Il mio viaggio in Cina comincia da Hong Kong, con una breve sosta, giusto il tempo di ritrovare una delle baie più spettacolari del mondo e lasciarmi avvolgere ancora una volta dalla sua energia inconfondibile. Davanti a me, una foresta di vetro e acciaio si innalza verso il cielo, simbolo di una modernità vertiginosa.
una passeggiata con il naso all’insù
Poco più in là , tra vicoli e quartieri nascosti, antichi templi custodiscono silenziosamente secoli di storia e tradizioni.
Purtroppo, le giornate uggiose e la pioggia hanno nascosto gran parte di questa bellezza, rendendo le fotografie molto meno suggestive di quanto avrei voluto. Ma Hong Kong rimane questo: un luogo di contrasti straordinari, dove il futuro corre veloce tra i grattacieli e il passato continua ostinatamente a respirare.
Il treno per Guilin vola,
efficiente come le hostess che passano a vendere il cibo con la dolcezza tipica di molte ragazze cinesi, mentre dal finestrino scorrono paesaggi che alternano grossi villaggi a risaie e montagne verdi dalla forma di immensi panettoni.
Le risaie disegnano geometrie perfette, interrotte qua e là da piccoli appezzamenti coltivati e case dai tetti scuri. Poi, quasi all’improvviso, emergono le montagne: guglie e colline tondeggianti, avvolte nella foschia, che sembrano posate una accanto all’altra come in un paesaggio dipinto.
Più ci avviciniamo a Guilin, più il paesaggio diventa irreale. La nebbia si appoggia sulle montagne, sfumandone i contorni e trasformando ogni scorcio in una pennellata cinese. È proprio qui che comincio a intuire la magia di questo angolo di Cina: una terra in cui acqua, risaie e montagne sembrano essere stati disegnati insieme, secondo un equilibrio perfetto.
Da Guilin a Yangshuo ci muoviamo in autobus, lasciandoci lentamente alle spalle la città .
Yangshuo appare quasi come un piccolo teatro naturale incastonato tra queste montagne. Il fiume Li scorre placido ai suoi piedi, mentre le colline si riflettono nell’acqua creando uno dei paesaggi più iconici della Cina. Sulle rive, agricoltori, pescatori e piccoli villaggi raccontano una vita ancora profondamente legata al fiume.
È difficile non fermarsi a guardare: qui la natura non fa semplicemente da sfondo, è la vera protagonista.
Iniziamo dal centro pedonale, cuore vivace di Yangshuo, anche se purtroppo la pioggia e il cielo uggioso non ci abbandoneranno per nessuno dei quattro giorni trascorsi in questa zona. Un vero peccato, perché la luce limpida e il cielo azzurro avrebbero esaltato ancora di più il paesaggio spettacolare che ci circonda.
La famosa West Street è un susseguirsi di negozi, ristorantini, bancarelle e piccole botteghe, dove la Cina tradizionale convive con un’atmosfera sorprendentemente internazionale. Tra lanterne rosse, insegne luminose e musica che arriva dai locali, la strada si anima soprattutto al calar della sera.
È un luogo decisamente turistico, molto diverso dai villaggi rurali che incontreremo nei giorni successivi, ma conserva comunque qualche scorcio interessante: antichi edifici dalle facciate in mattoni, cortili nascosti e piccoli vicoli che si aprono improvvisamente sulla vita quotidiana della città .
La sera, sul fiume Li, sotto le montagne carsiche illuminate dalla notte, va in scena Liu San Jie, uno spettacolo immersivo che fonde musica, luci e tradizioni locali. Decine di barche scivolano sull’acqua mentre centinaia di interpreti emergono dal buio, trasformando il fiume e le montagne di Yangshuo in un gigantesco palcoscenico naturale. Un’esperienza suggestiva in cui il paesaggio stesso diventa parte dello spettacolo.
Appena fuori Yangshuo, la Cina cambia volto. Alle spalle restano il traffico, le insegne luminose e le strade affollate; davanti si apre un paesaggio che sembra uscito da un antico dipinto a inchiostro.
