all’uniformità in tutto: stessi abiti, stesse pose, stessi sorrisi e chissà, forse anche…. stesse lacrime!

Le città pullulano di negozi aperti H24 dove fare i selfie. Non c’è nessun venditore, si entra, si sceglie fra i vari gadget a disposizione: occhiali di fogge e colori diversi, acconciature per capelli, trucchi di vario genere… tutto messo a disposizione. Dopodiché si paga la prestazione, semplicemente infilando le banconote in una scatola….e via…. Alla ricerca spasmodica dello scatto perfetto, da inoltrare sui social per l’approvazione che confermerà il momento di gloria e quindi la sublimazione della felicità.

 


 

 

 

Poi ci sono gli indovini ed i cartomanti:  i negozi pullulano,  anche nelle città più piccole. Per pochi dollari vi verrà letto il futuro con i tarocchi

 

Prima di lasciare Seul, vi consiglio un giro nella famosa libreria Starfield, che si trova nel quartiere Gangnam: meravigliosa!

 


Viaggiare per la Corea è molto semplice, ci sono treni ed autobus, molto efficienti. Ho preferito questi ultimi, non perché più economici, ma perché amo vedere il paesaggio più lentamente. Gli autobus sono molto confortevoli, con sedili spaziosi, reclinabili fino quasi a diventare letto e con molti plus, tipo carica telefono e radio con cuffiette.

 

Jeonju si raggiunge in tre ore di autobus da Seul. Oltre ad essere famosa perché fu la capitale del regno Baekje e città natale della grande dinastia Joseon, è anche conosciuta perché qui è nato il bibimbap, il più famoso piatto coreano. Il Bap è un prodotto alimentare coreano che si ottiene facendo bollire i cereali (orzo, miglio, riso, sorgo, fagioli o altro), finché l’acqua non si esaurisce. A questo punto si aggiungono carne o verdure o frutti di mare o altro, poi olio di semi di sesamo, e pasta (o salsa di soia) : ecco pronto il bibimbap. Il segreto dello chef? Non lo so ma vi confermo che la cucina coreana è piccantissima, ed ha un gusto particolare.

 

 

 

 


Per vivere l’atmosfera di Jeonju, consiglio di pernottare nel villaggio Hanok, dove si trovano circa 700-800 case tradizionali in legno, con i loro caratteristici tetti spigolosi. La parte vecchia della città è un museo a cielo aperto. Molte case sono state trasformate in atelier, ristoranti, caffè, luoghi di giochi per bambini, insomma tutto ciò che può far divertire una famiglia intera.

 

 

A questo proposito si trovano anche: chioschi con cartomanti, negozi che affittano vestiti tradizionali, luoghi dove agghindarsi e fare selfie da postare sui social, e macchinette automatiche che, con poche monete, ti annunciano gioie o dolori, espressi in un bigliettino dentro una palla di plastica.

 

 

 

A Jeonju è bello camminare senza meta, allontanandosi dalle due vie principali, talmente turistiche da sembrare quasi un luna park. Dietro ai ristoranti e agli hotel, ci sono le strade dove abita la gente locale. Belle auto sono parcheggiate davanti a case finemente ristrutturate, Hanok splendidi, anche sotto una noiosa pioggia primaverile.

 

 

 

 

 

 


Camminando, si passa davanti a quella che è stata un’importante scuola per studenti di famiglie benestanti ed oggi è ancora aperta per lezioni di confucianesimo, o per matrimoni (Jeonjuhyanggyo School)

 

Nel cortile ci sono due enormi alberi di ginko.

 

 

La passeggiata continua in salita verso Omokdae, una dolce collina dalla quale si vede l’intero villaggio.

 

 

 

 

Poco fuori dal centro “storico”, la cattedrale di Jeon-dong, costruita per ricordare i sacerdoti e missionari che hanno perso la vita mentre cercavano di portare la loro religione nel paese, durante il periodo della dinastia Joseon.

 

 

 

Una visita al mercato di Nambu, propone street food : non siamo però al bel mercato di Seul, qui è tutto in dimensione ridotta e meno invitante. Se siete delusi dal cibo e avete bisogno di dolcezza, vi suggerisco di fermarvi da  PNB, una pasticceria locale, la cui specialità è la Choco pie, due strati di soffice pan di Spagna al cioccolato che chiudono come un biscotto un cuore di marmellata e panna. Una vera bontà!

 

Ma Jeonju mi riserva altre due sorprese. Poco oltre l’Hanok Village, si trova il Jaman Village, un borgo  collinare, diventato famoso per i murales, dipinti da talentuosi artisti locali.


L’altra è a circa due chilometri dal centro ed è particolarmente interessante in questo periodo. Il parco di Wansachilbong  è uno straordinario polmone verde che sovrasta la città. La bella passeggiata profuma di linfa. In aprile, il paesaggio si tinge di colori accesi. L’esplosione della fioritura di ciliegi di vari colori, azalee reali, fiori di melo ed altri, è una meraviglia di madre natura.

 

 

passeggiando per la città di sera può capitare di trovarsi in un giardino, con danzatrici locali ed un’orchestra: uno splendido concerto gratuito.

È ora di partire per il sud, con un altro autobus, che  mi porterà nel poco fotogenico porto di Mokpo, da dove mi imbarcherò sul traghetto per partire alla scoperta dell’isola di Jeju.
Mokpo è il classico porto incolore. L’unico interesse e’ perché da qui partono i traghetti per le isole. Girovagando per il paese si trovano molti ristoranti che espongono vasche con pesci. Sembra un ottimo posto per pranzare. Attenti però ad ordinare, perché qui nessuno (o quasi) parla inglese, e le fotografie dei piatti, un po’ datate ed ingiallite, ingannano. Ecco che quello che sembrava un piatto di pasta con frutti di mare, si rivelerà come germogli conditi con una immangiabile salsa piccantissima ed amara e qualche pezzetto di pesce,  con tanto di lisca.

 

Vi lascio qui e vi aspetto per la Seconda parte della mia Corea del Sud. Vi porterò sull’isola di Jeju, poi nella “Miami” della Corea, e dopo un giro nell’antica capitale andremo a curiosare nella DMZ, la striscia al confine con l’altra Corea, quella più misteriosa.

A presto

 

 

 

 

3 risposte

  1. Grazie Lauretta, i tuoi racconti di viaggio sono straordinari, riesci a cogliere perfettamente lo spirito del luogo e a farci viaggiare con te!

  2. Grazie Lauretta, i tuoi racconti di viaggio sono straordinari, pieni di vita e di colore, intelligenti, profondi, interessanti, acuti, esattamente come sei tu!

    1. Grazie a te, i tuoi commenti mi riempiono di gioia perché sono felice quando riesco a trasmettere le mie sensazioni di un luogo. Grazie ancora

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