È qui che scorre placido il fiume Yulong, un affluente del più celebre Li River, attraverso una campagna modellata dall’acqua e dal tempo. Dalle risaie emergono improvvisamente centinaia di picchi carsici, montagne dalla forma impossibile, appuntite e verticali, come giganteschi denti di pietra che affondano le loro radici nella pianura verde.
Il Li River è il protagonista assoluto.  Non è un fiume spettacolare nel senso convenzionale del termine. Non precipita tra rapide, non attraversa canyon vertiginosi, non ha la potenza visiva di un grande corso d’acqua tropicale.  La sua forza è un’altra: la lentezza.  L’acqua scivola tra le montagne e riflette il cielo con una superficie quasi immobile. Quando passa una piccola imbarcazione, la scia rompe per qualche istante la perfezione del riflesso e poi scompare.
Le tradizionali zattere di bambù sono diventate ormai una delle immagini simbolo della zona.
Salire su una zattera e lasciarsi trasportare dalla corrente significa entrare lentamente in questo mondo sospeso. Non c’è fretta. Il barcaiolo spinge l’imbarcazione con un lungo palo e ogni movimento sembra rallentare il tempo. L’acqua scorre silenziosa sotto di noi, mentre sulle rive scorrono boschetti di bambù, piccoli villaggi, campi coltivati e antichi ponti di pietra.
Le montagne cambiano continuamente forma. Una sembra un animale addormentato, un’altra una torre medievale, un’altra ancora una gigantesca onda pietrificata. La nebbia e le nuvole basse, così frequenti in questa parte del Guangxi, rendono il paesaggio ancora più irreale: le cime appaiono e scompaiono lentamente, come fantasmi verdi emersi dalla foschia.
Qua e là la vita rurale continua con la stessa lentezza del fiume. I contadini lavorano nelle risaie e le donne lavano i panni.

È una Cina lontana dalle megalopoli futuristiche, dove il ritmo sembra essere rimasto legato alle stagioni e al corso del fiume.
La zattera supera piccoli sbarramenti d’acqua con brevi scivolate e qualche spruzzo improvviso, rompendo per un istante la quiete del viaggio. Poi tutto torna silenzioso.
E mentre il fiume Yulong continua il suo percorso tra i picchi carsici, diventa facile capire perché questo angolo della Cina abbia ispirato per secoli pittori e poeti: qui il paesaggio non sembra semplicemente bello. Sembra impossibile.
Come se la natura avesse deciso di creare, nel cuore del Guangxi, il suo più grande dipinto.
La navigazione termina a Xingping, un antico villaggio che oggi è diventato una delle immagini più riconoscibili della Cina rurale, meta di viaggiatori arrivati da ogni parte del mondo, anche perché il suo sfondo appare sulla banconota da 20 yuan.
Le sue stradine strette, le case tradizionali e le piccole botteghe raccontano una Cina antica.
Ma è soprattutto quando il sole comincia a scendere dietro le montagne che il paesaggio, fuori dal paese, assume un’atmosfera quasi irreale e arriva la magia.Â
L’aria è fresca e umida, impregnata dell’odore di acqua e vegetazione bagnata. Una sottile foschia scivola sulla superficie del fiume, mentre le montagne carsiche di Xingping emergono lentamente dalla nebbia, come gigantesche sentinelle.
L’acqua è color giada, quasi immobile. La zattera di bambù la sfiora appena, lasciandosi dietro un leggero fruscio e piccole onde concentriche. Ogni tanto, il silenzio viene spezzato dal tonfo improvviso di un remo o dal richiamo rauco di un cormorano.
Il pescatore rimane in piedi, immobile. I suoi piedi nudi sentono il bambù umido e scivoloso sotto di sé. Accanto a lui, i cormorani attendono pazienti, le piume scure lucide di acqua.  Poi un gesto.
Gli uccelli si tuffano contemporaneamente. Il loro corpo nero scompare sotto la superficie con un rapido schiocco d’ali; per qualche secondo resta soltanto un cerchio di increspature sull’acqua. Poi riemergono, scuotendo le piume e stringendo il pesce nel becco.
La zattera continua a scivolare. Il profilo delle montagne si riflette nel fiume, deformato appena dalla corrente; sulle rive, il verde intenso della vegetazione sembra affondare nell’acqua.
Seduta lì, avverto il calore umido sulla pelle, il profumo della vegetazione, il lento rollio della zattera sotto i piedi. E mi accorgo che il fiume non è soltanto un paesaggio da osservare: è qualcosa che si ascolta, si respira e si sente sulla pelle.
Per qualche istante, uomo, cormorani, bambù e acqua sembrano muoversi secondo lo stesso ritmo.
A Xingping, il Li Jiang racconta ancora una storia antica: quella di un fiume che nutre, di uomini che lo conoscono intimamente e di uccelli che, da generazioni, condividono con loro il segreto della pesca.
Per secoli, questa è stata una delle tecniche di pesca più caratteristiche della regione: i cormorani si immergevano nelle acque del Li River e tornavano in superficie con i pesci nel becco.
Oggi, però, questa tradizione è sempre più rara e, in molti casi, sopravvive soprattutto come testimonianza culturale e come immagine iconica per i visitatori.
Vicino al centro di Xingping, le tradizionali zattere dei pescatori con i cormorani sono diventate un vero e proprio set cinematografico. Giovani in abiti tradizionali salgono sulle piccole imbarcazioni, ma la pesca sembra ormai l’ultima delle loro preoccupazioni: cercano la luce perfetta, studiano la posa, cambiano espressione e scattano senza sosta.
Il contrasto è quasi surreale: costumi di un’altra epoca, montagne millenarie e cormorani addestrati da generazioni fanno da sfondo a pose studiate, selfie e video per TikTok. Tra influencer e aspiranti star dei social, l’antica immagine del pescatore sul Li Jiang si trasforma in una scenografia contemporanea, dove la tradizione diventa spettacolo e il fiume, ancora una volta, il palcoscenico.
Un’ultima passeggiata, stavolta tra le colline verdi della periferia, prima di lasciare questo paesaggio.
Domani mi aspetta una trasferta che attendo da molto: Chongqing. Una città che sembra uscita da un romanzo di fantascienza, cresciuta a una velocità vertiginosa fino a diventare una metropoli di oltre 32 milioni di abitanti.
Dalle colline silenziose alla giungla di cemento, dai piccoli villaggi alle montagne di grattacieli, Chongqing è forse uno dei luoghi in cui la trasformazione della Cina appare più spettacolare.  Domani entrerò in questo labirinto verticale, sospeso tra montagne e fiumi.
Chongqing è la città che ha trasformato la vertigine in un modo di vivere.  Ci sono città che si lasciano capire lentamente.  Chongqing no, ti investe, ti prende appena arrivi e ti costringe a guardare in alto: torri di cemento che sembrano nascere direttamente dalle montagne, ponti sospesi nel vuoto, strade che salgono e poi scompaiono dentro un grattacielo. Scale, passaggi, tunnel, metropolitane e quartieri nascosti si sovrappongono in una città dove è difficile capire dove finisca la terra e dove cominci il cielo.   A Chongqing anche un indirizzo può diventare un’avventura.
Sono arrivata aspettandomi una delle tante gigantesche metropoli cinesi. Ho trovato invece una città quasi irreale, cresciuta in verticale, dove il futuro sembra essere arrivato prima del resto del mondo e, allo stesso tempo, il passato continua ostinatamente a vivere tra vicoli, templi e vecchie case.
Una città caotica, spettacolare, sorprendente.
Una città che non si limita a essere vista: ti disorienta, ti affascina e alla fine ti conquista.
Presto vi porterò dentro questa incredibile metropoli, tra i suoi angoli più insoliti e quelle immagini che sembrano uscite da un film di fantascienza.
Chongqing:  Una città che bisogna vedere per credere.
A breve, nel mio prossimo blog.
Stay tuned.






























































